Teatro, attenti alle false scuole

Teatro, attenti alle false scuole
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Salerno pullula di laboratori teatrali. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche. Dal “musical” al teatro di prosa, dai più piccoli agli adulti. È tutto un fiorire di cenacoli dediti alle arti della scena. Ci sono, insomma, più allievi che spettatori. I teatri, infatti, sono sempre meno affollati. Tutti vogliono provare l’ebbrezza delle scene, pochi quelli che seriamente intendono studiarlo il teatro e affrontare, così, un cammino difficile e pieno di insidie. Per non parlare dei tanti “maestri” che affollano l’arena. “Guru” di una sperimentazione appena appena orecchiata o pedagoghi di una tradizione dialettale malamente assimilata e peggio ancora trasmessa. Alcuni sono appena dignitosi e con una qualche esperienza, moltissimi sono dei veri e propri ciarlatani che pontificano senza sapere nulla del teatro vero. A leggere i loro curriculum c’è da restare senza parole. Fogli e fogli pieni di informazioni su spettacoli fatti in piccoli spazi, con poche repliche e per giunta in famiglia. Nessuna esperienza in un teatro che conta, nessun rapporto con compagnie e attori di un qualche rilievo nazionale e senza studi specifici; insomma, gente senza radici né tradizioni. Eppure, insegnano “teatro”. Tutto questo è stato possibile in una città come Salerno che, tradendo la sua colta tradizione passata, negli ultimi anni è stata presa d’assalto da vari avventurieri che giovandosi di una diffusa e generale indifferenza sono riusciti ad accreditarsi anche presso diverse istituzioni pubbliche. Affianco all’indifferenza, molto ha pesato la grande tradizione filodrammatica che in città, da sempre, ha influenzato negativamente un reale processo innovativo del settore. Da questo pantano sarà difficile uscire. Innanzitutto, bisognerà ricominciare a studiare. Ai tanti giovani che in buona fede si accostano a questo difficile mestiere, consiglio di cercarsi dei veri maestri. Il teatro quando non è poesia assoluta, è un artigianato di lusso. Come non andare allora con la memoria ai primi anni del novecento, quando l’Europa tutta pullulava di laboratori dove con entusiasmo e passione si progettava il nuovo teatro. Uomini e maestri, cavalieri dell’Apocalisse, che cercavano di mettere a punto rinnovate pedagogie per poter affrontare e sopportare con maggiore consapevolezza il viaggio avventuroso verso l’ignoto. “ (…)  Sostengo che lo Studio non è una scuola: è una confraternita di coloro che sono insoddisfatti, è la confraternita dei costruttori del nuovo teatro, dei ricercatori della nuova tecnica. Sono solo il fratello maggiore, più saggio, più esperto.”, così il grande Mejerchol’d. Meditate gente, meditate.

redazioneIconfronti

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