Turista a Pompei

Turista  a Pompei
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

L’altro giorno, in compagnia di mia moglie, ho puntato deciso a Pompei, come se fossi un turista tedesco, americano, giapponese o di una qualunque altra nazionalità. È stata una cosa a metà fra una scelta deliberata e una casualità, ma una volta entrati nella parte abbiamo immaginato che sarebbe stata una giornata da turisti non italiani. E abbiamo annotato tutto.

Il turista non italiano ha alcune peculiarità: si muove solo con i mezzi pubblici, cammina tanto, non si lamenta, fotografa a dismisura, sgrana continuamente gli occhi al cospetto delle bellezze culturali italiane, ma, ovviamente, vuole trovare i servizi necessari (treni funzionanti, autobus, biglietti, toilette, servizi igienici, uffici per le informazioni aperti ecc..).

Raggiungere una delle più visitate mete mondiali come Pompei avrebbe dovuto essere una garanzia, così ho pensato.

Primo intoppo. Prima di optare per il treno abbiamo provato invano a cercare i biglietti del CSTP, ma mancavano clamorosamente i ticket per Pompei (dico, Pompei) in almeno quattro punti vendita. A quel punto abbiamo dovuto ripiegare su un treno che sarebbe passato quasi un’ora dopo sulla tratta da Salerno in direzione Napoli. All’orario prestabilito, con grande puntualità, si è presentato ai nostri occhi quasi un carro merci, niente aria condizionata, solo vetri aperti per un minimo di refrigerio, scritte vandaliche di pivellini fascistelli sui vetri e in quasi tutto lo scompartimento. Due ragazzi americani parlottavano senza far caso a quelle brutture. Lungo il tragitto una sbirciatina al paesaggio: canali di scolo con acque reflue e non maleodoranti, immondizia ammonticchiata ovunque, pattumiere a cielo aperto, binari colmi di rifiuti di qualsiasi genere. Un insieme di sconcezze da lasciare sconcertati e, soprattutto, senza soluzione di continuità.

All’uscita dalla stazione di Pompei, un tizio, anche se cortesemente, cerca di scoraggiarci a proseguire a piedi verso villa dei Misteri, facendo presente che si trattava di andare sotto il sole per ben 3 km. Con un minimo di cartina avevamo invece compreso che si poteva raggiungere il nostro obiettivo tranquillamente a piedi, entrando dalla parte principale degli scavi.

Secondo intoppo: una lunga fila da fare all’ingresso, sotto il sole rovente, a tratti smorzato da benefiche nuvole, durata circa quarantacinque minuti. Due sole persone a fare i biglietti con pagamento cash, senza poter utilizzare la carta di credito, come ci avevano peraltro con garbo avvertito.

Terzo intoppo. Alcune signore del personale hanno mostrato la loro insipienza dandoci indicazioni errate relative ai servizi igienici, con aria menefreghista, mentre all’interno alcune ragazze più giovani e dedite ai turisti, si sono rivelate pronte a spiegazioni, con professionalità e gentilezza. I due estremi nel raggio di pochi metri.

Quarto intoppo. Al ritorno, nuovo problema con i biglietti del CSTP, con una frenetica ricerca in altri quattro punti-vendita a Pompei sino a reperirli cinque minuti prima della partenza dell’autobus, grazie anche ad un gentile e paziente autista.

Nel mezzo, le bellezze di un sito che non smetterà mai di travolgere gli animi per la bellezza e l’incanto di ciò che propone e un notevole lavorio di operai ed archeologi che, in virtù dei fondi europei, stanno portando alla luce nuovi tesori o stanno finalmente intervenendo per dotare il sito archeologico delle opportune pedane per abbattere le barriere architettoniche.

Un misto di grande bellezza, gentilezza, professionalità, prezzi non esorbitanti, soprattutto fuori dagli scavi, con menù europei ma cibo italiano di qualità, con servizi indecenti o del tutto inesistenti.

Mi chiedo: quale sarà mai la vera Italia?

 

* professore di storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno

redazioneIconfronti

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