Umili e semplici per essere liberi

Umili e semplici per essere liberi
di Michele Santangelo

domBasta mettere insieme alcune espressioni della liturgia di questa XIV domenica del tempo ordinario e viene a galla l’atteggiamento e lo stato d’animo che la Chiesa immagina debba essere la caratteristica del cristiano proteso fiducioso verso Dio, pronto a pronunziarne le lodi per tutto quello che Egli ha messo in atto per condurre l’uomo alla salvezza. L’abitudine, peraltro lodevole, di aprire la celebrazione della liturgia eucaristica con un canto, spesso induce a trascurare la proclamazione iniziale della cosiddetta antifona d’ingresso che costituisce quasi una specie di sintesi molto concentrata dell’idea madre che attraversa l’intera azione sacra. Quella di oggi è un solenne e gioioso riconoscimento del bisogno che ogni credente deve avvertire, quello cioè della lode e della gloria a Dio per i suoi benefici: “Come il tuo Nome o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra”. Poco dopo, a questo fanno eco le parole iniziali del brano di sacra scrittura tratto dal libro del profeta Zaccaria: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, Figlia di Gerusalemme”. Quale il motivo di tanta esultanza? “Ecco, a te viene il tuo re.” E non è una proclamazione di potenza, anzi è il trionfo dell’umiltà: “Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro, figlio di un’asina”. L’umanità che Egli vuol promuovere, è costruita sulla giustizia e sulla pace. In essa non vi è posto per le lotte, per le contese e meno ancora per la guerra. “farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato”. Tornano in mente, a tal proposito, i pontefici del XX secolo e quelli dei primi anni di questo XXI, a cominciare dal forte richiamo di Benedetto XV, contro la prima guerra mondiale, da lui definita “inutile strage”, a papi come S. Giovanni XXIII, San Giovanni Paolo II e l’attuale papa Francesco, il quale abbina ai suoi continui insegnamenti anche la costante testimonianza dell’umiltà e della povertà.

Quello dell’umiltà e della semplicità è il secondo tema dominante di questa domenica dopo quello della lode a Dio. Ce lo richiama sia l’immagine del profeta Zaccaria che preannuncia un re a cavallo di un puledro e sia la preghiera di Gesù riportata nel brano di vangelo di Matteo: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. Già, l’asino. Sembra proprio una predilezione dichiarata quella di Gesù per questo animale, simbolo di umiltà e pazienza. Anche in occasione del suo ingresso a Gerusalemme, uno dei pochi momenti, in verità, in cui Gesù si concede all’acclamazione della folla, Egli arriva a dorso di un asino, una cavalcatura modesta, il contrario di ciò che serve per un ingresso trionfale. Ma la sua scelta assume un significato preciso. È la dimostrazione del suo orientamento di fondo: è l’adozione di uno stile di umiltà e semplicità, il ripudio di ogni trionfalismo e mania di grandezza. Certo, bisogna riconoscerlo, non sempre la chiesa ha brillato in questo. Le sue manifestazioni esterne molte volte hanno ceduto il passo allo sfarzo, alla pomposità, al lusso; mentre tanti, al suo interno, facevano e fanno scelte di segno assolutamente contrario; sono i santi, quelli che lungi dal coltivare pretese di imporsi, sbalordire, apparire dei dominatori con la voglia di intimorire, convinti che Dio si rivela soprattutto “ai piccoli”, hanno fatto dentro di sé e intorno a sé il vuoto di tutto ciò che può fare da ostacolo all’ingresso dello Spirito di Cristo che libera dalla schiavitù della carne, cioè della superbia, dell’orgoglio, della cattiveria, della mancanza di misericordia, del dominio della ricchezza, dalla disonestà mentale e materiale.  Sono quelli che vengono definiti la “cronaca bianca del Popolo di Dio”: Francesco d’Assisi, Luigi Gonzaga, Piergiorgio Frassati, Marcello Candia che, ricco industriale milanese, va in Brasile a spendere le sue energie a favore dei lebbrosi e l’elenco potrebbe continuare a lungo. In tempi di cronaca nera imperante, sono proprio loro che inducono a ben sperare che l’umanità riuscirà, con l’aiuto di Dio, ad uscir fuori dalla “morta gora”.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *