Tota: troppo Eduardo, il teatro amatoriale del Sud ora svolti

Tota: troppo Eduardo, il teatro amatoriale del Sud ora svolti
di Damocle

Si chiude un sipario e non si riapre più. È l’effetto della crisi economica sul teatro amatoriale, che colpisce le piccole realtà, chiudendone alcune. Tuttavia c’è chi resiste. E laddove anche il teatro dei professionisti è forte, pure il mondo amatoriale ne beneficia. È questo, a grandi linee, lo stato di salute del teatro che IConfronti ha voluto tratteggiare con Enzo Tota (foto), artista salernitano, che vanta lunga esperienza di cabaret e di prosa.
Analizziamo dapprima la situazione salernitana.
Salerno è un caso unico e lo è sempre stato. Non ho esperienza nel Mezzogiorno, ma neanche in tutta Italia, di una città di media grandezza che abbia due teatri, come il “Verdi” e il “Delle Arti”, con due grossi cartelloni della stagione professionistica, artisticamente distinti. Si parla di sei serate, quattro al Verdi e due al Delle Arti, che riempiono per oltre cinquecento posti a spettacolo!
E questo è un bene o un male per il mondo amatoriale?
Beh, devo dire che per tutto il periodo in cui il Verdi è stato chiuso, i piccoli teatri, che erano numerosi, in qualche modo facevano da supplenza, vivendo stagioni molto ricche, in termini di affluenza del pubblico.
Dunque due cartelloni così ingombranti finiscono con lo schiacciare le piccole realtà?
No, anzi. Le stagioni professionistiche forti fungono da traino per le piccole compagnie. Non a caso ci accorgiamo di avere il teatro più pieno proprio in concomitanza con eventi dei grandi teatri. Scatta una sorta di molla “vogliamo andare a teatro”. Magari al Verdi non c’è posto o costa molto e si scelgono altri palcoscenici, dove ad un prezzo più contenuto si assiste a spettacoli che sono comunque di qualità. Le grandi realtà non limitano le piccole, anzi sono fonte di confronto utile e stimolante.
E la qualità della stagione professionistica pure è garantita?
Posso parlare del Verdi, dove ho l’abbonamento. E purtroppo devo ammettere che la qualità, da qualche tempo, è un po’ scaduta, per forza di necessità. Le compagnie, avendo a disposizione meno fondi, tendono a risparmiare sull’allestimento, ovvero anche sul numero degli attori, oltre che sulla parte di manovalanza, macchinisti, scenotecnici. Il risultato è una produzione un po’ ambigua: non si capisce se è prosa, balletto, musical. Tant’è vero che abbiamo assistito spesso a recital, una forma un po’ ibrida. Ma la prosa, intesa in senso classico, ultimamente non si vede.
La crisi del teatro oggi è soltanto economica?
In realtà, c’è anche una crisi di idee. Ci si rifugia troppo su scelte un po’ scontate. Si fa poca sperimentazione, si ha paura di correre rischi sulle presenze, proponendo testi più impegnativi. E anche il pubblico, d’altro canto, è alla ricerca di spettacoli più leggeri.
Anche per il mondo amatoriale non c’è differenza tra Nord e Sud?
No, il teatro amatoriale al Sud paga uno scotto, perché per tradizione si rifà sempre ad Edoardo, a Scarpetta, si propongono lavori esclusivamente comici. Rispetto al Veneto, alla Lombardia, dobbiamo ammetterlo, siamo più fermi.
Dunque chi fa teatro amatoriale al Sud desidererebbe uscire dal solco della tradizione?
In effetti, noi con la Compagnia dell’Eclissi e il Teatro dei Genovesi ci sforziamo di offrire un panorama alternativo per quanto riguarda la scelta dei testi. Quest’anno, per esempio, avremo in produzione Ibsen, con “Casa di bambola”, Strindberg con “Danza di morte”, un Pirandello poco frequentato come “La ragione degli altri”, qualcosa di Nikolaj, autore da poco scomparso, ma anche Brancati con “La governante”. Certo, con Edoardo si ha la garanzia di riempire la sala, ma ciò non significa che il teatro impegnato, pur attirando meno persone, non sia apprezzato, anzi lo è maggiormente per piacere di pubblico.
Facciamo una previsione: come vede il teatro amatoriale fra dieci anni?
Le fila del teatro amatoriale fra una decina d’anni saranno riempite dai giovani che oggi, spinti e illusi da una cattiva televisione, tentano a tutti i costi di entrare a far parte presto del mondo dei professionisti. Certo all’inizio il loro atteggiamento sarà di frustrazione, poiché si renderanno conto che, come dice il proverbio, “l’acqua è poca e la papera non galleggia”, ma bisogna considerare – e non parlo solo degli attori – che il settore amatoriale è una palestra di assoluta qualità e anche di quantità. Lo testimoniano i dati degli incassi Siae.
(n.t.)

Damocle

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