L’Italia fuori dal tunnel? Attenti, ci “preparano” alle elezioni

A leggere stamane, mercoledì 22 agosto, h 7.00, i grandi titoli dei quotidiani veniva veramente da ridere.
Le tanto famigerate agenzie di raiting, Moody’s e Fitch, dopo mesi di denigrazione, hanno improvvisamente promosso l’azione del governo italiano, ed il Bel Paese nel 2013 potrà considerarsi fuori dalla crisi. E i sottotitoli rincalzavano con la notizia che le borse volano e l’incubo spread pare dissolversi nei fumi dell’oblio mattutino.
A scavar dentro gli articoli, non è proprio così: per prima cosa ci piacerebbe conoscere il ‘quando’ del 2013, a gennaio o a dicembre? Gli articoli non lo dicono, ma forse per un operaio o un cassaintegrato sapere quanto ancora deve penare fa differenza, non foss’altro che per organizzarsi; ma sopra tutto, le agenzie si limitano a dire che il percorso che il Governo italiano sta compiendo è buono, ma va portato a compimento con una serie di riforme dalle quali, a lor dire, non si può prescindere; ciliegina sulla torta: lo spread è in verità sempre sopra i 400 punti.
Viene da ridere… perché in realtà non c’è niente da ridere!

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Se la “nuova” Salerno manda in deposito il socialista De Marinis

Dopo aver resistito alcuni mesi alle gru e agli escavatori che si aggiravano nel cantiere dentro al quale era finita reclusa, alla fine anche la statua di Enrico De Marinis è stata rimossa dal luogo occupato per oltre un cinquantennio, al fine di consentire i lavori per la realizzazione di Piazza della Libertà. La notizia non ha suscitato echi profondi e non poteva essere altrimenti: tra accese polemiche, sospensione imposta dal Consiglio di Stato, ritrovamento della bomba, cedimenti strutturali, varianti in corso d’opera ed ulteriori aggravi di spesa a carico del già provato bilancio comunale, la scomparsa di un’opera decorosa a livello artistico, ma di certo non unica nel suo genere, dedicata ad un uomo politico degli inizi del ’900 ignoto ai più, non poteva attrarre attenzioni particolari.

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I dibattiti / Politici meridionali (poveri e inermi) al tempo della crisi

Se, come ormai molti pensano, dalla crisi che stiamo attraversando si uscirà solo a condizione di risolvere contraddizioni profonde che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della vita pubblica italiana, innanzitutto riducendo l’esorbitante debito pubblico, inevitabilmente i politici saranno costretti ad operare in uno scenario divenuto anche per loro molto complicato: non più ingenti risorse pubbliche da distribuire, ma tagli ai bilanci, ai servizi erogati e, si spera, anche a sprechi e prebende. E, si sa, mentre è facile ricevere applausi quando si distribuiscono appalti ed incarichi, nomine e consulenze, più difficile diventa raccogliere consensi annunciando razionalizzazione delle risorse, accorpamento delle strutture, ridimensionamento degli organici.

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Chi è mafioso e fa del male non è cristiano

Chi per un volta guardando in tv o leggendo sui giornali di un arresto del noto camorrista, mafioso o malavitoso di turno, scovato in un rifugio a prova di bomba, non si è chiesto perché a tenergli compagnia c’erano solo testi Sacri e simulacri della pietà popolare? Diciamo la verità, è un quesito che incuriosisce un po’ tutti. Certo la stonatura è evidente. Un assassino che si corica col Vangelo sul comodino, che si addormenta contemplando un quadro di San Pio, fa specie a molti e non è un’immagine che rientra nei canoni comuni. E allora perché? Certo la presunta fede di un boss, esplicata in siffatta maniera, resta presunta anche per lui quando invece dovesse desiderare di abbracciare quella vera. Come si potrebbe infatti conciliare l’uccidere, o ordinare di uccidere, con il comandamento dell’amore al prossimo così paradossale da giungere ad amare perfino il nemico, e avente come misura lo stesso amore che decliniamo per noi, e che Gesù ci ha lasciato come segno distintivo? Probabilmente i mafiosi si identificano in un altro tipo di fede. Prendono come esempio la chiesa istituzionale e le logiche di cui, però, riescono a coglierne solo l’aspetto esteriore essendo ignoranti e non interessati all’autentica prassi religiosa. Un esempio? Il mafioso pretende obbedienza assoluta

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Lo Stato sociale e i quotidiani miracoli della Chiesa

È su tutti i principali giornali, non si parla d’altro, è lo “spending review”. Termine inglese che indica la rivisitazione della spesa pubblica e utilizzato probabilmente per indorare la stangata. Che ci sia bisogno di un riordino, e non da ora, della spesa pubblica non è in discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere la salvaguardia del cosiddetto welfare. L’Italia, non senza difficoltà, sta rivedendo il suo stato sociale, anche se la percezione generalizzata è quella di un crollo. La Chiesa in questo processo, che sembra sempre più una guerra dei tempi moderni, che ruolo riveste? È significativo che

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A Camerota, nel Cilento magico, la dolce rivoluzione di Salvatore

Fine settimana di giugno, con un gruppo di amici appassionati e curiosi del Sud d’Italia, per una due giorni di trekking e di mare. Alla stazione di Centola ci accoglie Salvatore Calicchio, un giovane settantenne di Camerota, già professore ed amministratore locale, il quale negli ultimi anni ha tracciato una serie di sentieri nelle campagne circostanti, reinventandosi guida ambientalista. Fin dagli inizi ci rendiamo conto che non si tratta di una persona banale: tra cespugli di lentischi e ginestre ci inerpichiamo fino alla vecchia torre costiera, a strapiombo sul mare, iniziando a discorrere di monaci basiliani e campagne abbandonate, di occasioni mancate e sogni traditi.

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Gli italiani credono al “biscotto” e scommettono sull’imbroglio

Alla fine l’Italia ce l’ha fatta? Ma a far cosa? Nulla di particolare: ha passato il turno negli Europei calcistici di Polonia e Ucraina ed ora è ai quarti di finale (nella foto il gol di Balotelli). Per una Nazionale che ha vinto ben 4 Campionati del Mondo, è poca cosa, il minimo sindacale. Ma si sa, tutto in questo nostro Paese diviene drammatico fino a sfiorare la tragedia, ed il divin pallone non può tenersi fuori dagli abituali rituali. Battere l’Irlanda del grande Trapattoni era “impresa” alla nostra portata, eppure i timori erano tangibili, un po’ veri e un po’ costruiti, perché se non ci sentiamo sull’orlo del baratro, non siamo capaci di rendere al meglio. Il buon giovannibrerafucarlo la definiva “sindrome da disfida di Barletta”; e per non farci mancar nulla, per rinsaldare il senso di assoluto pericolo,

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Roman Vlad: Ravello diventi polo musicale della Costiera

Roman Vlad si “confessa” ad Alfonso Liguori e racconta a “iConfronti” il suo profondo disagio per una stagione artistica italiana condizionata, mai come ora, dalla politica e dalla incompetenza. Vlad evoca il suo periodo campano, quando a Ravello era lasciato libero dall’Ept di organizzare ogni cosa senza pagare alcun pedaggio ad una visione “artisticamente corretta”. Vlad cita il caso dell’Opera di Roma come metodo emblematico per costruire percorsi virtuosi: affidarsi a guide artistiche sicure, con basi e competenze solidissime, evitando improvvisazioni e dispendi inutili di risorse.

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