Teatro, operazione Tric Trac

Teatro, operazione Tric Trac

Con questo articolo di Luciana Libero, pubblicato sul blog del quotidiano La Città di Salerno, intendiamo alimentare un dibattito, sollecitando interventi dei nostri lettori sullo stato del teatro e sulle strategie di potere che ne perpetuano contraddizioni e limiti, sia etici che artistico-professionali.

di Luciana Libero
La giornalista Luciana Libero
La giornalista Luciana Libero

A Napoli li chiamano Tric Trac e si sparano a Natale; a Salerno si sparano in primavera i Tric, i “Teatri di rilevante interesse culturale” come con nome fantasioso li hanno chiamati alla Direzione  generale dello spettacolo (Mibac). Sono quei centri che vengono subito dopo i Teatri Nazionali, con meno requisiti ma non minori adempimenti. Se tutta la querelle sul Teatro nazionale a Napoli si è risolta riconoscendo il titolo al Mercadante; i napoletani della Assoli  (entrati alla Salid-Ghirelli di  Salerno con il “cavalluccio” della Fondazione Salerno Contemporanea),  ne hanno pensato un’altra:  unirsi al centro napoletano Le Nuvole, storica sigla del Teatro per Ragazzi; la compagnia di Enzo Moscato e insieme tentare il salto nell’iperspazio dei Tric. Nasce così il  Progetto Casa del Contemporaneoche avrebbe dovuto contare su un finanziamento di 750mila euro. L’operazione non è riuscita, il Ministero  l’ha declassata al più contenuto Centro di produzione e, vedendo chi invece ha ricevuto il riconoscimento,  dall’Elfo di Milano al Teatro Due di Parma, appare evidente la velleità dell’operazione. Con tutto il rispetto per gli amici delle Nuvole o per Enzo Moscato, i criteri produttivi restano lontanissimi dai requisiti  posti dal decreto ministeriale che cerca ( in un periodo di grande crisi e ristrettezze per il teatro) di spingere a fusioni e accorpamenti. Il Tric, che appunto sta un gradino sotto i Teatri Nazionali, prevede requisiti enormi che solo i  grandi stabili privati posseggono dove si svolgono rassegne e stagioni di rilievo internazionale. Basta dare un’occhiata ai programmi, agli spazi, agli sponsor pubblici e privati per comprendere le differenze. In tre i nostri hanno percepito dal  Ministero, nel 2014,  rispettivamente 193mila la FSC; 160mila Le nuvole e 68mila Enzo Moscato, circa 400mila euro, un terzo di quanto percepisce da solo il Teatro  Due di Parma ma soprattutto parliamo di importanti centri teatrali, dall’illustre background culturale, con un forte ancoraggio al territorio, tratti che delineano il profilo del Tric ( che in parte ha a Napoli le Nuvole).  Se infatti si può essere lieti che a Salerno si formi un centro teatrale importante, non si possono tacere le disfunzioni che hanno contrassegnato  fin dalla nascita la Fondazione salernitana.  Dai “vizi” d’origine –  contiguità con campagne elettorali del sindaco; un fallimento societario alle spalle a Napoli  da cui nasce l’associazione Assoli che diventa fondatrice insieme ad un Comune e all’Università, con poteri di nomina superiori all’Ateneo; un bene di rilievo come la Salid dato in comodato d’uso decennale, il tutto senza alcun obbligo e controllo di costruire un centro teatrale vero con residenze, produzioni, esperimenti che realmente proiettino Salerno in Europa. Si ignorano compensi, dipendenti, bilanci; in questa stagione inoltre è scomparso il sito internet, salvo una pagina Facebook su cui si annunciano cambi di programma e un monologo di Licia Maglietta viene spostata  nell’enorme Augusteo; avvengono strani furti, e circolano voci di dipendenti non pagati e addirittura di mancanza di agibilità.  Eppure, oltre a dribblare la trasparenza che è un obbligo normativo per le Fondazioni, nell’originaria delibera del 2011 sono stati stanziati per lavori di adeguamento ben 300mila euro più altri 200 sono arrivati ogni anno per la programmazione.  Come sono stati spesi questi fondi? Quindi prima di sbandierare stellari e velleitarie fusioni,  la Fondazione  avrebbe intanto l’obbligo di rendere noto  il suo operato agli utenti e ai cittadini,  ma soprattutto dovrebbe garantire quel rapporto con il territorio che ne giustifica la nascita e che si è fin qui rifiutata di avere. Questo resta il vero nodo, perché nessuna attività di apertura è stata avviata in questi anni per alcune semplici ragioni: l’interesse da parte dei vertici politici a tenere chiusi al proprio interno economie e fabbisogni e il disinteresse degli operatori napoletani a lavorare su Salerno in quanto il core business è a Napoli. Salerno rimane un avamposto periferico, un deserto dei tartari che serve a creare sinergie  fittizie per ottenere risorse da gestire altrove; e ci dispiace che un artista stimato come Moscato e i bravissimi operatori delle Nuvole si prestino ad una simile operazione; appunto, da “tric trac”.

(da http://libero-lacittadisalerno.blogautore.repubblica.it/)

 

redazioneIconfronti

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