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Susman, se lo sguardo dell’amore illumina la vita

Susman, se lo sguardo dell’amore illumina la vita
di Claudia Landolfi

Nata alla fine dell’Ottocento ad Amburgo, Margarete Susman ha dedicato tutta la sua vita ‘alla fatica del concetto’: destreggiandosi con maestria tra filosofia e religione, arte e poesia ha contribuito non poco all’evoluzione del pensiero del Novecento, insieme ai suoi amici filosofi più famosi come Simmel, Buber, Lukàcs, Rosenzweig e Bloch. Tuttavia, la Susman è misconosciuta come i suoi scritti sull’amore (una donna e una donna che parla d’amore: doppio scandalo filosofico!), e molto dobbiamo all’opera di traduzione, interpretazione e diffusione appassionata dei suoi scritti a cura di Anna Czaika. A Margarete Susman è importante riconoscere uno sguardo particolare sulla vita avendo avvertito in essa, più nettamente che altri, l’azione trasformatrice e vivificante dell’amore. Così il rapporto d’amore diventa il nucleo di una diversa visione metafisica complessiva della vita, dell’uomo e del mondo all’insegna di una trasformazione spirituale continua. Nell’amore si fondono le cose scisse: Dio e mondo, natura e spirito, corpo e anima. Laddove si manifesta la potenza dell’amore, risiede anche quel senso di unità che fa da ponte tra la vita caduca e l’Eterno. Nel momento in cui la potenza dell’amore si singolarizza nell’individuo, persiste sotto forma di anelito inesauribile all’Eternità, ed è in tale anelito che si può riconoscere l’azione creatrice dell’amore capace di redimere l’oscurità della vita in forme sempre più pure. L’uomo nell’amore dà sempre più che se stesso, dimenticando col suo sé anche i propri limiti in nome di qualcosa che, dunque, è anche al di là di ogni morale. Secondo la Susman, la domanda dell’amore non è ‘Mi ami?’ bensì ‘Ami?’ perché l’amore, se accolto nella sua travolgente forza, dovrebbe sospingere all’Eterno, a qualcosa che va ben oltre l’individualità. Tuttavia questa domanda sull’amore sembra incomprensibile e inafferrabile: nella nostra epoca gli individui sono sempre più estranei tra di loro, e non vedono né sentono più l’amore come patria ovvia e indiscussa del vivente; il senso stesso di unità del tutto è divenuto problematico. Amarsi l’un l’altro è la formula che cela il più bruciante problema dell’amore, quello di un mondo lacerato in una visione frammentata che non ci fa cogliere nei mutamenti della vita ciò che perenne non muta. In questo mondo ostilmente diviso tra sé e sé, nel quale si è spezzato il ponte tra gli esseri umani e si è annientata la comunanza tra gli individui stessi, il senso dell’amore deve essere nuovamente cercato ad ogni costo e con tutte le forze, poiché è la radice di ogni possibilità di esistenza umana.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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