Mar. Lug 16th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Tra le macerie di una identità da salvare

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

Scrivi Norcia, Preci, Amatrice, Visso, Camerino ed è come se scrivessi Italia. Intanto i proclami per il prossimo referendum costutizionale riprendono quota e la Leopolda impazza sui giornali del paese; ma il “mostro”, borbottante, giace sottoterra, nella pancia del Paese, sotto la dorsale appenninica. Con gli scossoni devastanti che hanno distrutto i borghi storici marchigiani e, allo stesso tempo, il cuore di intere collettività.
Il 24 agosto, ad Amatrice, il terremoto ha portato via con sé oltre trecento vite; quindi le onde sismiche si sono inabissate, per poi ritornare in superficie come la balena bianca di Melville, spazzando via paesaggi, case e chiese,  mettendo in fuga gli abitanti ancora presenti in paese.
È una lotta tra uomo e natura, ma quest’ultima pare avere preso di mira la vera autentica identità italiana, che nei paesini è ancora molto forte. Conosce i simboli e i riti del Paese, questo sisma, e ne fa scempio spezzando quel filo tra passato, presente e futuro che tiene insieme comunità e territori rurali. Neppure il patrimonio artistico e architettonico si è salvato, tra i crolli delle pievi del Basso Medio Evo con i loro rosoni, la pietra viva e le torri campanarie. Le comunità dell’Italia centrale, orgogliosamente legate ai propri campanili, oggi li osservano spezzati dal sisma: quasi nessuno è stato risparmiato dalla furia delle scosse e crolla, con essi, anche la fiducia nel futuro di decine di migliaia di persone che da due mesi convivono con un’emergenza che sembra non avere fine. Le vittime, in questo caso, non hanno nome e cognome, ma appartengono a tutta la collettività: la Basilica di S. Benedetto di Norcia, la Pieve di S. Salvatore di Campi di Norcia, la chiesa di S. Maria Argentea, la torre civica di Amatrice (rimasta miracolosamente in piedi dopo il terremoto del 24 agosto) e tante altre ancora.
È la lacerazione epica di un paesaggio millenario che ci rappresenta e che pone sfide enormi da affrontare:  è in gioco la sopravvivenza di un identità in cui tutti gli italiani, non solo quelli dei paesi colpiti, si riconoscono.
La ricostruzione di questo patrimonio perduto deve avvenire nel rispetto delle forme architettoniche pre-esistenti; ma è possibile ripensare a Norcia, Preci, Castelluccio ricostruite esattamente com’erano, nella massima sicurezza, in una zona che rimarrà ad alto rischio sismico?
Il terremoto ha mutato lo scenario di quei luoghi e l’uomo non può far finta che niente sia successo. Forse bisognerà rinunciare a qualcosa dell’antico splendore e sembra essere proprio questa la scommessa più grande: far rivivere il passato e rendere possibile la sua convivenza con una natura ostile. Il progresso e la modernità devono mettersi così al servizio della storia.

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