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Teatro (s)confinato / Si chiama futuro la “carta” del sottoproletario

Teatro (s)confinato / Si chiama futuro la “carta” del sottoproletario
di Roberto Lombardi

In scena da Ottobre a Salerno al Santa Apollonia, da anni spazio felicemente teatrale, e fino ad Aprile, “Out of Bounds”, una rassegna di teatro contemporaneo curata, con il patrocinio del Comune di Salerno, da Studio Apollonia, una nuova sigla che riunisce L.A.A.V. officina teatrale, Bottega San Lazzaro e Promoarte.
L’Officina teatrale L.A.A.V. (bello anche il nome che fa pensare a volenterosi artigiani all’opera) oltre a rappresentare una vivace realtà capace di muoversi fra allestimenti, laboratori e organizzazione di rassegne, è stata capace di tessere nel tempo rapporti con molte realtà cittadine, anche distanti per sensibilità, fornendo occasioni per uscire dai propri confini (“Drammaturgie fuori confine” è il sottotitolo della rassegna). Una vivace operosità che merita di essere premiata dal pubblico che può fare la sua parte frequentando questa rassegna che mantiene ciò che promette: ”un programma di tutto rispetto” e, aggiungerei, che rispetta il pubblico perché lo sa capace di spingersi oltre i confini del già visto.
E abbiamo assistito ieri, Domenica 28 Ottobre, al secondo degli spettacoli in cartellone:”Piano B”, una produzione L.A.A.V. di e con Paride Cicirello. Bravo questo giovane attore, soprattutto a risolvere lo spettacolo tutto sul ritmo, sostenuto sempre con abilità, anche linguistica: un espressivo, stretto siciliano. In scena pochi elementi, soprattutto due sedie, una delle quali resta sempre vuota, a segnalare il vuoto, impossibile da colmare, nella vita del protagonista: un “disoccupato visionario con sindrome da sottoproletariato”. Un precario che sebbene gesticoli come i cantanti neomelodici, a cui si rifà come modello più poetico che di condizione sociale, e sebbene vesta con una giacca il cui colore fa tendenza, racconta una storia che sembra provenire più dal passato; potrebbe essere quella di suo padre o di suo nonno: più asprezza che precarietà. Non ha famiglia, il nostro precario, non ha una donna, non ha più lavoro, e sebbene zoppicante, mostra energie e volontà per restare in piedi, anche se non si capisce bene a che scopo. E qui il presente si riaffaccia: la perdita di senso di gesti e di parole che sembrano aver significato solo in sgangherate canzoni. Si paragona, il nostro antieroe assoluto, a una formichina solitaria, condizione paradossale come ogni ossimoro. Se il passato lo condanna, è il futuro a salvarlo da un tentativo di suicidio al quale neppure lui, forse, crede veramente. Un bambino gli tende la mano e, con quella, una candida speranza:”Vieni a giocare a pallone”. “Con questa gamba zoppa?”, ribatte l’uomo; e smesso anche il candore, il bambino gli suggerisce: ”In porta”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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