Sulla nave Aquarius una umanità ridotta a cosa

Sulla nave Aquarius una umanità ridotta a cosa
di Gennaro Avallone

Lo scontro politico attorno alla sorte della nave Aquarius ha avuto diversi protagonisti: politici italiani e stranieri, istituzioni europee e di altri Stati, le attiviste e gli attivisti che si sono mobilitati per fare aprire i porti. Uno scontro agito dal Governo italiano a guida, di fatto, Lega e Matteo Salvini, sostenuto dal Ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, sebbene quest’ultimo abbia dichiarato che “la chiusura dei porti non è mai stata all’ordine del giorno”.

Uno scontro mosso dalla propaganda secondo cui, ora, l’Italia non sta più zitta e finalmente si fa rispettare nei riguardi degli altri paesi europei. Uno scontro feroce, che ha lasciato in mare su una nave oltre 600 persone in attesa di un porto da raggiungere per alcuni giorni.

Gennaro Avallone
Gennaro Avallone

Uno scontro fatto di parole aggressive, accuse, polemiche, propaganda.

Ma chiediamoci: uno scontro agito da chi, da quali corpi e verso quali corpi? Uno scontro agito da un Governo con i suoi uomini tranquillamente seduti a scrivanie in stanze con aria condizionata, insieme a tutte le persone sostenitrici di questa decisione politica, sedute davanti al video di un pc o di un tablet, tranquille ad esprimere le loro convinzioni.

Una umanità sostanzialmente al sicuro. Libera di prendere decisioni. E di dire la sua opinione. Materialmente in grado di farlo. Una umanità parlante, attiva, protagonista.

Una umanità, appunto.

Mentre lì, sulla nave Aquarius, sta ed è stata l’altra umanità. Quella divenuta oggetto dei discorsi di chi può parlare. Quella silenziosa, che non può esprimersi, e può essere al massimo motivo di contesa. Quella umanità ridotta a cosa, silente: quasi umani, in realtà non umani. Cose. E basta.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *