Tam Tam / Salerno, le profonde radici del familismo deluchiano

Tam Tam / Salerno, le profonde radici del familismo deluchiano
colloquio tra Massimiliano Amato e Andrea Manzi
Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

AMATO Caro direttore,
anche Saviano, a modo suo (cioè esagerando: il suo appello finale a scappare vorrebbe riecheggiare il “fuijtevenne” eduardiano ma fa evaporare la denuncia in un eccesso di rassegnazione), è intervenuto sul caso di familismo che ha trasformato definitivamente Salerno in un’appendice mediterranea della Corea del Nord. E l’opposizione in consiglio comunale? A parte Celano, ho contato: il sostanziale “gradimento” di Cammarota e Zitarosa per la nomina del rampollo, una fumosa reazione di Santoro sulla meritocrazia negata, il silenzio d’oltretomba della sinistra e del suo rappresentante, Lambiase. Tutto questo mentre si organizzano nuclei “resistenti” di opinione pubblica contro l’ulteriore degenerazione etica. Abbiamo sottovalutato, forse, l’importanza dei “diversamente deluchiani” nell’economia complessiva del Sistema.
MANZI Caro Massimiliano,
Salerno metabolizza tutto, non so se per accidia o per adesione al verbo del regime. Il familismo è storia vecchia, ma per De Luca vale di più, è la luce del suo crepuscolo, rossiccia e torbida come i colori della sua vecchia fede. La sinistra non insidia l’etica del raìs perché troppi sono gli anni e le storie comuni. Il disgusto deve salire dal basso, non dal Consiglio. Basta una scintilla e anche i “diversamente anti-deluchiani”, vedrai, diventeranno “normalmente anti”. Il Sud fa così.
AMATO Hai ragione, tuttavia è rabbrividente la prospettiva che il prossimo Consiglio comunale possa trasformarsi in freddo sinedrio, organizzato secondo le regole di un consociativismo non consensuale, ma imposto dall’alto. La tattica usata dal potere negli ultimi 23 anni sta trionfando: ridurre il recinto delle opposizioni a campo d’Agramante e procedere per annessioni o cooptazioni. Di fronte a quello che è accaduto – su cui l’Italia sta ridendo di gusto – mi sarei aspettato un’Union Sacrée delle minoranze. Una rivolta etica. Invece, niente.
MANZI Un’Union Sacrée sarebbe una pagina di estetica eticista e non è un danno che non si sia manifestata. Le opposizioni devono nascere (e insorgere) negli spazi oppressi dalla propaganda, cioè nelle periferie degradate, nelle larghe aree delle impari opportunità, ovunque sia arduo il mestiere di vivere. È lì che occorre tirar fuori la libertà di osare. Il palazzo-regime si sgretolerà da solo: una candidata eletta (ex centrodestra) e non ripagata con l’assessorato ha già affisso un manifesto che “condanna” De Luca. Se questa è stima….
AMATO Un’Union Sacrée avrebbe attirato ancora di più l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, innalzando il livello della denuncia. Le periferie degradate costituiscono la base elettorale del regime. Anche quando cala, l’affluenza a Salerno si mantiene sopra il 60%: questo perché nei quartieri popolari, nei casermoni della zona orientale, o nei rioni-dormitorio delle frazioni collinari, in ogni famiglia c’è almeno un dipendente di una Mista. Un’umanità che campa di mezzucci (spesso illegali), legata ad una sorta di reddito minimo garantito dal Comune. La massa di manovra che non tradisce mai.

Andrea Manzi
Andrea Manzi

MANZI È nella base elettorale del regime che si opera, altrimenti dove? Non intendo dire che l’attività politica dovrà diventare una pedagogia, ma occorrerà informare gli “ultimi” che è in atto una manipolazione della democrazia, che i sostegni del potere sono cioè apparenti, le finanze comunali al collasso, le Miste nel baratro. E gli occupati, che hanno i figli senza futuro, le mogli stremate e la dispensa vuota, lo capiranno. La massa di manovra, se non la sfami e la rassicuri, tradisce eccome, perché si nutre di sub culture arcaiche e acritiche.
AMATO Per questo l’assessorato al Bilancio resta in famiglia. È la vera cassaforte dei voti. L’auto-narrazione del potere fa passare le percentuali bulgare per consenso alla rinascita urbana. Ma esse si formano per 2/3 nell’area del disagio assistito: il sottoproletariato delle Miste, indifferente alla retorica delle opere pubbliche. Il restante terzo (ceto medio senza identità, borghesia parassitaria) serve a mantenere il welfare clientelare. Pagando le tariffe più alte d’Italia e ricevendo in cambio, generiche promesse law & order (il ceto medio), favori e incarichi la borghesia.
MANZI Sì, il Sistema simula la rinascita urbana ma di fatto assiste i clienti (anche di aree grigie). Prima che il regime abrogasse la democrazia, arrivarono le bombe a Rosa Masullo, l’assessora signora. La massa di manovra se non la sfami reagisce. La politica, dice Aldo Masullo, è il gesto che imprime direttive ai propositi e l’antipolitica è la fine della fase gestuale (si tace, si mormora). De Luca sulla storia del figlio glissa, dileggia i cronisti, tace. L’anti-politica fa così, perde la voce, specie dopo l’auto-erotismo dei riti elettorali.
AMATO De Luca fa di più: sposta il discorso sulle capacità del neo assessore, ed è un depistaggio. Peggio che tacere. Nella trappola sono cascati in molti. La meritocrazia, l’ascensore sociale bloccato e tutte le amenità che abbiamo letto e ascoltato non c’entrano niente. Quella nomina eternizza la sindacatura di De Luca, proiettandola in una dimensione extratemporale ed extraspaziale rispetto alla quale la politica è impotente. Lui (e solo lui) conosce la vera situazione dei conti, e lui solo deve continuare a conoscerla. Il vero vulnus è rappresentato dal fatto che le decisioni strategiche – politiche e amministrative – saranno prese nel tinello di casa, la sera, quando il governatore torna da Santa Lucia.
MANZI Sì, il suo è un Sistema che si sottrae abilmente ai controlli. Ma da De Luca, uomo culturalmente modesto e con l’ossessione del potere, non ci si poteva aspettare altro. Leggo da una mia intervista ad Aldo Trione (è del 2009): “Prima di De Luca fui interpellato io per la successione a Vincenzo Giordano. Venne da me Gigino Gravagnuolo e mi chiese se volevo candidarmi a Salerno, la città dove ero stato preside della Facoltà di Lettere dal ’75 al ’94. Risposi che non avevo nemmeno la vocazione per fare il capo del mio condominio. Gravagnuolo, allora, mi chiese che cosa pensassi di De Luca. Gli risposi che era una persona inadeguata, un funzionario di partito capotico e testardo, un piccolo cocciuto leader di provincia”.

In primo piano, Roberto (a sinistra) e Piero De Luca

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *