Tra cafoni, luci e vaniloqui

Tra cafoni, luci e vaniloqui
di Angelo Giubileo
Luci d'artista a Salerno
Luci d’artista a Salerno

Mi sia consentito di riprendere l’articolo del mio amico Alfonso Conte, Democrazia cafona, che discute della città in cui vivo e di chi quasi ininterrottamente la governa da circa venti anni. Allo scopo assolutamente meritevole di riempire il vuoto del dibattito, che è il vero e proprio sale della democrazia, non solo politico ma innanzitutto culturale.

Sono stato a Londra tra la fine e l’inizio d’anno, un breve viaggio in una capitale d’Europa, tra le più grandi e più belle al mondo. Ricchissima, di potere e innanzitutto di cultura. Una cultura più che millenaria, che si specchia quotidianamente nell’ethos privato e pubblico di quasi otto milioni di cittadini. Fino ad un recente passato, le parole erano come pietre; mentre, senz’altro di recente, ed in particolare in questa mia città, pare sia invalso l’uso delle parole cosiddette al vento, affatto scolpite, prive di peso specifico, perfino vuote di contenuto, certo del tutto inadatte alla formazione di un patrimonio, dapprima culturale. A tale proposito, che dire della favola che narra, ma in forma sempre più stantia, della disfida lanciata dalla sedicentecorte di Salerno, in passato sedicente vittima predestinata, all’ex-regno di Napoli? Il mio amico ha perfettamente ragione: “un paesone sconosciuto ai più, una sorta di insignificante villaggio ai margini della civiltà” versus la capitale di un ex-regno, in disgrazia quanto si vuole, ma una capitale, certo in declino, di circa un milione di abitanti, famosa ancora oggi in tutto il mondo. E allora, quand’è che una città può dirsi “europea”? Lo si potrebbe dire, almeno credo, di Napoli!, perché è fin troppo evidente che tra le due in questione non c’è confronto che tenga! Salvo che, parlare dei cafoni. Ovunque si trovino.

Caro Alfonso, tu dici che “chi più avrebbe il dovere di mantenere bassi i toni, più fomenta e surriscalda gli animi”. Semplicemente, chi e di chi? Con tutto il rispetto, che è naturalmente e sempre dovuto, ma di chi e soprattutto di cosa stiamo qui a parlare? Di una comunità che da anni insegue l’ombra di se stessa in cerca di una gloria presunta? Guidata, vorrei simboleggiare, da uno spavaldo ed indomito condottiero le cui gesta sembrano fare esattamente da pendant alla più recente sorte ventennale della squadra di calcio locale?

Come vedi, mio malgrado, ho finito anch’io con il cedere alla retorica. L’argomento forse lo richiedeva, ma vorrei farne salva quest’ultima breve mia annotazione: il teatro (dal greco théatron, che significa “spettacolo”) è prodotto da una tv locale e ripreso da più parti in diverse modalità nel corso della settimana che segue. Fino alla successiva puntata. Proprio come succede in una fiction, che peraltro è un prodotto che sembra non essere più tanto di moda. Il titolo della fictionLuci d’artista.

(I Confronti per Le Cronache del Salernitano)

 

redazioneIconfronti

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