Teatro in Campania, situazione esplosiva

Teatro in Campania, situazione esplosiva
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

È risaputo che il teatro per essere davvero vivo deve essere sempre in una situazione emergenziale, di “crisi”, ma quando è troppo è troppo. Per quanto riguarda il teatro e lo spettacolo più in generale, in regione Campania, per esempio, si può dire che siamo giunti ad un punto di non ritorno. La crisi, che non è cosa di oggi e che è sotto gli occhi di tutti, è, qui, d’altra natura. Ormai siamo ad un passo da una situazione esplosiva. La politica continua a fingere di non vedere e, non comprendendo che si è ad un passo dal precipizio, cerca di rattoppare le troppe falle con un’improvvisazione spesso imbarazzante. Si preferisce, per esempio, ancora una volta rispondere a tutto questo gettando fumo negli occhi e strombazzando “eventi” straordinari e miracolosi capaci di proiettarci sotto i riflettori italiani ed europei rinverdendo i fasti di qualche anno fa. Senza capire che gli “eventi” al posto di una seria e programmata attività sono stati fin ora i veri e unici responsabili di questo stato comatoso del teatro più sperimentale e indipendente. Solo una seria ricognizione delle criticità e una visione del futuro prossimo, possono ridare davvero un po’ d’ossigeno ad un settore sempre più autoreferenziale e abulico, privo d’idee e solo interessato a non perdere le rendite di posizione fin qui guadagnate su un campo di gioco truccato. Tra le tante cose, quattro o cinque sono i nodi che la politica, se vuol essere davvero efficace, dovrà senza dubbio sciogliere al più presto mettendoci subito mano. Innanzitutto, indicare un assessore alla cultura competete che voli alto e che strategicamente accompagni gli operatori seri a coniugare con maggiore forza tradizione e innovazione; e ancora, risolvere la questione della direzione del Teatro Nazionale cercando di individuare un nuovo direttore più interessato a fare il bene del teatro (in Italia i direttori dei teatri pubblici sono “direttori a vita” e questo è veramente insopportabile); superare l’imbarazzo di una direzione del “Napoli Teatro Festival” troppo debole e che, a suo stesso dire, non è stata capace di limitare l’invadenza e gli interessi di parte che ne hanno inficiato per buona parte il programma; risolvere l’imbarazzante conflitto d’interesse che c’è da troppi anni in chi distribuisce gli spettacoli nei teatri regionali; infine, direzioni artistiche di nuovi teatri che a fatica riaprono e che, seppure affidate a uomini rappresentativi del territorio, non mostrano di avere quello scatto che serve per proporre quelle novità che la città si aspetta riproponendo spettacoli già visti, preferendo giocare sull’usato sicuro a scapito di nuovi progetti. Insomma, troppo per far passare tutto sotto silenzio.

redazioneIconfronti

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