Troppa sedentarietà: e così il diabete colpisce molto più al Sud

Troppa sedentarietà: e così il diabete colpisce molto più al Sud

Domani e dopodomani Giornata mondiale del diabete. Ne parliamo con il dottore Pasqualino Calatola, tra i maggiori esperti di questa subdola patologia, che si sofferma innanzitutto sull’importanza della prevenzione. L’équipe medica del dottore Calatola è a disposizione dei lettori de I Confronti che volessero porre loro domande su tutto quanto concerne la diabetologia. Per ricevere una risposta dall’equipe è possibile inviare una mail all’indirizzo iconfronti@gmail.com oppure info@iconfronti.it o, in alternativa, inserire un commento in calce all’articolo.

di Barbara Ruggiero

Domani, sabato, e dopodomani ricorre la Giornata mondiale del diabete. Si tratta di una campagna di informazione, sensibilizzazione e prevenzione di una malattia che riguarda milioni di persone in tutto il mondo, tanto da costituire una vera e propria epidemia in costante evoluzione.
Abbiamo approfondito la tematica con il dottore Pasqualino Calatola (foto), diabetologo, dirigente responsabile dell’Unità operativa semplice di diabetologia territoriale di Salerno.
Dottore Calatola, spieghiamo come nasce la Giornata mondiale del diabete?
Questa giornata di sensibilizzazione in passato era a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Da alcuni anni, invece, viene organizzata direttamente dall’ONU perché gli Stati si sono resi conto che il costo sociale della malattia è molto alto per diffusione e per complicanze. I sistemi sanitari crollano sotto il peso della malattia. E per questo motivo gli Stati hanno pensato di informare le persone dei danni che può portare il diabete.
Quali sono i danni principali a cui può portare questa malattia?
Il diabete rappresenta il primo caso di cecità, di amputazione non traumatica degli arti, di infarto del miocardio, di emodialisi… Per ovviare a tutti questi problemi occorre intervenire strutturalmente nella vita sociale con una prevenzione primaria e secondaria.
Quanto è diffuso in Italia il diabete?
La diffusione è intorno al 5,4% in Italia. La percentuale di soggetti diabetici al Sud è maggiore rispetto al Nord.
A cosa è dovuta la disparità di dati tra Meridione e Settentrione?
Spesso il diabete è legato alle condizioni economiche: quelli che possono permettersi una alimentazione più accurata e sana sono meno a rischio diabete. Poi c’è anche una differenza sostanziale: lo sport. In qualunque parte d’Italia, diventa difficile fare sport se le istituzioni non mettono a disposizioni palestre o piscine e io non ho la disponibilità economica di frequentare quelle costose. Al Nord si fa più sport sia nelle scuole sia come mero fatto di immagine sociale. Faccio un esempio ulteriore: l’alimentazione degli svedesi è ricca di grassi, ma loro sono portati a bruciare molte più calorie rispetto a noi, che invece siamo un popolo più pigro e sedentario.
A proposito di sedentarietà: si può attribuire alla vita sedentaria tra pc e televisione anche l’aumento di casi di diabete giovanile in Italia?
Nei giovani c’è un aumento di casi di diabete. In realtà occorre distinguere tra due tipi di diabete: quello di tipo 1, che solitamente riscontriamo nei giovani, è un diabete autoimmunitario; quello di tipo 2, invece, è quello dovuto all’alimentazione e alla vita sedentaria che di solito si riscontra nelle persone anziane. E ultimamente sono in aumento i casi di diabete di tipo 2 nei giovani.
Come si previene questa malattia?
Innanzitutto con uno stile di vita sano. Due delle cause principali che portano al diabete sono l’obesità e la sedentarietà. Infatti assistiamo a un aumento esponenziale dei casi di diabete nei paesi in via di sviluppo perché il cambio dello stile di vita porta a un cambio dell’alimentazione e a una minore attività fisica. Il diabete è dovuto all’aumento della glicemia nel sangue che va poi a toccare tutto l’organismo.
Quanto conta, in un’ottica di prevenzione della malattia, l’alimentazione?
Un’alimentazione sana è alla base della prevenzione. Noi diciamo no ai fast food e sì alla dieta mediterranea. Basta sostituire il pane al dolce e mangiare pesce, frutta, verdura. Invece oggi, se ci facciamo caso, anche al ristorante, alla fine di un pranzo, ci propongono il dolce e non più la frutta. Io dico no anche alle bibite gassate che abbondano in giro e che ci fanno inserire calorie occulte.
Si è soliti dire che il diabete è una patologia da cui non si può guarire, ma che si può solo curare; è giusto?
Il diabete è una malattia cronica da cui si può guarire solo nelle fasi iniziali se si cambia stile di vita, adottando un’alimentazione sana e la si porta avanti per tutta la vita. Ovviamente, ci sono persone che sono ritenute maggiormente a rischio rispetto ad altre, come per esempio chi è obeso, chi fa vita sedentaria… Risulta perciò fondamentale per i pazienti considerati a rischio sottoporsi annualmente al controllo della glicemia sia a digiuno che dopo i pasti.
Per contrastare il diabete, dunque, risulta indispensabile la prevenzione e la sensibilizzazione, oltre che una campagna informativa.
L’informazione è importante: ci sono pazienti che hanno il diabete e non sanno di averlo. Questa malattia, se presa all’inizio, ha buone possibilità di guarigione, o di trasformare la malattia cronica senza far danni.
Come sarà organizzato il weekend di prevenzione e sensibilizzazione a Salerno?
Abbiamo strutturato la Giornata mondiale in due fasi: prima siamo stati nelle scuole per spiegare il diabete come malattia sociale, invocando anche l’intervento delle istituzioni per la creazione di più palestre e più piscine per fare sempre attività fisica; poi abbiamo relazionato sullo stile alimentare, invogliando a mangiare secondo i dettami della dieta mediterranea e non come in un fast food. Abbiamo, infine, organizzato un concorso tra gli alunni per il miglior tema sul diabete come malattia sociale. Il vincitore sarà proclamato domenica mattina a Piazza Cavour e gli consegneremo in premio un Ipad. Sempre per la mattinata di domenica abbiamo organizzato una passeggiata sul lungomare per sensibilizzare la popolazione al moto: tra tutti quelli che si iscriveranno sarà estratta a sorte una bicicletta. E poi ci sarà una postazione ambulante in cui effettueremo le visite, tenendo sotto controllo il fondo oculare e misurando la glicemia a tutti coloro che vorranno sottoporsi alle nostre visite.

Barruggi

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