L’Italia fuori dal tunnel? Attenti, ci “preparano” alle elezioni

A leggere stamane, mercoledì 22 agosto, h 7.00, i grandi titoli dei quotidiani veniva veramente da ridere.
Le tanto famigerate agenzie di raiting, Moody’s e Fitch, dopo mesi di denigrazione, hanno improvvisamente promosso l’azione del governo italiano, ed il Bel Paese nel 2013 potrà considerarsi fuori dalla crisi. E i sottotitoli rincalzavano con la notizia che le borse volano e l’incubo spread pare dissolversi nei fumi dell’oblio mattutino.
A scavar dentro gli articoli, non è proprio così: per prima cosa ci piacerebbe conoscere il ‘quando’ del 2013, a gennaio o a dicembre? Gli articoli non lo dicono, ma forse per un operaio o un cassaintegrato sapere quanto ancora deve penare fa differenza, non foss’altro che per organizzarsi; ma sopra tutto, le agenzie si limitano a dire che il percorso che il Governo italiano sta compiendo è buono, ma va portato a compimento con una serie di riforme dalle quali, a lor dire, non si può prescindere; ciliegina sulla torta: lo spread è in verità sempre sopra i 400 punti.
Viene da ridere… perché in realtà non c’è niente da ridere!

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Gli italiani credono al “biscotto” e scommettono sull’imbroglio

Alla fine l’Italia ce l’ha fatta? Ma a far cosa? Nulla di particolare: ha passato il turno negli Europei calcistici di Polonia e Ucraina ed ora è ai quarti di finale (nella foto il gol di Balotelli). Per una Nazionale che ha vinto ben 4 Campionati del Mondo, è poca cosa, il minimo sindacale. Ma si sa, tutto in questo nostro Paese diviene drammatico fino a sfiorare la tragedia, ed il divin pallone non può tenersi fuori dagli abituali rituali. Battere l’Irlanda del grande Trapattoni era “impresa” alla nostra portata, eppure i timori erano tangibili, un po’ veri e un po’ costruiti, perché se non ci sentiamo sull’orlo del baratro, non siamo capaci di rendere al meglio. Il buon giovannibrerafucarlo la definiva “sindrome da disfida di Barletta”; e per non farci mancar nulla, per rinsaldare il senso di assoluto pericolo,

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Roman Vlad: Ravello diventi polo musicale della Costiera

Roman Vlad si “confessa” ad Alfonso Liguori e racconta a “iConfronti” il suo profondo disagio per una stagione artistica italiana condizionata, mai come ora, dalla politica e dalla incompetenza. Vlad evoca il suo periodo campano, quando a Ravello era lasciato libero dall’Ept di organizzare ogni cosa senza pagare alcun pedaggio ad una visione “artisticamente corretta”. Vlad cita il caso dell’Opera di Roma come metodo emblematico per costruire percorsi virtuosi: affidarsi a guide artistiche sicure, con basi e competenze solidissime, evitando improvvisazioni e dispendi inutili di risorse.

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