Dom. Ago 18th, 2019

I Confronti

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“Ultimi” in campo, con don Manganiello contro le Ecomafie

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Aprea, Casciello, Manzi e Marfella, con l'ex parroco di Scampia, denunciano i gravi attentati della camorra all’ambiente

Aprea di Legambiente, Casciello (I Confronti), Manzi (presidente di "Ultimi") e don Aniello Manganiello (fondatore di "Ultimi") ascoltano il professor Antonio Marfella, oncologo e tossicologio

di Silvia Siniscalchi
Aprea di Legambiente, Casciello (I Confronti), Manzi (presidente di “Ultimi”) e don Aniello Manganiello (fondatore di “Ultimi”) ascoltano il professor Antonio Marfella, oncologo e tossicologio

Da qualche giorno gli “Ultimi” non sono più soli. Esattamente da lunedì 8 ottobre, quando è stata presentata l’Associazione per la legalità “Ultimi”, nata da un’idea di don Aniello Manganiello, l’ex parroco guanelliano di Scampia. E per cominciare la sua attività il sacerdote, autore del libro “Gesù è più forte della Camorra”, ha riunito amici, collaboratori, parrocchiani,  prendendo spunto dalla “Giornata del creato”, un’iniziativa voluta dalla Chiesa cattolica per “educare alla custodia del creato” al fine di “sanare le ferite della terra”.
Durante l’incontro che si è svolto a Camposano (in provincia di Napoli), cuore pulsante dell’attività pastorale e sociale di don Aniello, si è preso spunto proprio dal messaggio lanciato dalla Chiesa, “Il popolo dorme, la terra muore”, e si è avviata una discussione con il giornalista Andrea Manzi, presidente di “Ultimi”, direttore editoriale de I Confronti e coautore del libro “Gesù è più forte della Camorra”; con Antonio Marfella, celebre oncologo del “Pascale” di Napoli; con Alessandro Aprea, rappresentante della sezione Legambiente di Castellammare di Stabia; e con Gigi Casciello, direttore responsabile de I Confronti.
Per don Aniello Manganiello si è trattato della prima di una serie di iniziative, anche itineranti, in tutta la regione, per sensibilizzare i territori devastati dalla criminalità organizzata, affinché nei cuori delle persone nasca “il rispetto e la tutela dell’ambiente, senza il quale non potrà svilupparsi alcun discorso costruttivo”. «Dobbiamo dare stimoli alla nostra gente – ha insistito don Aniello parlando ai suoi – perché questo è un territorio che ha bisogno di filoni culturali, ha bisogno di approfondire alcuni temi. Adotteremo diverse iniziative per sensibilizzare concretamente la nostra gente e per arrivare a proposte concrete per salvare la nostra terra». Proprio in riferimento al sequestro del giglio Insuperabile della paranza di Barra il prete guanelliano, che in passato si è scagliato contro la camorra nella festa dei Gigli di Nola, ha ribadito: «Da qui abbiamo lanciato la nostra petizione perché è inutile che il sindaco di Nola mi dica che la camorra non c’è nella festa dei Gigli oppure indossi le magliette contro la camorra, quando per anni hanno ospitato la paranza di Barra, il cui giglio è stato sequestrato e inoltre ha reso omaggio ai boss».
Camorra e tutela del territorio, un filo comune secondo il sacerdote. «La camorra uccide – ha concluso don Aniello – e lo Stato non ci difende. La camorra uccide, ammazzando il nostro territorio. Mai come in questo momento dobbiamo riappropriarci dei nostri diritti e doveri.  Non si vive senza responsabilità».
Andrea Manzi, presidente di “Ultimi”, ha spiegato: «’Ultimi’ nasce dall’impegno di don Aniello a Scampia, dove ha esercitato un magistero che ha dato fastidio, si è scontrato con una morale dominante, ha posto la mano nelle grandi contraddizioni. Tutto ciò significa alterare i rapporti di forza esistenti in un territorio». «Egli – ha proseguito riferendosi al magistero di don Manganiello – è entrato con una grande capacità di ascolto, mentre oggi la Chiesa non parla più, predica e fa allontanare le persone. L’associazione è anche la prosecuzione del libro “Gesù è più forte della Camorra”, di quelle storie di vita che raccontano il nostro tempo ed alterano i rapporti consolidati dei gruppi sociali, fondati sull’acquiescenza e sulla acritica accettazione del presente. Il pulpito con don Aniello – ha proseguito Manzi – diventa una laica tribuna, il cristiano è un laico che non teme nulla, nemmeno la “censura” delle gerarchie ecclesiastiche. La malinconia sociale di questo periodo ci dovrebbe far disperare, ma invece ci dà la sveglia e ci dirige verso forme di partecipazione. Da questa sera daremo vita a forme di riflessione che tenderanno verso una coscienza matura». Il giovane Alessandro Aprea ha raccontato l’esperienza del circolo di Legambiente di Castellammare lanciando un monito: «L’Ecomafia è un sodalizio criminale a scopo di lucro che vende il futuro dei giovani, distruggendo il territorio».
Lunga e piena di enfasi la testimonianza offerta ai presenti da parte dell’oncologo Antonio Marfella, il quale – visto il format della serata incentrato più verso un simposio che una canonica manifestazione di presentazione – è partito dal concetto di condivisione della conoscenza, dal concetto greco di “sinusia”. «Conoscenza – ha continuato – che questa sera attraverso la comprensione di ciò che ci circonda diventa condivisione. L’uomo è un animale sociale così come la natura non ha problemi con i materiali che riceve, cambia, si adatta». Questa premessa proprio per spiegare il collegamento tra “inquinamento del territorio”, azione criminale e patologie tumorali. Il Dottor Marfella ha spiegato, infatti: «Era il 1973 e si cominciava a focalizzare l’attenzione sulla tossicità del Sarno, si pensava allora che gli sversamenti pericolosi erano quelli delle fabbriche di conserve. Non era così, erano le concerie dell’area di Solofra, in Irpinia. Adesso l’area dell’Agro nocerino sarnese e di Castellamare è ancora quella dove c’è un alto tasso tumorale. Livelli che solo fra anni si registreranno, purtroppo, nella zona conosciuta come Terra dei fuochi. Noi oggi siamo a limite della cosiddetta “terra dei fuochi” e su questi territori c’è la maggiore produzione di scarpe e borse, vere o false che siano. Queste aziende, quasi tutte illegali, sversano illegalmente, senza alcun controllo. Non c’è rispetto delle regole perché queste imprese sotterranee non seguono le norme per lo sversamento dei rifiuti». Il professor Marfella ha poi raccontato un episodio chiaro e lampante che lo ha segnato nella sua vita personale e nella sua carriera professionale: «Anni fa ho visitato la villa di Sandokan: attualmente una parte è stata donata a un’associazione che aiuta bambini autistici. Ho visto questi bimbi giocare in una stanza che aveva un pavimento in marmo costosissimo, un materiale molto caro, proveniente dal Brasile, che dava l’effetto di camminare nell’acqua. Anni prima, proprio lì, si giocava sulla terra, sul pavimento povero. Non erano ricche quelle case, o meglio quei casolari di campagna. Naturalmente questo marmo era legato alla grande quantità di danaro posseduto dal boss. Ma nella stessa misura l’inquinamento della zona, è stato accertato, era dovuto anche all’immissione di agenti chimici nel terreno, nelle falde, nell’aria, capace di essere “scatenanti”, per alcuni soggetti, di patologie e deficienze. Ecco perché ancora mi chiedo: era meglio che i nostri bimbi giocassero nella terra ma che fossero sani, o fare soldi, arricchirsi, e poi farli giocare su un pavimento costosissimo per poi soffrire in quel modo? Anche la moglie del boss, insegnante di sostegno, resasi conto di tutto questo, diede la sua massima disponibilità ad aiutare quei bambini. Solo allora lei capì il dramma che questi bimbi vivevano».

1 thought on ““Ultimi” in campo, con don Manganiello contro le Ecomafie

  1. dopo aver ascoltato Don Aniello ( ha parlato acentinaia di ragazzi del Nord)

    sono stata così colpita nel mio io; non ho parole; è un sacerdote Guanelliano

    che merita ogni lode, gratitudine ed AIUTO.

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