False mail dalle “Poste”, vogliono svuotare i conti

L’esca dei truffatori on line è, solitamente, un messaggio di posta elettronica in cui si invita il cliente a inserire le credenziali di accesso al conto corrente su un sito creato dal phisher, identico a quello della propria banca, oppure su un finto indirizzo mail delle poste italiane. L’estate è il periodo migliore per le truffe. E insieme a quelle realizzate dal vivo, si moltiplicano anche le truffe online. I raggiri fatti via Internet, di solito tramite la posta elettronica, utilizzano alcuni raffinati trucchi psicologici per spingere le persone a fare cose che normalmente non farebbero, come per esempio il dare soldi a sconosciuti e rivelare dati sensibili e password. Per riconoscere una frode in rete bisogna capire come funziona e come si presenta, tenendo presente che ognuna “sfrutta” i punti deboli degli utenti gabbati (bisogno di soldi, necessità di trovare un lavoro, voglia di cambiare vita e così via). L’attenzione non è mai troppa: su internet e via mail spunta anche il virus della finta pagina polizia postale, un virus che blocca il computer e chiede dei soldi, almeno 100 euro, per farlo ritornare alla piena normalità. Non c’è nulla di vero e la fantasia dei “truffatori” on line non si esaurisce mai: di recente sta invadendo tutte le caselle elettroniche un nuovo messaggio che recita più o meno così “La funzionalità del tuo account e stata disattivata a causa di numerosi tentativi di login falliti. E’ ancora possibile accedere al tuo account, ma solo dopo aver confermato la vostra proprietà”. Non bisogna fidarsi. Ma ecco la top ten delle truffe online più diffuse
Agevolazione nella ricerca di lavoro
La truffa consiste nel proporre un impiego su misura con frasi del tipo: “Il lavoro perfetto per te ti sta aspettando. Noi ti aiutiamo a ottenerlo”. Così, le vittime sono spinte a pagare delle cifre, anche piuttosto alte, per avere accesso al posto di lavoro sognato. Che poi, naturalmente, non arriva. Oppure, per essere messi in lista d’attesa per il lavoro richiesto, ai malcapitati viene domandato di fornire i propri dati bancari con il pretesto della raccolta delle informazioni personali necessarie all’assunzione.
Servizi per ridurre i debiti
I truffatori si propongono come persone in grado di aiutarvi a cancellare o a ridurre i vostri debiti. In cambio di una percentuale di quello che dovete alle banche o in genere ai vostri creditori, promettono di estinguere o rinegoziare gli obblighi finanziari che avete contratto. Il risultato? I consumatori gabbati si trovano ad avere debiti più elevati rispetto a quelli di partenza.
Lavoro da casa
In questo caso, il raggiro punta a convincere le vittime che lavorando da casa si possono avere guadagni migliori che in ufficio. I criminali propongono, sotto pagamento, di insegnare i segreti per fare soldi online acquistando prodotti da rivendere a prezzo più alto oppure invitano a diventare un mystery shopper (un acquirente “fantasma” pagato per testare la qualità delle merci e dei servizi delle aziende). I bersagli di queste truffe sono gli impiegati stanchi del lavoro d’ufficio: in molti casi, senza saperlo, diventano dei mediatori per la rivendita di beni rubati. In altre parole, ricettatori. Alla fine, anziché guadagnare denaro, si finisce con il perdere migliaia di euro in azioni legali contro i delinquenti.
Intermediazioni immobiliari
Avete bisogno di vendere la vostra casa al mare ma non avete il tempo per farlo? Affidatevi a noi e in cambio di piccole commissioni porterete a termine la vendita con successo e in poco tempo. Con slogan del genere, i frodatori che si fingono agenti immobiliari riescono a raccogliere migliaia di euro in commissioni ma poi, nel momento in cui le compagnie truffaldine devono vendere gli immobili scompaiono con il bottino. E le case restano invendute.
Offerte di prova gratuite (ma non troppo)
Uno degli inganni online più diffusi. Nelle mail, sono presenti inviti a provare gratuitamente dei prodotti o dei servizi. Il pagamento degli stessi beni offerti avviene solo se si accetta di continuare a usufruire di quanto proposto. Il problema è che anche quando i clienti non vogliono proseguire nell’utilizzo delle merci offerte, i truffatori fanno in modo che diventi quasi impossibile cancellarsi dal meccanismo e, dopo la prima “promozione”, continuano a spillare soldi ogni mese.
Riparazioni domestiche
Donne, è arrivato l’arrotino online. Si potrebbe sintetizzare così questo tipo di frode su Internet. Ecco cosa succede: sedicenti aziende che si occupano di fare riparazioni in casa si propongono di fare lavori di tutti i tipi (dall’aggiustare il tetto a tagliare gli alberi) per tariffe dimezzate rispetto a quelle di mercato. L’obiettivo dei truffatori, in questo caso, è quello di ottenere degli anticipi in denaro prima ancora di fare i lavori. Perché, ovviamente, quei lavori non verranno mai effettuati, lasciando i malcapitati con la casa ancora da riparare e il portafogli “più leggero”.
Premi già vinti
L’esca in questo tipo di raggiro è semplice: “Hai vinto 5.000 euro. Ecco come fare per intascarli”. In pratica, si fa credere alle vittime di essere i vincitori di una lotteria o di un ricco concorso a premi, specificando che l’unico step necessario per passare alla fase della riscossione è quello di pagare le tasse relative alla vincita. Chi cade nella trappola, paga il tributo perché vede che è molto inferiore alla somma promessa. Quella cifra però non arriva mai. Ma nel frattempo la tassa è già stata versata. E l’unico a festeggiare è il truffatore.
Attenti ai prestiti
“Hai bisogno di un prestito? Nessun problema. Noi sappiamo come fartelo avere”. Attraverso promesse del genere, i protagonisti di questi raggiri riescono a spillare denaro alle vittime sotto forma di “commissioni per avviare la pratica”. E le cifre trafugate possono arrivare anche a migliaia di euro. Come prevedibile, alla fine i prestiti non vengono mai concessi.
Restituzione di piccole somme di denaro
Questa tecnica, meno diffusa di altre, è tra le più raffinate. I truffatori riescono a carpire dati sugli ultimi pagamenti in entrata ricevuti dai bersagli delle loro frodi. A quel punto, fingendosi i soggetti che hanno versato le somme comunicano alle vittime che nella transazione eseguita è stato inviato più denaro rispetto a quello dovuto. E aggiungono: “Siete pregati di restituirci questa piccola quota aggiuntiva che non vi spetta”. Trattandosi di importi molto bassi, alcuni consumatori tendono a fidarsi e mandano la cifra richiesta. Non si accorgono, però, che il destinatario di quel denaro non è l’individuo o la società che li ha pagati ma un impostore.
Furto di identità
I delinquenti propongono affari online non chiedendo nessuna somma in denaro ma solo la conferma di alcuni dati. Ovviamente, tra quei dati ci sono anche quelli bancari o le informazioni sensibili (tra cui le password) utili ad aprire linee di credito presso le banche del soggetto truffato o direttamente per rubare soldi. I furti di identità sono quelli che costringono le vittime a passare più tempo nel tentativo di riparare a tutti i danni fatti dai ladri.
Il mondo di internet è in grande espansione, aumentano i tentativi di truffa su questo nuovo canale, in particolar modo sui siti di aste ed annunci e aumentano anche i modi per difendersi: diversi i siti che invitano a segnalare qualunque truffa, concretizzata o tentata, di cui sia possibile la diffusione a larga scala o meno. Le vicende più discusse e interessanti sono utilizzate per realizzare nuovi articoli da leggere e commentare.

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Giallo in Vaticano: continua l’indagine, dopo l’estate la svolta

Chiusa l’istruttoria parziale contro Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, le cui posizioni sono molto diverse e diverse le prospettive processuali, la giustizia vaticana guarda avanti, al proseguo delle indagini dopo la pausa estiva, e al processo, che si terrà presumibilmente in autunno. Le indagini potranno riguardare altri reati commessi dai due rinviati a giudizio e reati commessi da altre persone, secondo il corposo elenco di crimini segnalati dal promotore di giustizia Nicola Picardi e dal giudice istruttore Piero Bonnet: delitti contro lo Stato, concorso di più persone in reato, vilipendio delle istituzioni dello Stato, oltre ai più lievi furto, favoreggiamento e calunnia. Il processo sarà pubblico, si terrà probabilmente nel palazzo del Tribunale in Vaticano, e gli imputati rischiano pene diverse. Per il maggiordomo infedele che dice di aver agito come “infiltrato dello Spirito Santo” e per il bene del Papa e della Chiesa, la pena in caso di condanna è da uno a sei anni di carcere. L’analista programmatore della Segreteria di Stato rischia invece davvero poco e probabilmente, secondo il regolamento per i dipendenti laici vaticani, riotterrà il posto di lavoro dal quale è attualmente sospeso cautelativamente pur continuando a percepire lo stipendio. Gabriele ha già rivolto una richiesta di perdono al Papa. Dalle perizie psichiatriche disposte in sede istruttoria, l’ex aiutante di camera di Benedetto XVI è risultato una personalità fragile, caratterizzata da un “pervasivo bisogno di essere apprezzato”, ma per un perito incapace di intendere, per l’altro invece capace di intendere e quindi, hanno valutato i giudici, imputabile. Gli atti processuali contengono anche una testimonianza di mons. Georg Gaenswein, segretario personale di Benedetto XVI, su Gabriele come persona “onesta e della cui lealtà non potevo dubitare, una persona che aveva bisogno comunque di essere continuamente instradato e guidato”, un “esecutore a cui quindi – ha detto il segretario del Papa ai giudici – non si potevano affidare compiti di natura diversa, anzi talvolta era necessario ripetere le cose più di una volta”. Una descrizione che stride con la confessione di Gabriele di aver fatto tutto da solo, di aver autonomamente contattato il giornalista Nuzzi per consegnargli i documenti riservati, sostanzialmente di aver architettato ed eseguito un piano concepito contro la corruzione della Chiesa e del Vaticano e per garantire al Papa di essere correttamente “informato”. Ma non ci sarà solo il lavoro della magistratura: alla ripresa autunnale tornerà in pista anche la commissione cardinalizia che Benedetto XVI ha posto a sovrintendere alla inchiesta sulla fuga di documenti riservati, con poteri di indagine su tutti gli organismi di curia e gli uffici vaticani, e ovviamente saranno di nuovo al lavoro gli uomini della Gendarmeria e dei Servizi di Sicurezza vaticani. In particolare ai magistrati il Papa ha chiesto “solerzia”, a tutti ha chiesto di accertare la verità.

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