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Troppi imbonitori in politica, ma perché noi facciamo i gonzi?

Troppi imbonitori in politica, ma perché noi facciamo i gonzi?
di Diogene

Quando parlano di politica, i soggetti in causa hanno tutti ragione; e lo spiegano pure con cognizione di causa; così come – all’indomani di ogni elezione – nei commenti delle parti, hanno sempre vinto tutti, o quantomeno non perduto. È il teatrino della politica che – volenti o nolenti – dobbiamo sopportare, perché non c’è un’emittente televisiva che in questi giorni sia lontana dai grandi burattinai che muovono i fili della vita: la nostra vita.
Hanno tutti ragione questi signori e i loro ragionamenti, specie per chi è abituato a imbonire le piazze, arrivano a una sola conclusione: i cattivi sono gli altri, tutti, anche gli alleati di comodo, sì anche loro e lo spiegano; perché hanno tradito gli accordi, perché si sono scordati del popolo, perché con il loro comportamento hanno messo in crisi il Paese.
Fanno tutti così, purtroppo. “La tassa sulla prima casa non si doveva mettere; la tassa è iniqua; la prima casa è sacra e non va toccata!”. Adesso lo dice il Cavaliere, lo dice persino Monti che l’ha partorita e realizzata. Scusate, ma allora questa benedetta tassa chi l’ha messa? È forse un a autotassa, si è messa da sola? Ognuno poi ha la ricetta giusta per rimettere in sesto l’Italia che è arrivata ai minimi storici della disoccupazione e della povertà. “Dobbiamo rilanciare l’economia; dobbiamo far ripartire le aziende che sono il volano di una società evoluta; dobbiamo rimettere in moto le industrie; dobbiamo dare nuova linfa all’edilizia che langue”.
Quello che più preoccupa non è tanto il contenuto di tali enunciazioni, quanto la paternità di chi li evoca. Scusate, ma siete ancora quelli che erano al governo di questa nostra povera Italia? E se siete sempre voi, e lo siete, come mai questi programmi ve li siete tenuti belli dentro cari cari mentre il popolo – che voi tanto amate e considerate – era con l’acqua alla gola?
Quando raramente scrivo di politica, specie in prossimità di elezioni, mi viene sempre in mente il gioco delle tre carte. A Napoli ancora oggi – nonostante la gente con il passare degli anni dovrebbe essere più sveglia e attenta – c’è ancora il solito “crocchio” nella zona della Stazione Centrale; sono quelli del “questa vince e questa perde”. Lo sanno tutti che è un gioco per gonzi; ma ancora oggi cadono in tanti nella trappola. Così, allo stesso modo, in tanti rischiamo di farci infinocchiare da tanti imbonitori che sono in politica da anni e che non pensano minimamente di deporre le armi. Siamo allora davvero tutti gonzi? L’interrogativo è inquietante e – a prima vista – senza scampo. Che facciamo, allora, non andiamo più a votare?
Mi hanno insegnato fin dalla giovane età che chi comanda, per avere seguito e simpatia, deve dare l’esempio. Ma da chi dovremmo prendere questo esempio, me lo dite? Forse da quelli che quando si è trattato di dare un’aggiustatina all’economia del Paese hanno salvaguardato i loro tornaconti personali e hanno tassato a più non posso il popolo? Guardate: i sacrifici si possono chiedere perché in momenti di crisi tutti, in modo proporzionale al loro reddito, devono sentire il dovere di dare una mano al Paese. Però per prima chi comanda deve dare l’esempio e non a parole: non si può fare come quell’avvocato che quando vinceva una causa diceva trionfalmente “abbiamo vinto” e quando invece la perdeva, rivolto al cliente, diceva “hai perso”. No, siamo fuori strada e non siamo seri.
Ecco, questa è diventata la politica; dove sono i grandi statisti, le persone serie, gli onesti, i puri? Vedo all’orizzonte solo tanti imbonitori, anche con abiti diversi, perché abituati a cambiare spesso casacca: sono lì che ci aspettano. Allora, siamo noi i gonzi?

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