Trattenuta del 2,5% agli statali per il Tfr, la battaglia continua

Trattenuta del 2,5% agli statali per il Tfr, la battaglia continua

Ad inizio 2011 c’è stato il passaggio dal Tfs al Tfr per i trattamenti di fine servizio o rapporto dei dipendenti pubblici. Nonostante il passaggio di sistema, i dipendenti pubblici si sono visti finora addebitare la quota mensile del 2,5% che era da sempre dovuta, ma per il vecchio sistema di calcolo del trattamento di fine servizio (Tfs). Col passaggio al trattamento di fine rapporto (Tfr), il sistema di calcolo previsto per i lavoratori del settore privato, i dipendenti pubblici avevano diritto ad essere equiparati a quelli del settore privato, ossia non pagare alcuna quota a loro carico. E invece gli enti finora hanno continuato ad addebitare in busta paga un 2,5% a loro carico. Gli enti pubblici in questi mesi continuavano a sostenere che la percentuale a carico del lavoratore era ancora dovuta. La Corte Costituzionale ha messo la parola fine alla questione: dando ragione ai lavoratori del settore pubblico che fino ad oggi avevano aperto numerosi contenziosi.
Il Governo è intervenuto su questa problematica con un Decreto Legge del 26 ottobre 2012 ripristinando il Tfs ed estinguendo tutti i processi pendenti.
Sulla questione è intervenuta la Cisl Funzione Pubblica: «Ancora una volta il governo dei “tecnici” ha preso una decisione rapidissima per non restituire l’indebita trattenuta del 2,5% ai dipendenti pubblici sul trattamento di fine rapporto come stabilito dalla Corte Costituzionale. Come primo commento politico non possiamo che constatare, amaramente, che il pubblico impiego viene “bistrattato” da chi si professa “unico esperto in materia” (prima Tremonti/Brunetta, oggi Monti/Grilli) e poi adotta provvedimenti sgangherati. In secondo luogo che il lavoratore pubblico viene “forzatamente” equiparato ai privati solo per gli aspetti negativi giuridici e per bloccare le retribuzioni». Il segretario salernitano della Cisl Funzione pubblica, Pasquale Passamano insiste: «A livello di esecutivo, Parlamento e Ministeri, non c’è tutta quella competenza che viene “sbandierata in ogni momento” specie quando c’è da contrastare le giuste rivendicazioni dei lavoratori pubblici. Per quanto concerne il costo dell’operazione il Governo evita oggi nuovi oneri scaricando sul prossimo Esecutivo Nazionale tutti gli incrementi relativi al ripristino della buonuscita». Il sindacato conclude: «Se per i dipendenti pubblici assunti prima del 2001 l’intervento del Governo fa registrare un “nulla di fatto” per quanto concerne sia la sospensione del contributo che la restituzione degli arretrati ripristinando il precedente sistema di calcolo più favorevole per la “buonuscita”, molti dubbi permangono in merito ai lavoratori assunti successivamente al 1 gennaio 2001 (e non sono pochi nella nostra Amministrazione) già assoggettati al Tfr e per i quali si acuisce una annosa sperequazione».

m.amelia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *