Dom. Lug 21st, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Tutti insieme appassionatamente sul carro di Monti per salvarsi

3 min read
Berlusconi e Alfano lanciano un appello all'unità. Meloni avverte il partito, Fini corteggia il premier

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha incontrato questa mattina al Quirinale il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti. Il professore, dal canto suo, starebbe riflettendo ancora su una candidatura alle elezioni, con la voglia e l’orgoglio di provarci. Nelle ultime ore crescono anche le indiscrezioni che vogliono il premier pronto a collaborare con il Partito democratico. Oggi intanto è tornato ad intervenire Silvio Berlusconi che in una lettera inviata all’iniziativa “Italia Popolare” fa sapere: «Mentre il campo della sinistra è bene organizzato e appare come una macchina da guerra gioiosamente lanciata verso il successo, l’altra parte, la nostra parte, sembra impegnata più in sterili polemiche che non a far fronte comune per battere gli avversari». «Se Monti – insiste il Cavaliere – accettasse l’invito che più volte gli ho rivolto non sprecheremo certo un’occasione storica. Dovremo fino all’ultimo – ha aggiunto – lavorare affinché il progetto dell’unione dei moderati di realizzi. Ma se ciò non dovesse essere possibile, soltanto da noi potrà provenire la forza necessaria per contrastare e battere la sinistra di Bersani e Vendola». Nella sua missiva agli organizzatori dell’evento in programma per oggi a Roma l’ex premier ha ribadito: «Dobbiamo rafforzare e ribadire l’unità del nostro partito, la cui divisione ha consentito ad una sinistra minoritaria nel Paese di prendere il potere. È questo l’errore che dobbiamo impegnarci a non ripetere e l’unità del nostro partito è la premessa per costruire un’aggregazione più vasta che abbia la capacità, la voglia e l’abitudine di vincere di nuovo».
Appello all’unità lanciato anche dal segretario Alfano: «Sarebbe una follia dividersi e chi ha sperato e auspicato scissioni nel Pdl resterà davvero deluso. Siamo qui a rilanciare il Pdl, che ha un candidato premier che è Silvio Berlusconi». Il segretario Pdl rilancia la sua idea sulla necessità di fare “pulizia” interna: «Se c’è qualcuno che ruba deve andare a casa, se c’è qualcuno che pensa che fare politica sia il modo migliore per fare carriera questa non è casa sua. Se c’è qualcuno che pensa di potersi riparare dietro la persecuzione giudiziaria, che c’è stata, di Berlusconi per far ingoiare e accettare tutto al nostro partito, questo qualcuno deve andare a casa». Lo ha detto l’ex ministro durante il suo intervento alla convention “Italia Popolare”. «Noi – ha aggiunto – non saremo credibili solo per i nostri valori e i nostri programmi, saremo credibili se affideremo i nostri valori e i nostri programmi il compito di camminare sulle gambe di uomini degni. E una volta tornati in Parlamento dovremo fare ancora di più per tagiare i costi della politica, per eliminare gli enti inutili».
Un avvertimento, però, la lancia anche Giorgia Meloni, tra i più agguerriti difensori delle primarie e critica del ritorno in campo di Berlusconi: «Noi vogliamo un altro centrodestra, quello che c’è non va bene». Lo dice a chiare lettere Giorgia Meloni, intervenendo alla convention ‘Le primarie delle idee’, organizzata con Guido Crosetto. Dopo aver annoverato le tante battaglie che il centrodestra dovrebbe portare avanti, l’ex ministro chiarisce: «Vogliamo un luogo giusto dove poterci battere. Se quel luogo è il Pdl noi lo dobbiamo e lo vogliamo sapere subito. Altrimenti siamo pronti a costruirne uno con chiunque voglia starci dentro e da subito». Il suo suona come un ultimatum, «anche se gli ultimatum non mi sono mai piaciuti», puntualizza. Ma Meloni non manda giù le scelte compiute finora, a partire dalla ricandidatura di Silvio Berlusconi che taccia come «un errore decisivo». Ma ne ha anche per Mario Monti e per chi, «proprio nel giorno in cui si paga la seconda rata dell’Imu – ironizza – auspica la leadership di Monti per il centrodestra. Sono sorpresa – dice – da colleghi folgorati sulla via di Damasco». Chi invece non nasconde alcun problema a corteggiare Mario Monti è il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Mi auguro dia la sua disponibilità per rendere possibile la presentazione di un rassemblement che si riconosca in quel che il premier ha fatto finora. Non nascerebbe il partito di Monti, sia chiaro, ma si comporrebbe un insieme di forze che hanno come comune minimo denominatore l’averlo sostenuto e la condivisione dell’agenda politica». «Se il premier non dicesse di partecipare attivamente alla campagna, quelle stesse forze, rifacendosi al suo operato, potranno comunque aggregarsi», dice Fini in un’intervista a Repubblica. «Resterebbe – aggiunge – intatta la necessità di proporre un’alternativa responsabile alla sinistra, una forza del Ppe lontana dal populismo berlusconiano».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *