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Sulla coscienza dell’UE da Nobel il povero Damian Florin

Sulla coscienza dell’UE da Nobel il povero Damian Florin
di Alfonso Liguori

Un cittadino romeno di 55 anni, Damian Florin, che lavora in Italia come camionista, attualmente disoccupato, con una moglie e una bambina piccola da mantenere, si è dato fuoco nella piazza antistante il Quirinale. Subito soccorso dalle forze dell’ordine che davanti la Presidenza della Repubblica prestano servizio, è ricoverato in ospedale in gravi condizioni.
Questa la notizia rimbalzata su tutti i media oggi pomeriggio. Ma questa notizia contiene un errore, involontario, ma un errore.
L’uomo che si è cosparso di alcool e poi dato fuoco con un accendino, simbolicamente davanti a Giorgio Napolitano, è residente a Pinerolo, in Piemonte, lavorava, prima del licenziamento, con una ditta di trasporti, la Arcese di Arco, vicino Trento, e proprio al “nostro” presidente della Repubblica aveva scritto in occasione del suo allontanamento dal lavoro. Il Quirinale aveva prontamente segnalato il caso ai servizi sociali torinesi.
Ma non basta. Dalla nota emessa dallo stesso Quirinale dopo il doloroso incidente si legge che “È stato intanto accertato che il signor Damian, affetto da uno “stato ansioso depressivo reattivo”, aveva già dato luogo a proteste davanti al Parlamento europeo di Bruxelles, alla Corte europea di Strasburgo e nei confronti di uffici diplomatici rumeni, organi giudiziari, organizzazioni sindacali e organi di stampa, sostenendo di essere stato ingiustamente licenziato da parte di una azienda di autotrasporti”.
Dov’è l’errore?
Damian Florin non è Rumeno, Damian Florin è Europeo; per quanto assurdo possa sembrarci egli è un vero esempio della favola europea raccontatoci per anni e alla quale già in troppi ormai non credono più. Damian infatti è nato in Romania, ma è italiano a tutti gli effetti, vive e lavora qui, qui cresce i suoi figli e quando ha un problema non scrive al presidente del suo paese di nascita, ma al nostro presidente. E non basta: Damian Florin, quando vuole protestare va a Strasburgo e va a Bruxelles; egli non è più un cittadino rumeno emigrato in Italia, egli è un vero cittadino europeo.
E come vero cittadino europeo, Damian è perfettamente parte del meccanismo. Emigra in cerca di lavoro, lo trova, sogna una vita normale, si sposa e ha un figlio, poi perde il lavoro, vede la sua normale vita crollare, protesta perché ritiene il licenziamento ingiusto, non sa come mantenere la propria famiglia, chiede aiuto alle istituzioni, giunge al gesto estremo.
Tutto nella norma, quindi, come la risposta del Quirinale, istituzionale, a norma di legge, come da regolamenti, come da trattati, tutto nell’ormai consolidato percorso di questa Unione Europea che prende il Nobel per la Pace mentre semina la disperazione tra i suoi cittadini.
Mentre Damian si dava fuoco a Roma, ad Atene un uomo moriva di infarto durante l’ennesima manifestazione di protesta per le politiche scellerate imposte al paese.
Ma i due fatti, nella stessa giornata, più che dalla disperazione sono riuniti dalla comunicazione.
Da un lato c’è il Quirinale che nella sua nota tiene a sottolineare che il signor Damian è affetto da uno “stato ansioso depressivo reattivo”; dall’altro i media che continuano a ripetere nei racconti da Atene che il manifestante è morto per infarto. Dunque, la politica criminale che questa Unione Europea impone ai suoi cittadini, non c’entra mai, non è mai re-spon-sa-bi-le. In fondo, Damian è uno che già non sta bene di suo, e il manifestante greco se se ne stava a casa si risparmiava un bel po’ di emozioni.
Benvenuti nell’Europa della Pace… e della Fame.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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