Uccise un “sosia” del suo nemico, in cella killer dopo 3 anni

Uccise un “sosia” del suo nemico, in cella killer dopo 3 anni

Nel 2009 fu ucciso, per errore, perché somigliante al vero obiettivo dei killer, oggi si è riusciti a risalire al presunto mandante dell’omicidio di stampo camorristico. I carabinieri hanno arrestato un elemento di spicco del clan Sorrentino per l’omicidio, nel 2009, di un ventitreenne incensurato, la cui unica colpa era di somigliare al vero obiettivo dell’agguato. Antonio Cesarano, 32 anni, al vertice del gruppo attivo nell’area di Scafati, nel salernitano, è ora in carcere su mandato del gip con l’accusa di omicidio, detenzione e porto illegale di armi. Fu Cesarano, dicono le indagini dei militari dell’Arma, che organizzò l’agguato che aveva come bersaglio un affiliato al gruppo Giuliano-Fabbrocino, attivo nelle aree di Poggiomarino e Ottaviano, che doveva essere punito perché aveva picchiato il figlio del boss. Invece, il 9 luglio 2009, a Poggiomarino, i sicari uccisero Nicola Nappo, 23 anni, incensurato, che avevano una forte somiglianza con il camorrista.
L’uomo fu assassinato il 9 luglio 2009 alle 22 mentre era seduto su una panchina accanto a una ragazza; lui somigliava a Carmine Amoruso, anche la ragazza aveva frequentazioni con Amoruso, poi diventato collaboratore di giustizia, e questa circostanza fu per i sicari la conferma di aver individuato l’obiettivo.
Con Cesarano, è indagato anche il cognato di Sebastiano Sorrentino, Giovanni Battista Matrone, anche lui mandante dell’omicidio. Cesarano, elemento di spicco del clan Sorrentino, denunciò falsamente ai carabinieri di Scafati il furto della sua auto, data invece ai sicari per la spedizione di morte. L’indagine si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e ambientali. L’omicidio fu anche ripreso dalle telecamere della zona.
«Questa vicenda dimostra che la procura e la polizia giudiziaria non dimenticano l’omicidio delle persone innocenti, ma continuano a indagare fino a quando il caso non è risolto». Lo ha detto il procuratore di Napoli, Giovanno Colangelo, nel corso della conferenza stampa per l’arresto di Cesarano. Colangelo ha sottolineato le analogie tra l’uccisione di Nappo e quella di Pasquale Romano, il giovane recentemente assassinato per errore a Secondigliano. «Il nostro impegno per risolvere anche questo caso – ha detto ancora Colangelo – è fortissimo. Con l’operazione di oggi vogliamo dare un segnale di speranza ai familiari delle vittime innocenti». Il procuratore ha anche spiegato che spesso la collaborazione dei cittadini è scarsa o addirittura inesistente: «Ci sono casi in cui possiamo contare solo sulle nostre forze». Anche il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Minicucci, ha ribadito il massimo impegno per la soluzione dell’omicidio di Pasquale Romano e delle altre vittime innocenti di agguati di camorra.

m.amelia

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