Dom. Ago 18th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Trattativa Stato-mafia, Di Pietro litiga anche con la Severino

2 min read
Nicola Mancino ha chiesto di trasmettere gli atti al tribunale dei ministri

Dopo la richiesta di stralcio della sua posizione per mancanza di “connessione” con quelle degli altri imputati, l’ex presidente del Senato Nicola Mancino, attraverso i suoi legali, ha depositato al gup di Palermo Piergiorio Morosini, davanti al quale il 29 ottobre si terrà l’udienza preliminare del procedimento sulla trattativa Stato-mafia, una istanza con cui si chiede di trasmettere gli atti al tribunale dei ministri. Secondo l’ex politico Dc, imputato del reato di falsa testimonianza, il gup dovrebbe dichiararsi incompetente a decidere e inviare il fascicolo al tribunale dei ministri, competente in quanto all’epoca della presunta trattativa Mancino era ministro dell’Interno. Nel procedimento sono coinvolti, oltre a lui, i vertici del Ros di quegli anni: il generale Mario Mori, l’ex comandante Antonio Subranni e l’ex capitano Giuseppe De Donno che nel ‘92 avrebbero avviato il dialogo con “Cosa nostra” tramite Vito Ciancimino. E ancora i capimafia Bernardo Provenzano, Totò Riina, Luca Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Cinà e Massimo Ciancimino, figlio di don Vito. Nella lista anche l’ex ministro Dc Calogero Mannino e il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. L’uno, accusato di avere dato input alla trattativa perché temeva di essere ucciso, l’altro perché si sarebbe proposto come intermediario con i clan dopo l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima. Le accuse per quelli che vengono ritenuti i principali protagonisti del patto, che parte delle istituzioni avrebbero stretto con Cosa nostra per fare cessare le stragi, sono diverse: minaccia a corpo politico dello Stato per i boss, i carabinieri, Dell’Utri e Mannino. Concorso in associazione mafiosa e calunnia all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro per Ciancimino jr e falsa testimonianza per Mancino. Intanto cresce la mole di carte finite nel fascicolo. Oggi i pm hanno depositato una serie di documenti, ma soprattutto gli interrogatori dell’avvocato Rosario Cattafi, ritenuto a capo della cosca di Barcellona Pozzo di Gotto e dei pentiti Angelo Siino e Francesco Di Carlo. Questi ultimi farebbero rivelazioni sui rapporti di Antonio Subranni con esponenti mafiosi di spicco. Cattafi, invece, le cui rivelazioni sono finite anche agli atti del processo per favoreggiamento alla mafia a carico di Mori racconta dei contatti avuti con Francesco Di Maggio, ex vicecapo del Dap, nel frattempo morto, tra i protagonisti, secondo la Procura della trattativa. L’udienza del 29 probabilmente sarà occupata tutta dalla costituzione delle parti: ancora non chiaro se la Presidenza del Consiglio parteciperà al processo. Sul punto, oggi alla Camera, è intervenuto il ministro della Giustizia Paola Severino. «Il Consiglio dei ministri, collegialmente, deciderà in tempo utile» se costituirsi parte civile, ha detto. Dura la replica del leader dell’Idv Antonio Di Pietro che aveva sollevato la questione: «Ae non ci sarete, sarete complici».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *