Mer. Lug 24th, 2019

I Confronti

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Un Dizionario per abbandonare il porto dei luoghi comuni

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Le ancora attuali chiavi della conoscenza di Gustave Flaubert / di Rosaria Fortuna
di Rosaria Fortuna
Quando Gustave Flaubert scrisse il “Dizionario dei luoghi comuni”, mai avrebbe immaginato di essere preveggente. L’uso abbondante che noi facciamo dei luoghi comuni, al punto di aver trasformato le nostre stesse vite in luoghi comuni, a dispetto della logica e anche dell’umanità, rende questo piccolo ed incompiuto lavoro di Gustave Flaubert utilissimo.
Le piattaforme multimediali sono diventate, oltre ad un modo per comunicare con chiunque, anche un modo per orientare i comportamenti elettorali, grazie proprio alle frasi fatte. In  mancanza di un vissuto comune e vista la possibilità di chiunque di parlare con chiunque, con i diversi mezzi comunicativi a disposizione di ognuno, le frasi fatte trovano sempre più  spazio, proprio  perché  non necessitano di nessun tipo di elaborazione  del pensiero, e consentono una adesione immediata a qualsiasi causa. Vinta o persa che sia, rendendo apparentemente tutti uguali.
Nella prefazione all’opera si legge:
“(Il dizionario) sarebbe la glorificazione storica di tutto ciò che è approvato. Dimostrerei che le maggioranze hanno sempre ragione, le minoranze sempre torto. Sacrificherei i grandi uomini a tutti gli imbecilli, i martiri a tutti i boia, e lo farei con uno stile spinto al massimo dell’oltraggio, ai fuochi d’artificio. Anche riguardo alla letteratura, stabilirei, e sarebbe facile, che la mediocrità, essendo alla portata di tutti, è l’unica ad avere legittimità, e che quindi l’originalità di qualsiasi tipo va biasimata come dannosa, stupida  […] Vi si troverebbe, in ordine alfabetico e su tutti gli argomenti possibili, tutto ciò che si deve dire in società per essere un uomo come si deve e amabile. […] In tutto il libro non ci dovrebbe essere una sola parola inventata da me.”
Cosa spinse Gustave Flaubert  a scrivere questo libro?
Gustave Flaubert pensava a questo libro da quando aveva nove anni, a causa di una signora che frequentava casa Flaubert, e che a parere del piccolo Gustave raccontava solo sciocchezze. Morì prima di poter portare a termine il suo progetto, progetto che doveva confluire nella seconda parte di  “Bouvard e Pécuchet”.  Gustave Flaubert riteneva che la borghesia francese fosse portatrice sana di razzismo e di snobismo. Il suo “Dizionario sui luoghi comuni” avrebbe dovuto avere lo scopo di catalogare ed affondare questa classe sociale, classe che di questo universo di frasi malpensate era depositaria. Una volta scritto il dizionario, l’uomo di senno si sarebbe tenuto lontano da questo mondo rozzo e preconcetto, a cui Gustave Flaubert non voleva appartenere, per la paura di passare per un uomo non sociale e quindi scarsamente utile all’ umanità. Una scelta etica la sua, a totale beneficio della necessità di utilizzare le parole ragionate, le uniche capaci di determinare un diverso andamento alla storia degli uomini
Quante di queste frasi fatte fanno parte del nostro vissuto ancora oggi, al punto di condizionarlo senza che vi sia un fondamento di realtà?

ASSASSINO [ASSASSIN] – Sempre “vigliacco”, anche quando è stato “intrepido” e “audace”. Meno colpevole di un incendiario.
ASSENZIO [ABSINTHE] – Veleno potentissimo: un bicchiere e sei morto. I giornalisti ne bevono quando scrivono i loro articoli. Ha ucciso più soldati lui dei beduini. Rovinerà l’esercito francese.
ASTRONOMIA [ASTRONOMIE] – Bella scienza. Utile solo ai mari-
nai. Dire sempre: “Che bella scienza! Permette di predire l’avvenire
e che tempo farà fra un anno”. E a questo proposito, ridere
dell’astrologia.
ATEO [ATHÉE] – “Un popolo di atei non potrebbe sopravvivere”
AUTORE [AUTEUR] – Si devono “conoscere gli autori”; è inutile sapere il loro nome. Parole d’autore. Modo in cui vivono.
AVVOCATI [AVOCATS] – Troppi avvocati in Parlamento. Il loro giudizio è falsato a forza di sostenere il pro e il contro. Di un avvo-
cato che parla male dire: “Sì, ma è forte in diritto”.
BAIADERE [BAYADÈRES] – Parola che eccita la fantasia.Le donne orientali sono tutte baiadere.
BALESTRA [ARBALÈTE] – Una buona occasione per raccontare la
storia di Guglielmo Tell.
BALLO [DANSE] – Non si balla più, si cammina.
PROSA [PROSE] – Più facile che scrivere versi.
PROVVIDENZA [PROVIDENCE] – Cosa diventeremmo se non ci fosse?
PRUGNE [PRUNEAUX] – Mantengono il ventre libero.
PUBBLICITÀ [PUBLICITÉ] – Fonte di ricchezza.
PUDORE [PUDEUR] – Il più bell’ornamento della donna.
PUGNO370 [BRAS] – Per governare la Francia ci vuole il pugno di ferro.
PULZELLA [PUCELLE] – Si usa solo per Giovanna d’Arco, e con“d’Orléans”.
PUNCH [PUNCH] – Adatto a una serata di giovanotti. Fonte di delirio. Spegnere le luci quando lo si accende: produce fiamme fantastiche!
QUADRATURA DEL CERCHIO [QUADRATURE DU CERCLE] – Non si sa cos’è, ma bisogna alzare le spalle quando se ne parla.
QUARESIMA [CARÈME] – In fondo non è altro che una misura igienica.
RACINE [RACINE] – Licenzioso!
RADICALISMO [RADICALISME] – Tanto più dannoso quanto più è latente. La repubblica ci porta al radicalismo

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