Troppa povertà culturale nei giovani del Sud irretiti dal cellulare

di Giorgia Notari

Non sarà il cellulare a salvare il mondo, forse di più potrà il libro. È quanto emerge dal rapporto 2012 sull’infanzia italiana, presentato a Roma e realizzato da Save the Children. I dati che emergono dimostrano infatti che l’apprendimento classico debba essere considerato ancora insopprimibile, in considerazione di deficit culturali di base delle nostre giovani generazioni.
Oltre ai livelli altissimi di laureati disoccupati, l’Italia detiene il record dei cosiddetti “scoraggiati”, cioè di quella fetta di giovani che hanno tra i 15 e i 24 anni e che, pur dichiarandosi intenzionati a farlo con priorità assoluta su ogni altra cosa, rinunciano di fatto a cercare un lavoro. Ma i dati più allarmanti, che mostrano un gap preoccupante nell’apprendimento e nella maturazione dei giovani, arrivano dal Mezzogiorno, dove quasi due milioni di ragazzi si ferma alla terza media. Sempre nel Sud vi è inoltre il fenomeno dei cosiddetti “disconnessi culturali”. In Campania, Sicilia, Calabria e in Puglia un adolescente su quattro non fa nessuna attività sportiva, uno su cinque non varca la soglia di un cinema, il 33 per cento, uno su tre, non ha mai aperto un libro o un computer. Gli stessi, però, hanno tutti il cellulare e lo posseggono già a partire da sei anni. Il telefonino appare, per questi ragazzini, oltre che uno status symbol, l’unica fonte di connessione con il mondo esterno, ma ovviamente non è affatto così.
Se a questo crescente grado di povertà culturale aggiungiamo anche il ‘regalo’ fatto ai 560 mila neonati di quest’anno di più di tre milioni di euro di debito pubblico che graverà sulla loro vita molto più incerta di quella dei loro padri e dei loro nonni, allora sì che si può considerare iniziata la irreparabile disgregazione sociale tanto temuta negli ultimi anni.
L’unico dato positivo è che i giovani italiani hanno il più alto indice di “resilienza”, la capacità, cioè, di ottenere risultati (scolastici, scientifici) nella norma o spesso sopra la norma, partendo cioè da condizioni avverse: secondo il rapporto, infatti, i bambini e i ragazzi italiani sono dieci volte più scoraggiati che in Grecia eppure più bravi a scuola che in Germania.

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