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Traffico di droga, frasi d’amore tra innamorati per eludere intercettazioni

Traffico di droga, frasi d’amore tra innamorati per eludere intercettazioni

Sei persone sono finite in manette stamattina in un’operazione antidroga della Squadra Mobile di Caserta che, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha eseguito le 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal fine di agevolare il clan camorristico dei Belforte di Marcianise. Le indagini della polizia avevano scoperto una collaudata struttura associativa, di cui erano promotori ed organizzatori affiliati del clan Belforte, dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, acquistati prevalentemente nel napoletano e smerciati specialmente sulla piazza casertana. Per eludere eventuali intercettazioni, gli spacciatori simulavano dialoghi tra innamorati, ricorrendo a vezzeggiativi e frasi d’amore. Al vertice dell’organizzazione una donna, la moglie del referente dei Belforte a Caserta, detenuto e condannato all’ergastolo per reati associativi. «Per le cinque e mezza, le sei massimo, sto da te e andiamo a vedere la partita, non ti dimenticare quello che mi hai detto, ti devo portare una bella cosa non ti preoccupare. Devo prendere i biglietti, quello è il club Napoli di Recale». Utilizzavano messaggi in codice per indicare i luoghi dove prelevavano a cocaina e le zone dello spaccio a Caserta e dintorni. Il gip di Napoli Alessandro Modestino ha spiegato in 97 pagine come il gruppo che faceva capo al clan Belforte, diretto dalla moglie del capozona dei Belforte, Concetta Buonocore, destinataria di una misura cautelare con altri cinque complici, riuscisse a gestire il mercato della droga e a comunicare con sms o con messaggi in codice che simulavano relazioni amorose o interesse calcistico. Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura ristretto al 41 bis nel carcere di Cuneo, era chiamata dagli affiliati “la zia”. Il gruppo si incontrava spesso al Bar Boys di Caserta, gestito da Gianfranco Rondinone, fratello di Antonio, anche lui elemento dei Belforte. In una telefonata, uno dei gestori dello spaccio, appena uscito dal carcere, ricostituisce l’organizzazione. E’ Fabio Rivetti, che esce dall’istituto di pena di Poggioreale a Napoli il 27 settembre del 2009, dopo dieci giorni di detenzione. Alle ore 19, appena tornato libero, fissa un appuntamento nella mezz’ora successiva con Francesco Amato e Salvatore Sena. Francesco Amato, infatti, spiega a Sena in una telefonata: «E’ venuto dalle vacanze quell’amico mio, hai capito?». A quel punto, Rivetti invia un sms ad Amato: «Amore ma quando mi vieni a prendere, ti sto aspettando, muoviti». In un’altra occasione, Sena chiama Amato e gli chiede se può fornirgli alcune dosi: «E dai, vedi un poco, Francesco, mi servono proprio se no si ferma la giostra». Amato risponde: «Ok, non parlare per telefono, ora vado». A rafforzare l’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nei bar, sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia a partire da Vincenzo Maiello, a Michele Froncillo, Raffaele Roccolano, Giacomo Nocera e Antonio Gerardi.

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