Terrorismo: i partiti del web

Terrorismo: i partiti del web
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Diciamocelo: è stata una settimana infernale! L’attacco dei Daesh (o Isis che dir si voglia) sta cambiando e forse cambierà le nostre abitudini. L’attacco alla quotidianità è la cifra più evidente della strategia del terrore che i terroristi stanno adottando, provando a minare, per l’appunto, il nostro vissuto e quelle azioni che danno un ulteriore senso alla nostra vita di sacrifici e lavoro e che riguardano lo svago, il tempo libero, l’otium.

Il web, intendendo con esso il principale social network, la più gigantesca agorà che la storia dell’uomo abbia mai avuto, ossia Facebook, si è spaccato in due tronconi: il partito della pancia e il partito della mente.

Il primo ha incorporato gli istintivi, le cui emozioni sono diventate subito nuova radice di odio, risentimento, vendetta contro l’Islam. Sono i guerrafondai pronti a partire per una nuova Crociata. La dottrina della risposta dura e pura ha trovato la sua principale teorica, suo malgrado, in Oriana Fallaci, diventata, per quel poco o pochissimo letto sul suo conto, la nuova icona della strategia della lotta ad oltranza del mondo occidentale contro la religione che vuole sterminare chi non è musulmano. Dimenticando che la Fallaci è stata una grande giornalista e che le sue idee in età matura sullo scontro tra religioni e sulla necessità per gli occidentali di difendere la propria cultura sono diventate le uniche cose da lei dette, senza storicizzarle, contestualizzarle.

Ma tanto, si sa, Facebook è un tritasassi. Che cosa può saperne il popolo di internet che agisce d’istinto della necessità di contestualizzare tutto, ossia dell’imprescindibile obbligo di tenere conto di tutti i fattori storici che sono dietro e dentro il terrorismo? Di tutte le variabili che determinano un complesso scenario politico? Meglio prendere due-tre frasi della Fallaci e su quelle architettare la teoria della vendetta. Andiamo a bombardare tutto e tutti. Questa la sintesi della reazione del partito della pancia.

Il secondo partito, quello della mente, ingloba i partigiani della riflessione, della meditazione, dell’analisi razionale di tutte le cause possibili, di tutto il variegato sistema mediorientale, di tutti i soggetti in campo, di tutte le responsabilità riconoscibili, da quelle dirette dei terroristi, a quelle dell’Arabia Saudita, della Turchia, degli Usa di Bush e più in generale del mondo occidentale, dei signori della guerra, di chi protegge e fomenta l’Isis. Per il partito della mente i bombardamenti come risposta agli attentati sono esattamente quel che i terroristi vogliono, affinché la dura risposta alimenti l’odio di altre centinaia di migliaia di musulmani, anche moderati, ma, a quel punto, desiderosi di schierarsi con chi almeno si oppone agli occidentali guerrafondai, alimentando, lo scontro di civiltà e di religioni e, soprattutto, facendo diventare l’Islam fondamentalista maggioritario rispetto a quello moderato e dialogante. Questo è il partito dei pacifisti, di quanti non si lasciano trasportare dal furore emozionale che ha avvolto l’Occidente, a partire dalla strage di Parigi. È il partito di Facebook che sta con il papà di quel bambino che, ai timori del figlioletto che gli rammentava che i terroristi hanno le armi, i kalashnikov, ha risposto semplicemente, “Sì, ma noi abbiamo i fiori!”.

Fiori o cannoni era un’antinomia degli anni Settanta del Novecento, entrata in una celeberrima canzone.

Io sto con i fiori. E voi, da che parte state? Con il partito della mente e con i fiori o col partito della pancia e con i cannoni?

 

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *