Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Quando fermavano S. Catello sotto casa dei boss

2 min read
di Mauro Maffei

Per San Catello, protettore dei marinai, la Chiesa di Castellammare di Stabia era finita in un mare di polemiche. Tutta colpa di quell’inchino, quasi peggio di quello firmato capitan Schettino, che la processione del santo usava fare sotto casa di Battifreddo, alias Renato Raffone, un mammasantissima con tutti i crismi: braccio destro del defunto boss Michele D’Alessandro, il vecchio boss dal 2007 scontava ai domiciliari, per motivi di salute, condanne per associazione camorristica, droga, estorsione ed usura. Per alleviare a Battifreddo le pene della restrizione,  i devoti portatori della statua di San Catello fermavano la processione proprio sotto il suo balcone. Pochi istanti, un toccante bacio lanciato dal boss al patrono, e un cenno per ordinare al corteo ripartire, tra gli sguardi commossi. Un omaggio coperto dal manto della tradizione, che impone a San Catello di fermarsi per alcuni minuti davanti alla cappella di Santa Fara, nel quartiere dell’Acqua della Madonna. Un luogo di culto di cui si cura proprio la famiglia di Battifreddo. “La cosa era preordinata, la città e la Chiesa non possono continuare a restare ostaggi di questa cultura che prevede la sottomissione ad un boss” insorse il sindaco Bobbio,  ex pm, un anno fa. Due volte all’anno, a gennaio e a maggio, però la sosta a Santa Fara era d’obbligo. E mentre l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare, monsignor Felice Cece, che per tradizione è in testa al corteo, quella volta non si accorse di nulla, il sindaco arrivò a ritirare il gonfalone del Comune, a togliersi la fascia tricolore e uscire dalla processione. Fino a chiedere, prima della processione dello scorso gennaio, “l’elenco completo e i dati anagrafici dei portatori della statua e dei componenti dell’eventuale comitato organizzatore e gestore della processione, al fine di procedere alle necessarie verifiche”. “La comunità ecclesiale di Sorrento-Castellammare di Stabia, unita al  suo vescovo – replicò con durezza il presule-, esprime stupore e dolore nel constatare  che, dopo i molteplici, infondati e offensivi interventi del sindaco  Bobbio, il sindaco  ancora una volta,  nell’approssimarsi della processione di gennaio di  san Catello ha dato inizio ad un’ulteriore  infondata  polemica”. Ma il fossato che divide la Curia e il Municipio si richiude con l’arrivo del nuovo vescovo, monsignor Francesco Alfano: lo scorso maggio, gli occhi vigili del prelato e del primo cittadino, vietano l’inchino sotto la casa di Raffone.

Di’ la tua: #chiesaemafie 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *