Tra maggioranza e minoranze solo tattica

Tra maggioranza e minoranze solo tattica
di Carmelo Conte
L' on. Carmelo Conte
L’ on. Carmelo Conte

A un mese dal voto europeo continua a crescere, secondo un sondaggio della Demos, il consenso per Renzi e, a sorpresa, anche per Salvini (Lega Nord) e Meloni (Fratelli d’Italia), tre personalità, diverse per rappresentatività, appartenenza politica e ruolo, che hanno in comune la giovane età e la duttilità pratica. È la conferma che il cambiamento in atto in Italia non riguarda gli orientamenti ideali e la capacità di andare “Per l’alto mare aperto” di Eugenio Scalfari. Bensì la scelta di facce nuove e la rottura degli schemi tradizionali: versione popolare del “Post” e del “Neo”, i due neologismi con cui si definiscono la fine e l’inizio di cicli storici. Che sono stati oggetto, nei giorni scorsi, di riflessioni culturali nella Lettera, il supplemento del “Corriere della sera”, e nel ”Festival delle idee”, organizzato da “la Repubblica”, dal 5 all’8 giugno, a Napoli. Si tratta di un fenomeno che, pur se diversamente interpretato e perseguito dalla politica e dagli intellettuali, solleva interrogativi intrinsecamente connessi che si possono così sintetizzare: quale configurazione assumerà lo spazio politico rispetto ai cambiamenti evocati dai due maggiori quotidiani nazionali per scontare il futuro? Quale forma si darà il partito ora dominante (il Pd) per dare a tale processo un contributo di pensiero oltre che di potere? Come si articolerà l’opposizione che ora sembra in balia di una crisi strutturale? Sono domande alle quali non è possibile, allo stato, dare risposte esaurienti, ma è prevedibile che per le sfide culturali occorrano tempi lunghi (segnano passaggi epocali), mentre per la politica corrente (!) è ipotizzabile che prevalgano scelte di breve periodo. Laddove appare evidente che Renzi intenda completare l’opera di destrutturazione dei partiti, avviata da Berlusconi, e promuovere, a seguire, quella della burocrazia, dei sindacati e delle associazioni di categoria. Con lo scopo di ridimensionare i corpi sociali intermedi e stabilire un rapporto diretto con l’opinione pubblica, alla quale si propone come espressione dell’ala progressista del neoliberismo, quella che riconduce a Blair, uno dei suoi modelli. Anche se questi, secondo la critica inglese, non è stato un innovatore, ma ha solo sfruttato l’eredità della Thatcher che, peraltro, da qualche tempo è diventata un punto di riferimento anche della politica italiana, almeno quanto alla determinazione a cambiare il sistema. Obiettivo che il nostro Premier persegue senza trascurare di assicurarsene il controllo con una legge elettorale che consolidi il Pd, escluda una qualsiasi formazione alla sua sinistra e favorisca una diarchia tra Centro (il suo) e centro destra. Com’è avvenuto, per lunghi anni, in Inghilterra tra laburisti e conservatori. A tale strategia sta corrispondendo – come effetto imprevisto del sussulto determinato dal voto europeo – la decisione delle opposizioni di attenuare la vis polemica e partecipare al dibattito sulle riforme. Quanto avevano fatto, fin dall’inizio, Scelta Civica, il Nuovo centro destra e, in forme diverse, Forza Italia, peraltro con esiti elettorali deludenti, sembra vogliano fare ora anche il M5S e la Lega Nord: collaborare con il partito di maggioranza. Invero, non è una scelta di merito, bensì una contromossa per evitare che Renzi, pagando un prezzo politico a Berlusconi o razziando tra le tante dissidenze che emergono tra senatori e deputati, possa imporre cambiamenti istituzionali che compromettano la loro rappresentanza parlamentare. Sicché, di rimando, hanno offerto i propri voti per determinare l’adozione di una legge elettorale, a base proporzionale con le preferenze, divenuta ormai l’ancora di salvezza delle minoranze. Siamo al punto che non è in discussione chi vincerà ma come farlo vincere e come sarà composta l’opposizione e da chi. Non è un buon segno e non è detto che giovi al Pd e allo stesso Renzi perché, ormai, i cittadini non tollerano a lungo le camicie preconfezionate.

 

redazioneIconfronti

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