«Tutti vegetariani nel 2050?» Il dietologo: ma non c’è motivo…

«Tutti vegetariani nel 2050?» Il dietologo: ma non c’è motivo…
di Barbara Ruggiero

Vegetariani per scelta o necessità? Nei giorni scorsi il Guardian di Londra ha pubblicato le anticipazioni di alcuni studiosi dello Stockholm International Water Institute: nel 2050, stando a quanto affermato da loro, saremmo costretti a diventare tutti vegetariani. Perché? Per carenza di risorse idriche.
Sull’argomento abbiamo interpellato la dottoressa Maria Giuseppa Gargano, specialista in malattie della nutrizione e dietetica clinica.
«Qualora dovessero esserci delle reali carenze di risorse idriche – ha spiegato la dottoressa – il problema, della quota proteica di derivazione animale, si risolverebbe incrementando la produzione di derivazione ittica, non certo diventando necessariamente tutti vegetariani. Questa previsione, che ha qualcosa di terroristico, in linea con la moda dei tempi, mi sembra essere stata interpretata in maniera molto personale, senza alcun fondamento dal punto di vista scientifico. Attualmente c’è bisogno, per questioni igienico-alimentari, di rivedere le abitudini degli occidentali che privilegiano il consumo di carni e grassi animali, ma di qua ad asserire che nei prossimi anni diventeremo obbligatoriamente tutti vegetariani, senza che ci sia una scelta personale, della quale nutro rispetto, ma posso non consigliare in maniera indiscriminata come medico, c’è molto da immaginare».
Lei parla di un ridimensionamento nel consumo di carni. Perché è necessario?
«La carne è uno dei cibi più comodi da consumare; si prepara molto più facilmente e chi ha poco tempo preferisce consumare un hamburger anziché preparare un’insalatina con proteine vegetali.
Un eccessivo consumo di carni dà al nostro organismo un numero di tossine che vanno eliminate. Dal punto di vista medico dico che per il futuro c’è necessità di rivedere le quantità di consumo di proteine animali pro capite; ma nessun allarmismo: vanno modificate le abitudini alimentari».
Si parla spesso di malnutrizione. Cosa significa oggi essere malnutriti?
«È fondamentale capire che il concetto di malnutrizione non coincide con iponutrizione, ma con assunzione errata di nutrienti. Spesso malnutrizione è sinonimo di obesità e/o sindrome metabolica: si mangiano troppe proteine e grassi animali senza lasciare spazio alla quota di frutta e verdure, soprattutto crude, che ci forniscono la quota di vitamine, oligoelementi e fibre, che ostacolano il formarsi di fattori tossici per l’equilibrio cellulare ed aiutano le difese immunitarie. Malnutrizione, per esempio, è anche quella dei Paesi ‘ricchi’, in cui si privilegiano i fast food».
Si deve cambiare stile di vita e privilegiare un’alimentazione sana allora?
«Spesso sono i ritmi frenetici a farci optare per il cosiddetto fast food. Oggi è più difficile che le nonne stiano a casa a preparare i cibi di un tempo per i propri nipoti; le mamme lavorano e spesso preferiscono preparare un panino con gli affettati anziché un pasto caldo ai propri figli. È un problema di organizzazione e cultura. Alla base della malnutrizione spesso c’è una scelta sbagliata del cibo. Va condannata sicuramente l’alimentazione dei Paesi Occidentali in cui c’è un’obesità imperante».
Quale potrebbe essere la scelta giusta del cibo? La dieta mediterranea?
«È importante integrare una giusta quantità di frutta e verdura e abbinarla con la giusta dose di proteine e carboidrati. Ma, sia chiaro, nessuno diventerà vegetariano per carenze idriche della Terra neanche nel 2050: piuttosto sostituiremo le proteine della carne con quelle del pesce».

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Barruggi

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