Tempo scaduto, partecipiamo!

Tempo scaduto, partecipiamo!
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Siamo diventati ormai ciechi verso il futuro, ecco perché permettiamo ai nostri politici di rubare impunemente senza che la cosa ci scuoti più di tanto. Moltissimi non vanno neppure più a votare. Siamo completamente assuefatti, apatici; siamo tutti precipitati in un meccanismo dentro il quale non riusciamo più ad immaginare situazioni esistenziali diverse da quelle in cui siamo immersi. Fatalismo, dunque; meglio ancora, una forma di nichilismo di necessità, come direbbe Gustavo Zagrebelski. La verità è che senza speranza non si va da nessuna parte, l’esistenza stessa di ognuno di noi perde la sua ragione e il suo senso. Soprattutto i giovani che si affacciano per la prima volta in società, invece di trovare una comunità salda in alcuni principi e valori, trovano ormai un sistema senza capo né coda che non ha saputo pensare per il loro futuro null’altro che una pervicace precarietà. Ed è proprio essa che corrode in profondità la società facendola cinicamente inaridire. Quando le vecchie famiglie politiche si sono sparigliate in tanti raggruppamenti attivi solo ad auto promuoversi senza alcuna idea o prospettiva a lungo termine, è cominciato il nostro inesorabile declino. In tale clima ecco che la parola rivolta, non trova più spazio nel nostro vocabolario. Lo stesso “riformismo” di questi ultimi anni è stato nient’altro che una atroce truffa, una beffa giocata contro di noi dai tanti governi tecnici che a partire dalla crisi economica che ha sconvolto le economie mondiali si sono in questi ultimi anni avvicendati. Nel nome di un riformismo molto diverso da quello in cui avevamo creduto, si sono perpetrati danni inimmaginabili a settori della società sempre più ampi, ai quali non solo sono stati ridimensionati diritti acquisiti in aspre lotte sindacali ma gettati per di più nella provvisorietà e nella povertà che si pensava aver definitivamente sconfitto. Una destrutturazione della società dagli esiti incerti. È in gioco la stessa tenuta sociale. I sociologi, trovandosi di fronte questi fenomeni che hanno rimesso tutto in discussione nelle società avanzate, hanno cominciato a parlare di una fase storico-sociale dove nulla potrà essere più come prima. “Società liquida”, “società del rischio”, queste le sue definizioni per cercare di descrivere il disastro che è sotto gli occhi di tutti noi. Come uscire, allora, da questo incubo? Non è facile. Innanzitutto, bisognerà ritrovare laicamente un desiderio di partecipazione alla vita attiva, alle scelte che assolutamente non possiamo continuare a delegare ad una classe politica così poco credibile. Questo significa tenere in gran conto la coscienza critica che in questi tempi si è di molto affievolita. Anche la cultura può e deve fare di più. Molti intellettuali progressisti in questi anni hanno badato più alle loro carriere che a far crescere il desiderio di un mondo diverso. E, poi, bisogna tornare a guardare con fiducia al futuro mettendo al centro dei nostri interessi i giovani. Non c’è nulla da fare, il nostro tempo è quasi scaduto e sarebbe un peccato gravissimo consumare quel che ne resta in azioni tese a frenare i loro slanci per un puro egoismo generazionale.

 

redazioneIconfronti

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