Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Tocca a noi distinguere la buona dalla cattiva politica

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È giustamente preoccupato Giuseppe Cacciatore per le sorti della democrazia in Italia e nel resto del mondo occidentale capitalistico e finanziario. Per trovare delle possibili soluzioni, però, è necessario chiedersi delle ragioni della crisi della democrazia rappresentiva e, magari, dirsi anche delle cose spiacevoli. Ad esempio, oggi, molti dubitiamo che essa sia ancora vitale. Né il capitalismo né la democrazia saranno eterni ed altri sistemi succederanno loro, non sappiamo né quando né perchè, ma ciò accadrà. Potrebbe accadere anche per un caso o per un giro imprevisto della darwiniana ruota della fortuna.

Emilio D'Agostino

di Emilio D’Agostino*

Emilio D'Agostino

È giustamente preoccupato Giuseppe Cacciatore per le sorti della democrazia in Italia e nel resto del mondo occidentale capitalistico e finanziario. Per trovare delle possibili soluzioni, però, è necessario chiedersi delle ragioni della crisi della democrazia rappresentiva e, magari, dirsi anche delle cose spiacevoli. Ad esempio, oggi, molti dubitiamo che essa sia ancora vitale. Né il capitalismo né la democrazia saranno eterni ed altri sistemi succederanno loro, non sappiamo né quando né perchè, ma ciò accadrà. Potrebbe accadere anche per un caso o per un giro imprevisto della darwiniana ruota della fortuna. Ma, la situazione attuale non si è sviluppata né per un caso, né per sfortuna. Essa ha, invece, cause reali e profonde. Analizziamole, dunque. Il capitalismo ha una storia ben precisa e in particolare: terminata la fase della accumulazione primitiva del capitale, i “padroni del tempo”, come direbbe Marc Bloch, hanno compreso come ogni giro del proprio orologio avesse per loro una grande vantaggio. Il denaro investito nelle loro botteghe generava altro denaro – era finito il tempo del baratto e dell’autosufficienza del feudo – con il quale potevano pagare il salario operaio e, allo stesso tempo, fruttare il cosiddetto “plusvalore”. Der Überschuss. Il salario non solo pagava il lavoro, ma diveniva plusvalore, diciamo denaro al quadrato. A maggior ragione, come poi è accaduto, la produzione industriale passata ad essere finanziaria – come rilevò Lenin – produceva, per così dire, denaro al cubo. In termini formali, se L è la quantità di lavoro impiegata per una determinata produzione e V il lavoro necessario alla riproduzione della forza-lavoro, il plusvalore Pv sarà dato dalla differenza: Pv = L – V. Cioè il profitto che, in sé, non né iniquo né equo: è solo il profitto, una volta che esso sia legittimato. C’è da chiedersi, allora, come tale legge, al giorno d’oggi, condizioni la democrazia e la politica. E questa è la questione più dolente e chiederselo non è da anziani bolscevichi. La politica è, per definizione, legata alla parola. Ciò è vero dai tempi di Pericle e, se ciò è vero, è legata ad una possibile menzogna, o a un inganno oppure a occultamento e velamento. Non lo è per propria connaturata malvagità, ma perché l’uomo, dopo essere puramente biologico, diviene essere simbolico e, quindi, linguistico. Così egli diviene, per definizione, opaco, ambiguo, non trasparente: potenzialmente menzognero. Qualsiasi uomo. Quanto accaduto di recente nella politica dell’Occidente democratico costituisce la solida base attuale di tale dubbio. Dagli scandali finanziari di Wall Street e delle Borse europee, all’occultamento della “verità” finanziarie dei singoli Paesi, a quelle che, infine, si sono rivelate le reali condizioni di alcuni paesi. A ciò si aggiunga che ciò si è prodotto nel quadro della finanziarizzazione dell’economia che ha generato, per un certo tempo, ricchezza fittizia e illusoria per moltissimi e ricchezza reale per pochi. Dunque, nel quadro dei rapporti economia/politica, moltissimi politici hanno mentito e mentono. Ma non è una situazione nuova: se mentiva Nixon, perché non dovrebbe farlo Obama? In Italia, forse, ci siamo per lungo tempo abituati ed è scattato, in noi, una sorta di auto-inganno: abbiamo preferito pensare di continuare a vivere nella democrazia costruita a fatica nel secondo dopoguerra e abbiamo preferito pensare che il potere politico fosse ancora sano, democratico e trasparente. Da Portella della Ginestra e dal “caso Salvatore Giuliano” non è stato così. Basti pensare alle parole della confessione finale del Divo nel film di Sorrentino: “Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano, si passeggiava e io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa, ti ricordi? Si lo so gli occhi tuoi pieni e puliti, incantevoli e incantati non sapevano non sanno e non sapranno e non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te; gli occhi tuoi pieni, puliti e incantati non sanno la responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984 e che hanno avuto per la precisione 208 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico si, confesso è stato anche per mia colpa , mia colpa, mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il paese, provocare il terrore, isolare le parti politiche estreme, per rafforzare i partiti di centro come la DC. La hanno definita strategia della tensione: sarebbe più corretto dire strategia della sopravvivenza. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Aldo, per vocazione o per necessità, ma tutti irriducibili amanti della verità, tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta e invece è la fine del mondo!” Forse la politica non si è mai saldata con la verità. Noi non crediamo, però, che tutto sia sempre uguale a se stesso e che ogni volta si debba ricominciare daccapo. Non si può, infatti, paragonare – senza fare le necessarie distinzioni Pericle a Cesare, Lorenzo dei Medici a Bonaparte, De Gasperi e Moro a Craxi e agli ultimi che siedono in Parlamento. La democrazia – così come abbiamo imparato – è quanto di meglio sia stato “inventato” dagli uomini per governare i legittimi conflitti all’interno delle nostre città. Così come lo è stata la Politica. A parte il “male assoluto” in cui il bene diviene male e viceversa, ci sono stati e ci saranno cattivi politici, verso i quali ci si deve indignare per cacciarli. Allo stesso modo, ci sono state “buone” democrazie e “cattive democrazie”. Tocca sempre a noi saper distinguere e la nostra è una responsabilità personale, Nessuno può ritrarsi.

* Professore Scienze della Comunicazione, Università di Salerno

2 thoughts on “Tocca a noi distinguere la buona dalla cattiva politica

  1. Non sono d’accordo, non sono le singole responsabilità personali, importanti ovviamente, a determinare un’etica pubblica. Quest’ultima deve risultare anche simbolicamente da percorsi che sfociano in leggi, carte costituzionali e assetti democratici. Troppo comoda un’idea di democrazia “personalizzata” e tagliata addosso a ciascuno come un abito su misura. Così si deresponsabilizza…

  2. Scusi, ma le pare questo il modo di esprimersi per un giornale?
    Non siamo mica all’università (e poi, anche in proposito, avrei da esprimerle parecchi dubbi sul linguaggio che ha adottato …)

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