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Un cuore semplice per incontrare Dio

Un cuore semplice per incontrare Dio
di Michele Santangelo

A2Nella tradizione religiosa in modo speciale, ma anche nell’opinione pubblica corrente e in quella popolare, fino a non moltissimi anni fa, quando ancora non si imponevano all’attenzione della gente i tantissimi modelli umani quasi sempre costruiti anch’essi con le stesse tecniche comunicative con cui vengono quasi imposti le migliaia di prodotti commerciali, per indicare una persona dotata di spiccata sapienza e saggezza nel parlare e nell’agire si faceva riferimento a Salomone, il saggio re d’Israele che per questa sua qualità viene citato ben cinque volte anche nel Corano. Lo ritroviamo nella prima lettura della liturgia eucaristica di questa XVII domenica del tempo ordinario. Nel brano si legge che il Signore appare in sogno a Salomone e gli domanda cosa desiderasse ed egli chiede che gli venga concesso un cuore docile in modo da poter governare con giustizia  e distinguere con sicurezza il bene dal male. E la Chiesa nell’attualizzare le scritture di questa domenica, nella preghiera corale dei fedeli, fa chiedere al Signore di dirigere con il suo Santo Spirito coloro che ci governano “perché sappiano opporsi alla corruzione e al disordine e facciano rispettare la verità e la giustizia”. E dica qualcuno se non capita a proposito questa invocazione nella società di oggi nella quale, forse, proprio quelli che sono a capo e che dovrebbero essere guida ed esempio per tutti, hanno il maggior bisogno di operare una coscienziosa rivisitazione, secondo verità e giustizia, del significato del loro ruolo, magari confrontandosi, almeno quelli che si professano cristiani, con il messaggio proveniente dalla parola di Dio. Forse apparirebbe ad essi il reale spessore  delle loro responsabilità nella corruzione imperante, contro la quale anche papa Francesco ha avuto parole durissime, lui che incessantemente richiama alla mente e al cuore di tutti la misericordia e l’amore di Dio verso l’uomo. Probabilmente – allargando lo sguardo fuori dai nostri confini – certi governanti diventerebbero più sensibili al grido di dolore che si leva in tante regioni da loro governate, dove lo spargimento di sangue innocente, le sofferenze inaudite di migliaia di esseri umani, dipendono dalle loro dissennate decisioni. Ma la ricerca della sapienza del cuore, è un dovere e un’esigenza di tutti, specialmente se col dono della fede si matura la convinzione che quella che ci viene suggerita  dalla parola di Dio, indica mete che vanno oltre gli orizzonti finiti e limitati delle nostre aspettative che possono essere impastate di egoismo, di arrivismo, di mancanza di attenzione ai bisogni, magari molto più forti e urgenti dei nostri, di tante persone con le quali viviamo gomito a gomito. Per comprendere quali siano queste mete e cosa fare per incamminarci sulle strade che ad esse conducono, di base dobbiamo fare nostra la preghiera di Salomone. Un cuore docile, saggio e intelligente è necessario per conferire spessore alla nostra vita, per non correre il rischio di perderla, anche dal punto di vista semplicemente umano, nei meandri dell’inutilità o, peggio ancora, dell’errore, della mancanza di rettitudine morale.  Il giusto discernimento, quello che ci porta a saper “distinguere  il bene dal male” è una garanzia per chi lo possiede e per gli altri. Se poi un cuore così si mette in ascolto anche della Parola di Dio, diventa aperto ad accogliere la Grazia che da essa promana e il valore aggiunto, come si usa dire oggi, che ne deriva riorienta la vita e la indirizza verso le scelte che vengono suggerite dal brano del vangelo di S. Matteo, il quale completa il “discorso in parabole” iniziato due domeniche fa. Si scopre così che in fondo al cammino illuminato dalla Sapienza vera che viene dalla Parola, che è Luce e che è diventata Persona, il Cristo, c’è il regno dei cieli che per essere posseduto richiede alcune condizioni: la disponibilità ad accogliere come terreno fertile il dono della Parola (il seminatore); umiltà e pazienza nel saper attendere il momento buono per separare il grano dalla zizzania (parabola del grano e della zizzania); il bene quando è tale rifugge dal clamore, dal chiasso, dalla spettacolarità (il granellino di senape e il lievito); è necessario essere in atteggiamento di ricerca sincera per gustare la scoperta ed essere capaci di operare delle scelte coraggiose, fino alla rinuncia totale pur di possederlo (il tesoro nascosto e la perla preziosa), nella consapevolezza che è una rinuncia che non impoverisce l’uomo, ma lo nobilita, lo arricchisce e gli fa attingere l’infinito, cioè Dio stesso.

 

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