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Triduo Maggiore della Settimana Santa

Triduo Maggiore della Settimana Santa
di Luigi Rossi
Luigi Rossi

Luigi Rossi

Dalla morte alla vita è la meditazione che la Chiesa invita a fare in questi giorni. La fine della vita storica di Gesù avviene nelle contraddizioni piene di malvagità di cui è capace l’uomo. Cristo, dopo aver amato i suoi, ha continuato ad amarli fino alla fine, intendendo con ciò non un termine cronologico, chiusura di un periodo, ma il compimento, la pienezza generatrice di amore perché il suo vivere è costruttivo e meritevole. Pietro comprenderà tutto ciò dopo l’esperienza della Passione e Resurrezione, non durante la cena quando a tavola, rappresentata dai discepoli, è seduta tutta la Chiesa che gode dei doni del Signore, ma è ancora segnata da lacerazioni e divisioni per la persistente mondanità nei cuori. Gesù invita ad una condivisione di memoria, di storia, di certezza di salvezza, novità radicale ed imprevedibile perché nel pane e nel vino dona se stesso. In contraccambio chiede solo che siano ripetuti il gesto, il dono, le parole, cibo per crescere nella fede e nell’amore. Ecco il motivo perché si pone in una speciale cappella l’Eucarestia e si prega in attesa dei riti del Venerdì.

GIOVEDI’ SANTO: in coena Domini

Quando la famiglia ebraica si metteva a tavola il 14 di Nisan era prescritto che il figlio più giovane chiedesse al padre: “che significa questo rito?” Nel cenacolo Giovanni rivolge il quesito a Gesù. Anche noi poniamoci la domanda: che significa ciò che la Chiesa compie in questi giorni?
Il Giovedì ricorda e fa rivivere tre misteri: Cristo istituisce l’eucaristia e l’ordine sacerdotale e dà il mandato della carità. L’eucaristia è nella nostra vita ciò che è il sole nel mondo: luce, energia, gioia di vivere. I primi cristiani ne avevano approfondito il significato, innanzitutto memoria e racconto dell’amore di Cristo. L’Eucaristia, compagnia della vita perché invita a mangiare il pane frutto del lavoro, genera il bisogno di essere solidali: prendere e mangiare insieme, come fratelli. Quando non avviene tradiamo l’Eucaristia perché la riceviamo chiusi nel nostro egoismo, soddisfatti del perbenismo di un rito consolatorio!
In questo impegno si scopre il senso profondo della lavanda dei piedi. L’evangelista Giovanni non narra l’istituzione dell’eucaristia, ma descrive questo gesto di Gesù in sé sconvolgente. Oggi suscita più curiosità che condivisione: é la reazione della persistente incomprensione di Pietro – “no, mai” – perché difficile spogliarsi dell’autorità intesa come potere.

VENERDI’ SANTO: In Passione Domini

Riviviamo il mistero di salvezza realizzato dal Figlio dell’Uomo che si sottopone ad una morte atroce. Il suo gesto aiuta a comprendere le dinamiche delle mille povertà e delle continue sopraffazioni alle quali sono sottoposti i piccoli, gli umili, lo scarto dell’umanità riscattato dalle sofferenze di Gesù. Lungo la salita al Calvario Egli si fa fisicamente, psicologicamente, moralmente simile ai tanti sconfitti della storia per aiutarli a sollevarsi nonostante cadute, croci, passioni e morte. Il morire e la sepoltura di Gesù proclamano che solo l’amore può essere sintesi di salvezza nella storia, dar senso e vincere la morte operando redenzione.
Lo spettacolo del Venerdì Santo accende la speranza e coinvolge i cuori di chi durante la processione per le vie del paese contempla la profezia del dolore innocente e salvifico nell’incontro della Madre col Figlio morto. Durante il tragitto prevalere è il silenzio per ascoltare nel profondo dell’animo il lamento di Maria davanti al figlio torturato e ucciso dai potenti della Terra, da due millenni è simbolo di resistenza, di lotta e di liberazione da ogni sopruso apportato all’uomo. Tanti canti e schemi compositivi elaborati dai proto-cristiani nella Siria e nella Palestina, oggi bombardate, ripropongono le costanti del perché della persistenza del male. L’ingordigia fa piangere Kore-Maria, la quale si scopre a chiamare li figlio morto con i nomi più struggenti – come γλυκύ μου έαρ, mia dolce primavera – che Ella ripete ad intermittenza. Le donne, che si sono recate con profumi alla tomba per inondarla di fragranze, odono l’eco del pianto della Madre: mia dolce primavera, mio dolcissimo figlio dov’è tramontata la Tua bellezza?
E’ il motivo per cui siamo invitati a venerare la croce prostrati in un rito che è catarsi e catastrophé per ciò che rappresenta mentre nelle nostre orecchie é ricorrente l’eco delle lamentazioni del crocefisso: Che altro avrei dovuto fare e non ho fatto?

Veglia pasquale

Al centro della liturgia c’è il cero, simbolo di Cristo, luce che vince le tenebre del mondo. Le “tenebre” simboleggiano il nostro smarrimento, il nostro procedere a tentoni lungo le vie della storia, storditi dalla moda corrente. Egli è il punto di riferimento nel nostro errare, luce della comunità, come evoca l’accensione delle candele nella chiesa buia. Egli, la Luce, invita ad essere lucerna sul candelabro. Per questo l’Exultet, composizione risalente alla fine del quarto secolo e che si ripete attraverso i secoli, annunzia“è risorto, alleluia”, canto nuovo dei salvati in lode a Dio. Le letture tracciano questo orizzonte che dalla creazione si sviluppa snodandosi negli episodi della storia della salvezza più significativi fino all’annunzio del Risorto. La fede in lui diventa il battesimo nella Chiesa: il Vivente è tale non solo nel rito, ma nella nostra storia, nella nostra vita, in tutte le nostre vicende.
Il brano del Vangelo riflette le difficoltà della nostra fede: le donne notano la pietra ribaltata, ma non il corpo. Il Cristo pasquale non può essere trovato come oggetto. Egli va sempre cercato, attraverso mille incertezze, nel balenio dei segni. Per molti oggi siamo noi, che affermiamo di essere credenti, il segno! Perciò, non limitiamoci a dire buona Pasqua, proclamiamo, come usano gli orientali, “Cristo è risorto ed é vivo in mezzo a noi”. Da Lui proviene la gioia che inonda il mondo e nei siamo consapevoli che in Lui anche abbiamo vinto la morte!

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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