Teatro libero. A Salerno il “Ghirelli” è un fortino

Teatro libero. A Salerno il “Ghirelli” è un fortino

Con quest’intervento del regista e attore Pasquale De Cristofaro continua il dibattito su una provocazione di Luciana Libero (http://www.iconfronti.it/teatro-operazione-tric-trac/) relativa ad iniziative imprenditoriali poco trasparenti e utili, destinate a mettere le mani su cospicui finanziamenti della Regione Campania, senza alcuna evidente finalità artistica nell’interesse dell’utenza.

Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro

Da circa due anni sono uscito dal gruppo che gestiva il Teatro Nuovo di Salerno. La decisione, allora, mi costò molta sofferenza; per venticinque anni, nel bene come nel male, ne ero stato l’anima più attenta alla sperimentazione  e al teatro d’Arte. Permettetemi di ricordare solo alcuni dei tanti protagonisti della scena nazionale che hanno calcato le scene della piccola ma gloriosa sala di via Laspro: Gabriele Salvatores, Barberio Corsetti, Enzo Moscato, Moni Ovadia, Giovanna Marini, Franca Nuti, Marisa Fabbri, Danio Manfredini, Michele Monetta, Valère Novarina, Valter Malosti, Laura Curino, Peppe Lanzetta, Elisabetta Pozzi, Saverio La Ruina, Vincenzo Pirrotta, Roberto De Simone, Peppe Barra, e potrei ancora continuare all’infinito. Intanto, però, le condizioni per continuare si erano fatte molto difficili per via dei sempre più scarsi contributi e per una lenta ma inesorabile flessione del pubblico. Per mancanza di fondi le stagioni ultime erano sempre meno brillanti. Inoltre, considerando che l’amministrazione comunale nel tempo aveva fatto altre scelte, continuare a combattere sarebbe stato velleitario e fallimentare. Valutando tutto questo, con alcuni soci optammo per lasciare la sala (altri coraggiosamente hanno voluto continuare). Prima, però, facemmo un ultimo, estremo tentativo. Avevamo saputo che stavano per sbarcare a Salerno gli storici organizzatori, produttori e direttori artistici del Teatro Nuovo di Napoli. Dopo tante gloriose stagioni napoletane, per varie vicissitudini lasciavano la città metropolitana per una nuova avventura nella nostra città (in realtà a Napoli mantenevano la sala più piccola detta “sala Assoli”). Anfitrioni, alcuni esponenti molto vicini al sindaco, interessati a portare finalmente, “Salerno in Europa”. Essi, cercavano una sede per le loro attività. Ci sembrò un’occasione da non perdere e offrimmo subito il nostro spazio. In questo modo, loro avrebbero trovato un teatro già bello e pronto e noi un’uscita di scena onorevole. Ci fu risposto che la cosa non era praticabile perché, per la loro intensa operatività, necessitavano di un vero e proprio polo ex-novo dedicato interamente al teatro contemporaneo. Successivamente, l’operazione è andata avanti tra proclami trionfalistici e straordinari traguardi raggiunti o da raggiungere. In realtà, da parte loro, è sempre mancata la volontà di dialogare con chi in città, negli anni, aveva svolto un’intensa quanto faticosa attività di promozione verso un teatro d’innovazione e di ricerca. Si poteva tutti dare una mano alla causa. Invece niente. Si sono chiusi come in un fortino sempre più turrito e appartato. L’amministrazione, d’altro canto, con cieca miopia indicava come propri referenti nel consiglio d’amministrazione della nascente Fondazione, i “soliti noti” (quelli di sempre). Detto questo, mi sento di poter dire oggi, alla luce d tutto quel che sta succedendo, che il loro è stato un errore su tutta la linea. A cominciare dalla sala del “Ghirelli”. Infatti, essa ha mostrato nel tempo inevitabilmente tutti i suoi limiti strutturali. Prescrizioni a parte, quella sala non poteva essere considerata dal primo momento, affatto adeguata. Notammo subito che, per esempio, un palcoscenico così piccolo, senza altezza e senza un soffitto attrezzato, non può di fatto ospitare nessuna compagnia e nessuno spettacolo che si rispetti. Nonostante ciò, per due anni le loro programmazioni sono andate avanti comunque, tra mille disagi del poco pubblico e dei malumori delle compagnie ospiti. Ultimamente, sui giornali non si contano le date continuamente rinviate e gli artisti che, per aver dovuto annullare gli appuntamenti previsti, minacciano ricorsi. Senza contare i velenosi “si dice”  che circolano nell’ambiente sul loro conto. Detto ciò, fa un po’ specie che quello che doveva essere il fiore all’occhiello di una amministrazione “lungimirante ed europea” si stia rivelando nient’altro che una bolla di sapone.

 

redazioneIconfronti

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