Ultimo sussulto del regime morente: reclusione per i giornalisti

Ultimo sussulto del regime morente: reclusione per i giornalisti
Foto: magarelli.net

«Un voto vergognoso. Tornano i forcaioli in Parlamento».
Con queste parole il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha commentato il voto con cui nella serata di oggi l’Aula del Senato – con voto segreto – ha detto sì al carcere per i giornalisti in caso di diffamazione a mezzo stampa.
In Aula è stato approvato a voto segreto l’emendamento della Lega, appoggiato dall’Api, che prevede il carcere fino a un anno per i cronisti.
E, nella circostanza, lo stesso Governo è stato battuto. Di fatto è saltato l’accordo politico che aveva portato a una condivisione del testo Berselli. A favore dell’emendamento si sono espressi 131 senatori, contrari 94, 20 astenuti.
L’emendamento proposto dalla Lega approvato in Senato prevede la reclusione fino a un anno in alternativa a multe da 5mila a 50mila euro in caso di condanna per diffamazione a mezzo stampa. La proposta modifica la legge sulla stampa in vigore dal 1948 che a oggi, per il reato di diffamazione a mezzo stampa, commesso con attribuzione di un fatto determinato, prevede la pena della reclusione da uno a sei ani e una multa.
Dopo l’approvazione dell’emendamento, i lavori dell’Aula sono stati sospesi. Il primo gruppo ad avanzare la richiesta di sospensione è stato quello del Pd, seguito da Idv e Udc. Contraria la Lega, favorevole il Pdl. Il presidente dell’assemblea Renato Schifani, “tenuto conto della significatività di questo voto” ha affidato il necessario “momento di riflessione” alla conferenza dei capigruppo “che convoco – ha annunciato – per la giornata di domani alle 12.30”.
«A questo punto – ha commentato il segretario Fnsi Siddi – è del tutto evidente che non ci può essere una nuova legge coerente con la giurisprudenza europea e che questo progetto di legge non possa andare avanti. Ove accadesse, i forcaioli sappiano che dovranno pagare un conto salato alla reazione dell’opinione pubblica. Stavolta a non restare impuniti saranno proprio loro, come sempre capita per chi considera l’informazione un nemico da abbattere e non un presidio da tutelare per la libertà di tutti».

(b. r.)

Barruggi

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