Tutti perdono le staffe con Monti: la guerra è sulle tasse

Tutti perdono le staffe con Monti: la guerra è sulle tasse

Il duello mediatico vede protagonisti il Professore e il Cavaliere, ma è con Pier Luigi Bersani che Mario Monti incrocia la sciabola e torna ad affondare sul fronte dei «conservatori» che frenano le riforme. Nel mirino di Monti ci sono Vendola, la Cgil, la Fiom ma anche un nome e un’area precisa del Pd, quella che fa riferimento a Stefano Fassina. E’ lui che il presidente del Consiglio dimissionario chiede a Bersani di «silenziare». Ed è a Monti che il segretario Pd risponde picche: «Chiedo rispetto e non chiudo la bocca a nessuno», dice in un’occasione particolare e cioè al termine di un faccia a faccia a pranzo con Matteo Renzi. Film di una giornata serrata nel Palazzo (dove peraltro un film si sta girando davvero, come accade non di rado in periodi di vacanze o, come in questo caso, a Camere sciolte) scandita da interviste in tv, per Monti, alla radio, per Berlusconi, e da incontri riservati, fino all’arrivo dei cronisti, per Bersani e Renzi. Su Rai Uno, protesta Berlusconi perché «fa scandalo solo quando vado io in tv», Mario Monti segna su un’ipotetica lavagna i ‘buoni’ e i ‘cattivi’, o meglio i ‘riformatori’ e i ‘conservatori’. Strali anche oggi, dallo studio di Uno Mattina, sul Pdl «settario» e su Berlusconi «persona dalla volatilità di giudizio» ma il Professore ha un obiettivo principale, il Pd, e, sollecitato dall’intervistatore, affida un preciso messaggio a Pier Luigi Bersani: «tagliare le estreme», anzi «silenziare Fassina» e chi la pensa come lui in tema di riforma del mercato del lavoro. Altrimenti, pronostica, il segretario Pd andrà incontro a «problemi». Niente dar fare, risponde Bersani dopo il pranzo chiarificatore con il “rottamatore” Renzi. «Io ribadisco rispetto, ma chiedo rispetto per tutto il Pd. Siamo un partito liberale che non chiuderà mai la bocca a nessuno, che troverà sempre una sintesi», scandisce il segretario Pd. Non solo. «Il coraggio che mi si chiede – puntualizza – credo di averlo dimostrato e credo che sia non chiudere la bocca alla gente, ma lasciarla parlare, lasciarla partecipare e trovare una sintesi». Dalle radio private, Silvio Berlusconi prende le parti di Brunetta, in pratica il Fassina del Pdl, secondo Monti, e ribadisce: «Monti continua a dire bugie. I professori non accettano mai di essere contraddetti, sono lontani dalla realtà che guardano solo dal buco della serratura e hanno uno stipendio sicuro». Il leader Pdl contesta l’ottimismo di Monti e ricorda che «le cose in Italia si mettono male: siamo in piena recessione e quindi dobbiamo far capire agli italiani che siamo ancora qui e abbiamo un programma per far uscire dalla recessione l’Italia». Il Cavaliere torna a lamentare di avere «addosso una parte della magistratura con cui cercano di colpirmi non solo nell’immagine, come hanno fatto inventandosi il bunga bunga, ma anche sul piano patrimoniale, come la sentenza ultima sugli alimenti da dare alla mia ex moglie» ma la novità è forse il segnale che lancia alla Lega per superare una delle pregiudiziali (Maroni non molla sul 75% delle imposte lombarde che deve restare nei confini della Regione): «Potrei fare il ministro dell’Economia, o degli Esteri. Posso fare qualunque cosa giovi al mio Paese e ai moderati. Il problema mio non esiste, io sono qui “contro natura”, perché alla mia età bisognerebbe fare altro». Sulla presenza dei politici in Rai insorge Sergio Zavoli. I direttori di rete e di testata della Rai sono troppo autonomi dalle regole della par condicio: è il ragionamento che ha svolto il presidente della commissione di Vigilanza Rai, replicando alle proteste di Paolo Bonaiuti (Pdl), storico portavoce di Silvio Berlusconi, per la nuova incursione di Mario Monti a “Unomattina”. «Dobbiamo chiarire con l’azienda – ha affermato Zavoli – se i direttori di reti o di testate decidano da soli chi invitare». Sulle norme della par condicio – ha aggiunto, senza citare esplicitamente il premier – «lo sgarro c’è, è palese ed è grave». Zavoli ha visto «un atteggiamento recidivo inquietante» in chi non ha rispettato gli appelli del vertice Rai a limitare e regolare le presenze dei politici. «Tanto più tarderemo ad approvare la delibera (sulla par condicio in periodo elettorale, ndr) tanto più la Rai – ha sottolineato – si sentirà messa in un angolo rispetto al rapporto con una parte dell’azienda che cade nella ribalderia rispetto al Cda». Zavoli ha poi spiegato di aver inviato una lettera al direttore generale di viale Mazzini, Luigi Gubitosi, nel quale lo invitava a sorvegliare che l’azienda, «fino all’approvazione della nuova delibera, applichi quella del 2008».

m.amelia

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