Mer. Giu 26th, 2019

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Tav e rifiuti: Acerra rompe l’assedio, il Corsera con chi sta?

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In Regione Campania tutto si intreccia con i rifiuti: anche il treno ad Alta velocità. E lo dimostra quanto ha scritto Sergio Rizzo sul Corriere della Sera oggi: Acerra è lontana da Napoli, ma forse neanche Rizzo lo sa. Lo stesso giornalista spiega che la società A2A che brucia i rifiuti nell’inceneritore acerrano “nei primi sei mesi del 2012 ha smaltito in quell'impianto 290mila tonnellate di spazzatura. Più o meno la quantità di rifiuti che produce la città di Napoli”. Ma il sindaco “arancione” di Napoli Luigi de Magistris ha dichiarato di non voler realizzare il termovalorizzatore in città. Ad Acerra i cittadini invece lo subiscono. E da qualche tempo subiscono anche i roghi di ecoballe stipate nelle piazzole adiacenti il termovalorizzatore e che lì non dovrebbero stare stando alle sentenze passate in giudicato della giustizia amministrativa. Rifiuti che la Provincia di Napoli, tramite la sua società Sap.Na (per la gestione del ciclo dei rifiuti) avrebbe dovuto rimuovere, ma ancora non lo ha fatto. Ed ora gli acerrani e la città di Acerra subiranno anche il passaggio dell’Alta velocità nel centro cittadino, già oggi tagliato in due dai passaggi a livello presenti sul territorio. Un progetto nuovo rispetto a quanto previsto inizialmente da Governo e Regione Campania che proposero al Comune di Acerra (che lo approvò in Consiglio comunale) il passaggio a sud del centro urbano per circa 8,2 Km, innestandosi sulla linea storica Napoli-Cancello. Nel marzo 2012 Caldoro ha rilasciato il suo parere positivo per far passare la Tav dal sud della città al centro, dichiarando però che c’erano criticità sa superare. Sempre oggi l’assessore regionale Vetrella, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno chiarisce poco: «C'è comunque l'intenzione di ridurre o togliere del tutto i passaggi a livello dal centro. Per farlo ci sono vari modi. Come il passaggio del treno in una galleria, che però di solito ha costi elevati, o in una trincea, un po' più economica. Comunque sotto il livello della strada». Il Comune ad inizio agosto ha fatto comunque sapere di essere in attesa di convocazione da parte della Regione. Di seguito riportiamo l’articolo apparso oggi sul Corriere della Sera a firma di Sergio Rizzo, e l’articolo del Corriere del Mezzogiorno a firma di Paola Cacace.

In Regione Campania tutto si intreccia con i rifiuti: anche il treno ad Alta velocità. E lo dimostra quanto ha scritto Sergio Rizzo sul Corriere della Sera oggi: Acerra è lontana da Napoli, ma forse neanche Rizzo lo sa. Lo stesso giornalista spiega che la società A2A che brucia i rifiuti nell’inceneritore acerrano “nei primi sei mesi del 2012 ha smaltito in quell’impianto 290mila tonnellate di spazzatura. Più o meno la quantità di rifiuti che produce la città di Napoli”. Ma il sindaco “arancione” di Napoli Luigi de Magistris ha dichiarato di non voler realizzare il termovalorizzatore in città. Ad Acerra i cittadini invece lo subiscono. E da qualche tempo subiscono anche i roghi di ecoballe stipate nelle piazzole adiacenti il termovalorizzatore e che lì non dovrebbero stare stando alle sentenze passate in giudicato della giustizia amministrativa. Rifiuti che la Provincia di Napoli, tramite la sua società Sap.Na (per la gestione del ciclo dei rifiuti) avrebbe dovuto rimuovere, ma ancora non lo ha fatto. Ed ora gli acerrani e la città di Acerra subiranno anche il passaggio dell’Alta velocità nel centro cittadino, già oggi tagliato in due dai passaggi a livello presenti sul territorio. Un progetto nuovo rispetto a quanto previsto inizialmente da Governo e Regione Campania che proposero al Comune di Acerra (che lo approvò in Consiglio comunale) il passaggio a sud del centro urbano per circa 8,2 Km, innestandosi sulla linea storica Napoli-Cancello. Nel marzo 2012 Caldoro ha rilasciato il suo parere positivo per far passare la Tav dal sud della città al centro, dichiarando però che c’erano criticità sa superare. Sempre oggi l’assessore regionale Vetrella, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno chiarisce poco: «C’è comunque l’intenzione di ridurre o togliere del tutto i passaggi a livello dal centro. Per farlo ci sono vari modi. Come il passaggio del treno in una galleria, che però di solito ha costi elevati, o in una trincea, un po’ più economica. Comunque sotto il livello della strada». Il Comune ad inizio agosto ha fatto comunque sapere di essere in attesa di convocazione da parte della Regione.
Di seguito riportiamo l’articolo apparso oggi sul Corriere della Sera a firma di Sergio Rizzo, e l’articolo del Corriere del Mezzogiorno a firma di Paola Cacace.

Acerra, città simbolo (della paralisi italiana)
ROMA – L’ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e l’ha confermato il governatore della Campania Stefano Caldoro: dietro il rogo di Acerra si scorge la mano della criminalità organizzata. L’incendio delle 3 mila «ecoballe» di rifiuti destinate all’inceneritore è servito a farne sparire il contenuto? Oppure è un segnale «che non sappiamo comprendere», come ha dichiarato Caldoro?
E quale segnale è invece quello della ferrovia che avrebbe dovuto passare da Acerra e per cui, a quanto pare, ora si dovrà cambiare progetto? Si tratta, ha detto Fabrizio Barca ad Antonella Baccaro del Corriere , di una «linea che deve favorire il collegamento tra i principali poli industriali del territorio, che rappresentano il 55 per cento dell’intero settore della meccanica del Sud Italia». Un’opera strategica, dunque. E nonostante sia stato «fatto in modo che qualsiasi decisione venga presa in merito nella Conferenza dei servizi, l’iter non si blocchi» a causa delle opposizioni materializzatesi contro l’attraversamento della città perché, ha aggiunto il ministro della Coesione territoriale, «se entro il centinaio di giorni previsti il tracciato non verrà approvato, scatterà automaticamente quello alternativo, che è già varato», la domanda è più che lecita. Che segnale è?
Per questo e altri interrogativi si potrebbe forse pretendere una risposta dalle diverse istituzioni locali, specializzate nei veti incrociati. Magari dai politici avvezzi a cavalcare per ragioni elettorali ogni protesta popolare: mai e poi mai capaci di mettere la faccia su una scelta vantaggiosa per l’intera collettività se scomoda per qualche interesse particolare o di bottega, sempre prevalente. Ma una risposta sarebbe giusto chiederla anche ai singoli cittadini pronti a indignarsi contro chi gli vuole mettere sotto casa un impianto per lo smaltimento dei rifiuti o una stazione ferroviaria, però disposti ad accettare in complice silenzio l’aggressione della speculazione edilizia al nostro territorio.
Per capire come mai l’Italia sia un Paese paralizzato, nel quale ogni cambiamento è difficile, basta scorrere l’elenco delle cose che succedono, e anche di quelle che «non» succedono, ad Acerra. La vicenda del contestatissimo inceneritore, per esempio. La A2A, società che lo gestisce, informa che nei primi sei mesi del 2012 sono state smaltite in quell’impianto 290 mila tonnellate di spazzatura. Più o meno la quantità di rifiuti che produce la città di Napoli. Con questi ritmi, anche se quell’impianto venisse utilizzato solo per liberare la Campania dai milioni di «ecoballe» che si sono accumulate in oltre un decennio di emergenza, serviranno almeno 13 anni per liberare le centinaia di ettari di terreno una volta agricolo dove sono accatastate.
Questo, naturalmente, a meno di non riuscire a spedire l’immondizia in Olanda o in Germania dove la bruciano per produrre energia, come sta facendo il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Tredici anni sono più di quanti, moltissimi, siano stati necessari prima per decidere di costruire il «termovalorizzatore» e poi per realizzarlo. Ce ne sono voluti una decina. Dieci anni di proteste contro i pericoli di inquinamento, mentre l’Istituto superiore della sanità documentava l’impressionante escalation di patologie gravi e gravissime causate dalle discariche (comprese quelle clandestine) nelle Province di Napoli e Caserta, dove la raccolta differenziata era inesistente. Dieci anni di blocchi stradali, ricorsi al Tar e controricorsi al Consiglio di Stato, decreti di sospensione dei lavori, inchieste giudiziarie, polemiche sui costi astronomici dell’operazione: 355 milioni 550.240 euro pagati a Impregilo con i fondi Fas per lo sviluppo del Sud. «Soldi che non creano alcun posto di lavoro, che non aprono un cantiere, non producono ricchezza», ha lamentato pubblicamente Caldoro. Per non parlare del conto indefinibile, ma certo gigantesco, dei ritardi. E dell’ombra inquietante della camorra che spesso ha fatto capolino in questa vicenda: unico soggetto che con l’emergenza rifiuti ci ha davvero guadagnato.
Come non bastasse, anche gli uomini di Chiesa hanno dato il loro fattivo contributo. Indimenticabile la grande marcia del febbraio 2003 contro l’inceneritore: alla testa dei manifestanti il vescovo di Acerra, Giovanni Rinaldi. Che scagliava parole di fuoco contro il termovalorizzatore: «Noi non siamo il colabrodo di Napoli!». E non è ancora finita. Di tanto in tanto la protesta riesplode, la strada si blocca e l’inceneritore pure.
Non si ricorda analoga determinazione contro il proliferare di orrende costruzioni, abusive e regolari, che mentre si infiammava la battaglia contro l’inceneritore sbranavano i terreni agricoli fra i più fertili del mondo. La sola attività che non ha mai subito interruzioni per le proteste popolari o l’opposizione delle amministrazioni locali. Dice l’Istat che dopo quella di Monza la Provincia di Napoli è la seconda d’Italia per consumo del suolo. Il 43 per cento del territorio non è più naturale. Questo sì che è un segnale che non si può non comprendere.
Sergio Rizzo

Vetrella: la Tav non passerà al centro di Acerra
NAPOLI — «Garantisco che, qualsiasi decisione verrà presa sul passaggio del treno ad alta capacità Napoli-Bari, Acerra non sarà più tagliata in due dai passaggi a livello». A dirlo è Sergio Vetrella, assessore regionale ai Trasporti e attività produttive, in risposta ai timori svelati dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, al Corriere del Mezzogiorno, sul passaggio dei binari nel centro cittadino. «Non c’è nessuna scelta definitiva sull’argomento – chiarisce l’assessore – Abbiamo sempre avuto intenzione di confrontarci con il comune di Acerra prima di decidere il destino della città». L’incontro tra Vetrella e l’amministrazione comunale ci sarà quando l’assessore avrà dati certi da comunicare al sindaco: «Vogliamo prima fare una serie di valutazioni. Stiamo, infatti, portando avanti due diversi studi. Nei quali sono calcolati costi, tempi e implicazioni ambientali del transito del Napoli-Bari rispettivamente al centro o nella periferia sud della città, come era stato proposto in un primo momento».
Nel 2009 il progetto dell’alta capacità mostrava il passaggio del treno a sud e non nel centro abitato. A inizio agosto, invece, dalla Regione hanno fatto sapere che costruire i binari in città avrebbe tagliato costi e tempi di realizzazione della tratta. «Il piano originario – spiega Vetrella – è comunque da rivedere. Deve essere svecchiato. Consideriamo che una delle nuove stazioni previste si chiama “Polo pediatrico”. Recentemente, però, è stato deciso di non costruire più l’ospedale pediatrico in quella zona. Quindi perché costruirci una stazione?».
La preoccupazione degli abitanti di Acerra, però, è che con il passaggio del treno si finirà per bloccare completamente il traffico cittadino.
Ma l’assessore smentisce questa eventualità: «C’è comunque l’intenzione di ridurre o togliere del tutto i passaggi a livello dal centro. Per farlo ci sono vari modi. Come il passaggio del treno in una galleria, che però di solito ha costi elevati, o in una trincea, un po’ più economica. Comunque sotto il livello della strada».
Intanto, interviene nella discussione anche il Pd. Domenico Tuccillo, vicesegretario regionale del partito fa sapere: «Mi auguro che Caldoro voglia evitare pericolosi colpi di mano e tenga fede al suo impegno di avviare le consultazioni necessarie per la realizzazione di un’opera così importante. Il presidente della Regione e l’assessore Vetrella ci assicurarono che non si sarebbero fatte modifiche al progetto senza il consenso degli enti locali interessati». L’assessore, però, conferma: «L’incontro ci sarà molto presto. Aspetto solo di avere una serie di dati, costi e tempi, su cui intavolare la discussione. Conosco il problema e può essere risolto solo con il senso pratico e non con congetture campate in aria».
Paola Cacace

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