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Troppe deleterie divisioni anche nel movimento anti-camorra

Troppe deleterie divisioni anche nel movimento anti-camorra
di Pietro Nardiello

wallpaper-del-film-gomorra-68163Nei giorni scorsi TV 2000 ha trasmesso, nell’ambito del palinsesto “Racconti di periferia”, un reportage dal rione Scampia. Un lavoro giornalisticamente ben fatto, che ha regalato ai telespettatori l’emozione di vivere, anche se attraverso un teleschermo, il passaggio tra la notte e l’alba, bella metafora per raccontare, al di là delle parole, un quartiere di periferia che attende dopo ogni notte la luce della vita. I protagonisti, da Daniele Sanzone, voce del gruppo musicale A67, a don Aniello Manganiello, da Ciro Corona di Resistenza Anticamorra ai ragazzi del centro territoriale del Mammut, da Mirella Pignataro del Gridas a Laura Russo di Radio “Sca” e al presidente della Municipalità avv. Angelo Pisani, hanno raccontato la propria storia e le vicende del quartiere, le criticità e quello che rappresenta per loro il luogo dove, molti di loro, continuano a vivere e ad operare fin dal giorno della nascita. Ovvio che bisogna essere sempre contenti quando una tv nazionale decide di raccontare le storie di chi, quotidianamente, cerca di contribuire, spesso sostituendosi anche alle istituzioni preposte, al miglioramento della realtà in cui vive. Però anche questo servizio giornalistico non ha aggiunto o tolto nulla a quanto sino adesso è stato detto o scritto. A poco, a mio avviso, è servito anche l’incontro finale nelle sale del Gridas di quasi tutti i protagonisti del servizio. L’informazione deve compiere un salto in avanti, avere quel coraggio che fino ad ora è mancato perché non occorre riavvolgere il nastro, ritoccare alcune immagini, rivedere alcuni copioni, facendo parlare protagonisti diversi, senza centrare il cuore del problema che in quel di Scampia, così come per ciò che riguarda Napoli è semplicemente politico.
Il fermento culturale che si respira in questo rione, ma anche in quelli adiacenti che con esso compongono l’VIII Municipalità del Comune non ha nulla da invidiare a quelli che nascono negli altri rioni della città. Ma il punto al quale voglio arrivare è un altro. Riprendo quanto affermato da don Aniello a proposito della marcia realizzata dopo l’omicidio di Lino Romano, ennesima vittima innocente di camorra, organizzata dalle associazioni, alla quale hanno partecipato solamente duemila persone nonostante solo l’VIII Municipalità registri ben ottantamila abitanti. Don Aniello, giustamente, ha mostrato tutta l’amarezza in merito a questo, lui che per tanto tempo ha vissuto da testimone di fede e verità le strade di Scampia e del rione don Guanella. Purtroppo, rispondo a don Aniello, credo che sia giunto il momento di interrogarci sui motivi dai quali scaturiscono questi atteggiamenti. In altre occasioni mi è capitato di soffermarmi esprimendo il mio parere sul mondo dell’associazionismo, che in Campania è diviso da visioni ideologiche contrapposte e da interessi economici in alcuni casi veramente notevoli. Restringendo lo sguardo d’azione posso affermare che è così anche a Scampia, dove ho riscontrato soprattutto una notevole divisone per vedute ideologiche. Probabilmente anche questo è uno dei motivi per cui alla marcia in ricordo di Lino Romano non c’era il fiume di gente che, giustamente, don Aniello si sarebbe aspettato. Purtroppo le barriere politiche che dividono l’associazionismo impediscono la costruzione di un tavolo trasversale dal quale far partire un lavoro, ma concreto, per il raggiungimento del bene comune in alcuni casi nemmeno quando si tratta di temi come quello dell’anti camorra che dovrebbe, invece, vedere tutti d’accordo. Per questo in tanti preferiscono non partecipare anche alle iniziative nobili perché le ritengono il frutto, il pensiero di una parte proprio come se ci trovasse di fronte un partito politico.

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