Gigli, tre anni di squalifica alle paranze della megarissa

Sconfessati ufficialmente chi negava e minimizzava sulla rissa avvenuta lunedì mattina alla festa dei Gigli di Nola che ha causato 12 feriti e la sospensione, e chi ha mantenuto il “profilo basso”, è rimasto in silenzio.  Era inevitabile che ci fossero sanzioni ufficiali contro chi ha causato lunedì mattina la rissa ed il “fuggi fuggi” generale. Ecco il verdetto dell’Ente festa, che si è riunito alla presenza

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Il Vescovo di Acerra: clan nelle feste? Comuni superficiali

La Chiesa si scopre quasi impotente, impossibilitata a controllare le feste religiose, dove si insinuano insistentemente le presenze criminali che continuano ad utilizzare le manifestazioni popolari per imporsi e per riciclare o investire danaro. Lo Stato allora corre ai ripari come può, con il prefetto di Napoli Adrea De Martino che, solo dopo la maxi rissa della festa dei Gigli di Nola e nonostante gli altri episodi già accaduti in tutta la provincia – da Barra a Torre del Greco -, ora detta regole per evitare presenze criminali negli eventi religiosi. Il prefetto De Martino dichiara guerra ai tentativi di infiltrare e strumentalizzare le feste troppo tardi, del resto se la Chiesa, quella ufficiale, dice che è impossibile controllare, ma sottolinea che le regole già le aveva emanate, Don Aniello Manganiello aveva chiesto proprio dal nostro blog, iconfronti.it, di fermare queste cerimonie, divenute dominio delle presenze laiche e criminali, piuttosto che momento di fede. Appello rimasto inascoltato, soprattutto dal vescovo di Nola Beniamino Depalma.

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Ecco come i tesori confiscati alla camorra finiscono in malora

In Campania la gestione del patrimonio confiscato alla camorra è fallimentare. E non è che da altrove arrivino dati migliori. La Campania rappresenta la seconda regione italiana per numero di beni confiscati: 1821. Gli immobili sono 1503 e le aziende sono 318. La Campania detiene – e non sempre è un primato positivo – il 15,02% del patrimonio confiscato nazionale, ma non può né sa gestirlo. E risultano a questo punto tutti inutili gli interventi che le istituzioni tentano maldestramente di fare, a cominciare dalla tanto sbandierata legge regionale sull’utilizzo dei beni confiscati alla malavita. I consiglieri regionali della Campania e soprattutto Antonio Amato, presidente della Commissione Speciale bonifiche, ecomafie e beni confiscati del Consiglio regionale della Campania dovrebbero sapere che, pur essendo previsto dalla legge nazionale, il 95% dei comuni campani non si è ancora dotato di un elenco dei beni confiscati che ricadono sul proprio territorio.

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