La Liberazione secondo Di Fiore: la storia, le ombre e i luoghi comuni

Un saggio che parla della Liberazione da un altro punto di vista, che ne analizza anche gli aspetti critici e che rappresenta, forse proprio per questo motivo, una “controstoria”, qualcosa che arricchisce i resoconti storici che siamo abituati a leggere dai manuali.

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Di Fiore: il potere segua la cultura altrimenti il Sud soccombe

«Sulle istituzioni culturali, purtroppo, c’è spesso una divisione tra neri e bianchi, grigi e rossi in base agli orientamenti di chi gestisce o sulla base dei programmi culturali. Il problema è proprio questo: la cultura è apertura mentale, non chiusura. Si possono non condividere determinate cose, ma non si può mostrare una totale chiusura nei confronti di ciò che è cultura».

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Dalla crisi non ci risolleveranno i professori… né questa politica

È iniziato tutto con lo spread, termine inglese diventato in fretta un incubo. Lo spread ha travolto Berlusconi più in fretta di quanto non fossero riusciti la Procura di Milano e Repubblica con le sue “dieci domande sul bunga bunga. E’ arrivato poi Monti con la sua teoria dei tagli, del rigore, delle privatizzazioni da completare, della crescita che arriverà, dell’Italia che ce la farà da sola.
Che poi appena oggi il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, ritenga di dover dire altro non fa che aggiungere confusione all’incertezza. Come se avessimo bisogno di qualcuno che rendesse ancora più nebuloso il futuro del paese. Secondo Visco, “L’Italia ce la farà, ma solo se saprà ritrovare fiducia”. Come se fosse una cosa facile. Visco aggiunge poi che “ha detto bene Draghi: l’euro è irreversibile. E

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Si gioca tra carcere e libertà la verità sul crac Amato

Una corsa contro il tempo ma con obiettivi diversi. La Procura punta ad ottenere prima possibile il rinvio a giudizio dei 37 indagati per il crac Amato, i quattro (Mario e Paolo Del Mese, Giuseppe Amato junior e Simone Labonia) per i quali il Tribunale del Riesame ha disposto l’arresto in carcere invece che agli attuali domiciliari, sperano che i tempi si allunghino.
In pratica la Procura vuole far riaprire con il rinvio a giudizio i termini, ulteriori sei mesi, per la custodia cautelare che altrimenti scadrebbero a fine dicembre e quindi potrebbero persino coincidere con la decisione della Cassazione sul ricorso presentato dai Del Mese, Amato e Labonia.

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Il ritorno di Berlusconi e Forza Italia? Grazie no, abbiamo già dato

Il mio non fu amore a prima vista ma in compenso gli ho dedicato un bel po’ d’anni della mia vita. Era la fine del ’93, mi ero imbattuto in uno degli uomini Publitalia che poi sarebbe diventato il referente di Berlusconi in Campania fino al 2006, Antonio Martusciello.

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Crac Amato, giornali “sincronici” e la presunta tangente al Comune

C’è qualcosa che non funziona quando in una città tutti i quotidiani d’improvviso si occupano di una piega, di un particolare, sicuramente rilevante ma sempre un particolare, di un’inchiesta giudiziaria.
Va bene che non mancano i nostalgici della controversa stagione di Mani Pulite, quando le presunte “svolte” nelle inchieste arrivano anche con il sostegno dei giornali nelle cui redazioni gli avvisi di garanzia venivano “notificati” prima che ai legittimi e terrorizzati destinatari, ma è singolare che stamattina tutti i quotidiani di Salerno, ma proprio tutti, avessero in prima pagina la notizia che una parte dei soldi distratti al Pastificio Amato siano serviti per pagare una tangente ad un non meglio definito personaggio del Comune di Salerno per accelerare la licenza a costruire un centro residenziale al posto dell’ex stabilimento del Pastificio Amato a Mercatello.

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Dal sentirsi Amato al disonore del popolo smemorato

La vita scandisce i giorni in maniera impietosa, sa essere ciclica, persino ripetitiva. Ed alla fine presenta il conto e lo fa mantenendo fede al senso dei giorni. Nel giugno del 1958, era il 25, veniva costituita a Salerno la Antonio Amato & C. Molini e Pastifici Spa, nel giugno di 54 anni dopo si abbatte la mannaia della giustizia sull’erede prediletto, su colui che avrebbe dovuto rappresentare la continuità aziendale e della famiglia: Giuseppe Amato junior.
Peppino, lo chiamano tutti così, come chiamano anche il nonno, il Cavaliere (foto) al

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Biancardi deve dimettersi se Nola vive per i Gigli

Tutto come prima, peggio di prima. Con l’autodifesa del sindaco Geremia Biancardi e l’assegnazione dei Gigli 2013 cala il sipario sulla maledetta domenica della festa di quest’anno. Inutile attendersi slanci di creatività e di coraggio da un sindaco come Biancardi, sempre più improbabile nel ruolo nel quale è stato lanciato dal parlamentare Paolo Russo, uno di quelli che dalla politica (con il resto del parentado) non vorrebbe uscire mai sin da quando giovanissimo sgomitava nei socialdemocratici per poi approdare nella seconda Repubblica in Forza Italia, sotto l’ala protettiva dell’inconsapevole Scajola. E poiché tra improbabili ci s’intende subito, Russo ha pensato che Geremia Biancardi sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto.

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Dio salvi l’Italia dai rottamatori, da Grillo ed i suoi imitatori

Nel centrosinistra italiano tira una brutta aria per gli immarcescibili vertici di partito. Il sindaco di Firenze Renzi ha lanciato da tempo la sua candidatura a leader del centrosinistra e lo ha fatto mantenendo fede al ruolo di rottamatore. D’Alema, Veltroni, Marini, Rosy Bindi, secondo Renzi, hanno fatto abbastanza per il partito e per l’Italia ma adesso devono andarsene a casa. Quale sia poi l’idea di Renzi per rifondare il centrosinistra e quale il progetto per l’Italia, non è dato sapersi ma per iniziare vorrebbe fare piazza pulita di tutta la classe dirigente del Pd. A quel che resta del centrosinistra tenta di pensarci Lusi, l’ex tesoriere della Margherita che dal carcere di Rebibbia fa sapere che gran parte dei 23 milioni scomparsi dalle casse del partito sarebbero serviti per operazioni immobiliari concordate con i rutelliani, quindi innanzitutto con Francesco Rutelli. L’ex sindaco di Roma per ora, però, può stare tranquillo perché dalla Procura hanno fatto sapere di ritenere inattendibili le accuse di Lusi. Uomo fortunato Rutelli. Per lui non è stato applicato il teorema di Mani Pulite, quello del “non poteva non sapere” adottato per Bettino Craxi. Altri tempi, un’altra Italia.

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Le pretese riformatrici del Governo Monti

C’è stato il tempo del nettare e dell’ambrosia. C’è stato il tempo delle città da bere e di quelle delle notti interminabili ed allegre, sempre lievi perché lo sarebbe stato anche il domani. Quel tempo c’è stato ed è lontano. Lontanissimo. Adesso ci toccano giorni dettati da un moralismo ispirato da un Governo senza legittimazione popolare, che pretende di gestire anche la Rai con i banchieri, che incassa improbabili riconoscimenti a Berlino ma che non sa individuare una strada possibile per la crescita.

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Il rigore di Napolitano si sgonfia con il pallone

Il mondo va a rotoli, in Nigeria fanno mattanza di cristiani tra cui donne e bambini, l’Eurogruppo deve correre in soccorso delle banche spagnole con 100 miliardi di euro e l’Italia si consola per un pareggio conquistato contro la Spagna, che è sì campione di Europa e del mondo di calcio ma certo non è il Brasile di Pelè, e la nostra nazionale di supermilionari non è la Longobarda. Questa è l’Italia, capace di tirare fuori tutto il proprio animo, rivendicativo e vendicativo ed un po’ plebeo, di fronte alla politica ed alla classe dirigente

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