Mar. Giu 25th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Cronache corsare / Terre desolate di antiche rivolte

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di Luigi Ciancio
di Luigi Ciancio
Luigi Ciancio
Luigi Ciancio

parto in ritardo, questioni personali. al centro il solito traffico. la telefonata mi avvisa che attendono la rai, parti con calma. seguo il lungomare cittadino, supero i lidi di Pastena.  prendo la litoranea che arriva fino ad Agropoli. lungo la strada incrocio una decina di ragazzine costrette a praticare il mestiere. sembrano avere tra i sedici e i vent’anni, fisico da modelle. nessuno si ferma, raramente ho visto auto in attesa, forse una sola volta ho assistito ad un rimorchio. più avanti ce ne sono tre stagionatine e in carne. siamo tra i comuni di Pontecagnano, Battipaglia ed Eboli: si affacciano sulla litoranea e sul degrado.

un insediamento di tanti fabbricati a più piani, sequestrato pare per mancanza di licenze. un’altra telefonata mi avvisa che i manifestanti arriveranno nei pressi dello svincolo della SS 18. la protesta è dovuta alla paventata chiusura del museo, i frati minori hanno chiesto di rientrare in possesso del convento dove da dieci anni è allocato. credo che hanno intenzione di vendere. sarebbe interessante conoscere i dati dei visitatori. siamo a Capaccio che significa Paestum,  che significa i templi, che possono significare sviluppo, ed invece sono in balia delle onde. non si tratta delle stesse onde, che una volta lambivano le possenti mura dell’insediamento della magnagrecia.  raggiungo il territorio del comune di Capaccio, alla prima rotonda, che porta all’agglomerato urbano, la deviazione che immette nella pineta urbanizzata è interrotta da diversi giorni. al di fuori di questa, le strade chiuse o parzialmente interrotte nel Cilento sono trentacinque, inclusa la cilentana e la pisciottana, quest’ ultima, in particolare, messa in condizioni pietose e pericolose da trent’anni. aggiungiamo che, tra Ascea e Pisciotta, la frana interessa anche la sede ferroviaria e così, i trasporti, tra le regioni meridionale e il resto del Paese, sono assicurati da un solo binario che passa su un ponte di centocinquant’anni.

… Capaccio Scalo. attraverso il sottopassaggio ferroviario, ricordo il cantiere, realizzato da un’ impresa salernitana, raggiungo il liceo dov’ è previsto il raduno. anche l’istituto è stato realizzato da una società locale: ambedue spazzate via dalla crisi e da altro. due striscioni ed un paio di classi, escono per rinforzare l’esiguo drappello di insorgenti. percorriamo le vie della frazione e guadagniamo la sede comunale estiva. il paese è arroccato su un altopiano subalpino con una veduta spettacolare. mi aspettavo un po’ di gente. in piazza si aggiungono classi provenienti dalle elementari. bello da vedere e bello anche coinvolgere i ragazzi e i ragazzini. ma credo che non basta.

questa è una terra abbandonata e, allo stesso tempo, un territorio che può dare tantissimo. ci sono eccellenze,  che potrebbero implementare lo sviluppo: cultura, enogastronomia, ambiente e turismo. allora bisognerebbe rimuovere l’atavica abulia che ci accompagna e ci accomuna e che permette ai nostri governanti e alla classe dirigente, di portarci al macero.  queste terre sono terre di rivolta, che con i moti del 1828 e del 1848 hanno pagato un pesante tributo di sangue. teste tagliate ed esposte. oggi le proteste non rischiano il decollamento, e allora non riesco a capire come mai non si reagisca. è giusto battersi per non chiudere un museo, sarebbe più giusto battersi tutti per difendere il territorio nel suo insieme, rivendicare uno sviluppo sostenibile, voltare pagina e costringere tutti i sindaci e le forze associative a pretendere che i cittadini di questo immenso bacino culturale, economico, sociale e ambientale non resti abbandonato a se stesso o alle sporadiche e piccole rimostranze.

 

 

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