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Un giorno d’aprile

Un giorno d’aprile
di Rino Mele
Carmine Manzi

Carmine Manzi

Carmine Manzi (foto), poeta e scrittore scomparso due mesi fa, nel ricordo di un critico che gli fu fraterno amico.

Quando si muore si supera una soglia che non si sa. Si è sempre tutti insieme, al di qua e oltre quell’inavvertibile limite, nella disperante certezza di non saper morire (come non avremmo potuto nascere) da soli. Restiamo disarcionati continuando a correre un impossibile torneo. Carmine Manzi ha scelto i giorni di Pascoli per morire (Pascoli fece questo passo estremo – come sul boccascena di un teatro – proprio cento anni fa, il 6 aprile 1912). Tutta la poesia del Novecento (letterariamente quel secolo non s’è ancora chiuso, nemmeno con la poca aggiunta dei nostri ultimi anni) ha le sue radici nella voce di Pascoli, nel suo tenace insegnamento: “Bisogna che il fatto storico, se vuol diventare poetico, filtri attraverso la meraviglia e l’ingenuità della nostra anima fanciulla, se la conserviamo ancora. Bisogna allontanare il fatto vicino allontanandocene noi”. Carmine Manzi ha vissuto la sua vita nella ricerca di questa distanza rispetto alle cose, il doloroso allontanarsene – come insegnava Pascoli – per ritrovarle vicine, improvvisamente capaci di dire se stesse, il volto nudo finalmente, senza le maschere con cui la retorica sociale rende accettabile tutto. Il giorno dei funerali, il 4 aprile 2012, nella chiesa rinascimentale di San Giovanni, a Mercato San Severino, al centro delle navate, strette di folla, Carmine Manzi era tra la folla che lo cercava, sembrava attraversare la sua pioggia di silenzio, si portava le carte strette al petto come una partitura musicale. Avrebbe voluto udire la voce di un verso, un poeta antico (forse Cavalcanti), o più moderno e vicino alla sua malinconia (Tasso), qualcuno ancora più familiare (Ungaretti soldato, Rebora vinto dal sacro, sfinito dalle anafore liturgiche). Torniamo ancora a Pascoli così caro a Carmine Manzi: “L’usignuolo è piccolo, e il mare è grande; e l’uno è giovane, e l’altro è vecchio. Vecchio è l’aedo e giovane la sua ode”. Davanti a lui, su un infinito schermo bianco – che attraversava e gli stava di fronte – i versi che aveva continuato a inseguire fino alla fine, cercando quella lontananza di cui la poesia ha fame, estrema necessità per dire il proprio amore alle cose. Quanto difficile sopravvivere, per un poeta, nei suoni falsi che lo stringono da ogni parte, un dolore di spine nel cercare la strada: pare che sia sempre buio, ancora troppo presto per l’inconsutile alba. Ho parlato con lui tante volte. Conservo un ricordo antichissimo, a metà degli anni Cinquanta, nel suo Giardino Terrestre che era la sua grande casa di Sant’Angelo, il suo studio a piano terra, dopo aver attraversato il verde dei viali, ero un ragazzo e lui mi parlava come a un adulto, con la certezza di una mutua comprensione: amava la poesia, l’inseguiva come un cercatore di funghi arso di trovare quelli della salute, della salvezza, che conservassero suoni nascosti, necessari alla leggerezza estrema della parola, oltre ogni parola, ne riempiva canestri senza storcere il naso, dava a tutti speranza del cammino di pietre, da continuare, scalzi. Era un critico severo, ma solo in un suo “foro” interiore precluso agli altri: sembrava accettare con generosità tutti, uccelli e uccellatori (immagine a contrasto che evoco da Pascoli), non scacciava nessuno, solo perché la strada per la poesia è così lunga – pensava – si stancheranno: per ora lasciamo far loro un tratto insieme. Aveva una semplicità straordinaria che era il frutto di un’anima sofferente e complessa. Sapeva quello che non diceva, e che taceva per pietosa accortezza, come un medico: troppo grande ospedale è il mondo.

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Commenti (25)

  • don Raffaele De Cristofaro

    Tutto questo oltre la sua grande umanità e cultura profonda… ho avuto l’onore di avere alcuni se pur brevi colloqui spirituali con lui. E’ stato un cristiano saggio che ha saputo armonizzare lo studio, la professionalità e la spiritualità. In lui agivano tutti i 7 doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timor di Dio. Era per tutti un valido punto di riferimento… e continua ad esserlo perchè nei suoi scritti si sente il battito del suo cuore.

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  • Caterina Cotini

    Ricordo il Prof. Carmine Manzi nei giorni della mia licenza elementare allorquando fu membro della commissione esaminatrice.
    La mia famiglia ha avuto sempre rapporti d’amicizia col Prof.: prima mio nonno materno che abitava a S.Angelo e poi mio padre. Mia madre spesso mi racconta episodi che la legano a S.Angelo e all’Eremo della famiglia Manzi.
    Anche mia madre, come me, ha avuto la fortuna di conoscere Carmine Manzi come maestro elementare. Nei primi anni della sua carriera scolastica, infatti, fu insegnante alle scuole elementari di S.Angelo. Il maestro era sempre affettuoso con tutti gli alunni e severo con chi non faceva il suo dovere.
    Il suo ricordo resterà per sempre nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

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  • rosanna manzi

    Hai percorso la tua strada pur seminata di tante spine guardando sempre oltre, con grande fede, senza mai perdere la speranza. Il tuo spirito che vive attorno a noi e la tua poesia resteranno scolpiti nel nostro pensiero, nel nostro cuore.

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  • Carmelo Cotini

    Ho avuto il piacere di conoscere personalmente il Prof. Carmine Manzi e il suo ricordo mi riporta alla mente le immagini della mia fanciullezza e dell’antica casa dei miei nonni a S.Angelo. Di Carmine Manzi voglio ricordare non solo la Sua immensa cultura, ma la sua umanità e il profondo senso del dovere, che ne fanno un personaggio di altri tempi e di esempio per tutti noi. Se potessi collocarlo in un libro, sarebbe certamente il Maestro deamicisiano del libro”Cuore”, quel maestro che metteva il cuore in tutto ciò che faceva.

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  • Filippo Manzi

    In terra a cantar del creato le bellezze, in cielo a riposar nella luce del creatore

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  • maria de paola

    Ho conosciuto l’uomo Carmine Manzi non molto tempo fa, il poeta già lo conoscevo e apprezzavo, ma l’uomo mi ha lasciato meravigliosamente sorpresa per la sua capacità di leggere nel cuore, per la sua vicinanza, per il suo essere capace di unire il suo animo al tuo! Cosa dire una persona dotta e sensibile perfettamente in grado di abbattere le barriere generazionali…di essere sia giovane (con gli occhi rivolti al futuro) sia saggio come lo sanno essere tutti gli anziani che hanno amato la vita Questo giovane vecchio dovrà essere ancora un faro per le prossime generazioni…sta quindi a chi è preposto all’educazione dei giovani non farlo dimenticare. I nostri ragazzi hanno bisogno di esempi positivi!

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  • Tino Iannuzzi

    Il Professore Carmine Manzi e’ stata una Figura di Intellettuale, di Studioso, di Letterato, di Uomo di Cultura, di Poeta, di Docente, di Amministratore Pubblico di altissimo profilo. Una Figura esemplare t per dimensione etica, per spessore culturale, per statura professionale, per stile di comportamento. Una vita tutta spesa, con invincibile passione e con profonda motivazione, per la crescita culturale e civile della Sua Mercato San Severino, della Sua Valle dell’Irno, della sua Terra Salernitana, con una azione incessante che ha saputo parlare all’intero Paese. L’Accademia di Paestum, la Rivista “Fiorisce un Cenacolo”, il Premio Paestum sono stati sue creature e per anni ed anni hanno rappresentato un cenacolo autorevole per l’incontro ed il dibattito delle idee e dei progetti culturali fra Intellettuali, Poeti, Scrittori, Pittori di ogni parte della nostra splendida Italia, che hanno sempre riconosciuto in Carmine Manzi un autentico ed ammirato Maestro, e Maestro e’, per dirla con Manzoni,solo Chi rivela una superiorità e la fa amare. E questo vale sicuramente per il prof. Manzi, instancabile costruttore di quel bene comune, che oggi piu’ che mai e’ la vera bussola che dovrebbe guidare la nostra vita. Ma poi Carmine Manzi ha impreziosito tutto il Suo percorso con una Umanita’ signorile, raffinata, colta ma vicina al cuore delle Persone, una Umanita’ buona e generosa, sensibile ed in ogni istante disponibile ad ascoltare, a trasmettere con disinteresse e innata spontaneita’ il Suo inestimabile scrigno di conoscenze, di insegnamenti, di consigli, di vera saggezza. Carmine Manzi e’ stato un Galantuomo dI altri tempi, un Galantuomo che ha arricchito in profondita’ la vita della Sua comunita’ e del prossimo. La Sua esperienza e’ stata un inno di fede e di amore incrollabile nella vita, nel progresso, nella funzione straordinaria ed insurrogabile della cultura per la vera crescita della condizione umana. E voglio ricordarLo, in un rapporto di tantissimi anni sempre accompagnato dall’ affetto per Andrea, per Menita, per il bellissimo CarmineMaria, con il Suo dolcissimo sorriso, la Sua parola dotta e calda, l’eleganza del tratto, la sensibilita’ impareggiabile del pensiero. Una Figura bellissima che ha onorato per davvero la nostra Terra e ci ha lasciato un patrimonio immenso, che le Istituzioni ed i tantissimi che hanno avuto il privilegio della Sua amicizia hanno il dovere di coltivare e di tradurre in iniziative degne della Sua prestigiosa Storia.

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  • rossella

    Non ho mai avuto la fortuna di conoscere il maestro Manzi, ma in realtà è come se l’avessi conosciuto da sempre. Mio padre me ne ha sempre parlato, decantando i suoi libri, saggi, poesie, quadri.. ed elogiando le sue doti umane..
    Poi un bel giorno incontro la figlia del prof. Manzi, la carissima Menita e di lì i racconti di mio padre hanno preso una forma, una dimensione, una connotazione..
    Il barlume di esperienze conoscitive ed esperenziali, vive e si riflette nelle persone a lui care..
    I veri poeti non scompaiono mai, ma vagheggiano nell’anima di chi ha sentito solo il nome sussurrare..

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  • MASSIMO DEL REGNO

    A distanza di appena sei mesi dalla morte del caro amico Gino Noia viene a mancare un’altra personalità della nostra Città, Carmine Manzi che con l’ Accademia di Paestum e la rivista “Fiorisce un Cenacolo” ha portato in Italia e all’ estero il nome di San Severino.
    E’ difficile ricordare in poche parole una persona che, pur appartenente a una generazione diversa dalla mia, mi ha onorato della sua amicizia nei tanti anni in cui ho frequentato la sua casa per avere consigli sui miei studi o per coinvolgerlo in progetti editoriali in ricordo di altri esponenti della cultura cittadina.
    E voglio ricordare le sue belle testimonianze su padre Modesto Cuomo, don Ottavio Caputo, don Salvatore Guadagno, Emilio Pesce, Emilio Coppola e su uno studioso di respiro internazionale, suo amico di infanzia, quale il “nostro” Antimo Negri, docente di filosofia in prestigiose università italiane.
    L’ ultimo scritto che mi consegnò, poco prima di Natale, è la sua testimonianza, bella e toccante proprio su Noia, per un libro dello studioso scomparso.
    Dalla sua prosa si evidenziava l’ amore e la passione di un “giovane novantaduenne” per una San Severino che non esisteva più, parlando degli allestimenti presepiali nella nostra bella chiesa di Sant’ Antonio.
    La mia pagella di licenza elementare del 1969, con la sua firma, quale componente della commissione esaminatrice, mi ricorderà sempre la sua prima e più grande vocazione, quella del Maestro.

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  • PEPPE ROSAMILIA

    Per il Maestro Carmine Manzi

    Uomo gentile, un vero signore.

    Intellettuale, attento a tutte le forme artistiche, letterarie e alle problematiche sociali.

    E’ stata la guida per numerosissimi artisti, poeti e scrittori.

    Poeta e scrittore genuino e creativo.

    Ho avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo.

    Grazie Maestro.

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  • BASILIO FIMIANI

    A CARMINE MANZI

    Poche, semplici note,le mie, legate agli arbusti e alle umili tamerici, in un eterno fluire poetico caro all’ecloga virgiliana e al canto georgico del Pascoli.

    Tali le sensazioni di una poesia ingenua, quella di Carmine Manzi, nell’incanto, senza fine, della rima fiore-amore.

    Ultimo fra gli accademici di Paestum, mi accoglieva nella sua casa museo di Mercato San Severino.

    Il mondo con i suoi trascinamenti, s’illuminava di fievole luce e si coloriva della speranza.

    Poeta cristiano, riservato e schivo, mi si avvicinava alla semplicità piena del Cantico in un inno di lode alle creature figlie di un unico Padre, e trascinava.

    Poi vennero i primi ottanta anni ed io gli fui vicino. Con lui la sensazione di una vita vissuta fino in fondo,in ogni angolo anche nascosto.

    Ed il late-biosas non era rinuncia,ma vita attiva tale da abbracciare anche il bios-politicos.

    Figlio della sua terra amata, primo cittadino delle sue borgate, nei difficili anni post-bellici, umile tra gli umili, in spirito di servizio, seminò impegno ed amore tra fratelli.

    Sulle sue tracce tanto sodali, in un convivio fatto di analisi vissuta, di ricordi, di proposte per una migliore qualità della vita, di ricerca continua del logos e della humanitas, in un ethos sublime. Cosi’ gemmavano le opere e i giorni con il suo Cenacolo che, nella fiorita valletta di Sant’angelo o nella quiete serena del suo studio, si modulavano di quella terrestrità che, bagnata dal cielo, sapeva di eterno.

    Certo mancherà il sorriso, la parola, la compostezza del Suo agire inteso alla metriotes.

    E noi, viandanti di itinerari non sempre significativi, sulle Sue tracce spezzeremo ancora pane che sa di forno agreste, gusteremo acqua che sgorga cristallina fra le rocce.

    e l’eterno fluire della speranza si sposi alla carità del Suo verso, e un tocco di campana accompagni il giorno di chi in Lui ebbe il maestro di vita e di pensiero.

    Baciamo le mani, don Carminuccio.
    ——————————————-

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  • aldo

    A proposito di Carmine
    di Aldo Basile

    Scorgo Carmine ad una fermata dell’ autobus sulla strada che da Nocera porta a Mercato S. Severino; mi fermo con l’ auto, lo saluto e mi offro di accompagnarlo.
    I convenevoli, cordiali come sempre, la richiesta di informazioni sulle rispettive famiglie e poi la mia domanda di rito:
    E con la poesia, come va?
    Non finisce mai di stupire, Aldo.
    Alludi a qualcosa in particolare?
    Ad esempio, a quando durante la notte tra sonno e veglia avverti la bellezza di certi versi, li sistemi anche ma per pigrizia o altro ti abbandoni al sonno, ripromettendoti di trascriverli al risveglio. Quando, però, la mattina li ricerchi, non ne trovi più traccia nella memoria né ti si offre alcuna possibilità di recupero.
    E’ proprio vero, Carmine. Bisognerebbe, come fanno in tanti, avere sempre sul comodino carta e penna.
    Proprio così, Aldo: comunque è motivo di stupore.
    Mi pare di capire che attribuisci un particolare significato a tutto questo, Carmine? Pensi che nel corso del dormiveglia si svolga un’ attività di intuizione, alla maniera del Pascoli, del mistero della poesia?
    Non proprio, Aldo, non proprio, perché l’ intuizione assegna al poeta un ruolo attivo, che è da escludere o comunque risulta attenuato nella fase del dormiveglia
    Allora pensi ad una forma di disvelamento, come nella visione di Heidegger, nel senso che il mistero trovi il momento favorevole per manifestarsi alla persona?
    Anche questo termine non mi pare appropriato, perché trascurerebbe il ruolo della persona/poeta
    E allora come definiresti il fenomeno, Carmine?
    Direi piuttosto manifestazione o epifania consapevole del mistero.
    Ma, Carmine, credi che in tale congiuntura e forma operi la divinità?
    Che ti devo dire, Aldo, …. che ti devo dire: ma lasciami pure qua, sono arrivato.
    E mi lasciò con più pensieri di quanto ne avessi prima ma con accresciuta ammirazione per l’uomo: la fede religiosa così solida e priva di dubbi gli imponeva l’umana cura di cercare le tracce del divino in ogni manifestazione.

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  • guido nicolardi

    Un Uomo, Carmine Manzi, da sempre presente nella vita e nella storia della mia famiglia.
    Un Uomo, Carmine Manzi, che non ha mai avuto alcuna difficoltà ad intavolare relazioni umane e culturali con tutte le generazioni, grazie alla sua capacità di comunicare la sua grande umanità attraverso la sua immensa cultura.
    Dicevo, da sempre presente nella mia famiglia perché è da sempre che mi pare di conoscerlo. Anche quando non lo si incontrava per anni, era costante la sua presenza fra noi. Se ne parlava, si portava ad esempio, quando si trattava di temi legati alla storia ed alla cultura.
    Amico prima di mio nonno E.A.Mario, egli ebbe modo di incontrare anche mio nonno Edoardo. Divenne poi amico, legato da un vincolo indissolubile di stima ed affetto sincero, di mio padre Ottavio.
    Il Premio Paestum rappresentava un punto di riferimento. E tant’è che mio padre, nell’indire la prima edizione del Premio intitolato a nonno Edoardo, voluto dall’Amministrazione Provinciale di Napoli nel 1970, volle ispirarsi, per l’attenta organizzazione, per il rigore della selezione, proprio al concorso voluto dal Prof. Manzi, che così divenne anche il mio modello, quando, perduto improvvisamente mio padre, fui chiamato a curare le ultime due edizioni (’85 e ’86) rimaste incompiute.
    La sua umanità e la sua dedizione alla Cultura resteranno sempre indelebili ricordi e lapidari riferimenti nella storia di questa regione e di tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.

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  • TERRONE FRANCESCO

    Solo cinque anni fa ho conosciuto il maestro Carmine Manzi e con cadenza trimestrale avevamo l’incontro per la pubblicazione dei miei componimenti sulla rivista “Fiorisce un Cenacolo”.
    Ogni volta era un momento di reciproco entusiasmo! Ricordo che “quando scrivevo poesie e non sapevo di essere un poeta” fu proprio lui ad incitarmi a scrivere perché avevo buone possibilità di affermarmi nel mondo letterario.
    Ho ammirato, ho apprezzato, ho voluto bene in maniera filiale al maestro, ma soprattutto ho ammirato l’uomo di grande amore per la vita e per le cose che contano nella vita.
    Nei due ultimi incontri prima della dipartita, il maestro con orgoglio e fierezza diceva: sono stato colui che vi ha dato la primogenitura nel mondo letterario ed io con altrettanta fierezza e riconoscenza gli dicevo e dico: GRAZIE MAESTRO!
    Francesco Terrone.

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  • Luigi Torino

    IN RICORDO DI CARMINE MANZI
    Per l’antico rapporto di parentela che lega la famiglia di mia madre a quella della moglie di Carmine Manzi, zia Maria Amoroso, ho frequentato fin da piccolo la casa del Poeta. Ricordo con piacere (e con qualche rimpianto per gli anni che sono fuggiti via) il tempo in cui la cerimonia conclusiva del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa si teneva all’interno delle stanze e sul loggiato della casa di S. Angelo, l’Eremo Italico. Più che una premiazione, era una festa: tutti i partecipanti o erano già amici del poeta o lo sarebbero diventati di lì a poco con la presentazione delle opere, perché Carmine Manzi accoglieva tutti: “la strada per la poesia è così lunga – pensava – si stancheranno: per ora facciamo far loro un tratto insieme.” Accolse anche me quando, in piena crisi esistenziale, raccolsi in un libro, Le mie ragioni, le considerazione che lo stato d’animo di allora mi suggeriva. Quando ritornai per riprendermi il manoscritto, mi fece trovare delle sue note scritte, che mi lesse egli stesso: diventarono la prefazione del libro. “È un libro che è un po’ diario, un po’ racconto e un po’ saggio – scrisse. – Che cosa però rappresenta questo libro nel suo insieme? È il viaggio di un uomo che smarrito dal senso di una sofferenza immane va alla ricerca del suo io più profondo.” E a voce aggiunse: “Il libro ha una validità che va al di là del fatto individuale, al di là della tua vicenda personale,” – e mi invogliò a pubblicarlo. A quel primo libro ne sono seguiti altri tre e numerosi racconti. Non so se il tempo conserverà qualcosa dei miei scritti, ma resterò sempre grato al Poeta per avermi incoraggiato, perché da quando ho iniziato a scrivere, e a leggere per scrivere, non solo mi sono arricchito, interiormente intendo, ma non mi è mai più capitato di annoiarmi nella vita: ho avuto sempre qualcosa a cui dedicarmi e che mi piace fare.
    Alla poesia, Carmine Manzi, fin dagli inizi, ha affiancato l’attività di saggista. È grazie a lui, ai suoi versi e ai suoi giudizi critici, se un contastorie come me si è di nuovo, dopo gli anni del liceo, riavvicinato alla poesia. Chiamato dal prof. Rino Mele a tenere agli studenti che frequentavano i corsi all’Università di Fisciano una lezione su Giacomo Leopardi, Carmine Manzi, piuttosto che dilungarsi, e rischiare di perdersi, sul pessimismo del poeta di Recanati, scelse di leggere e commentare un’unica poesia: La sera del dì di festa. Da poeta (ossia da creatore, da inventore) a poeta, Carmine Manzi, soffermandosi sulla struttura della lirica, spiegò qual era stato, a suo avviso, il percorso creativo del Leopardi. Le due parti, apparentemente divise della lirica, sono tenute insieme da un unico filo conduttore, presentano un’unità logica: l’infelicità del poeta e la sua disperazione iniziale sono destinate, nella parte finale del carme, a mitigarsi nel riconoscere se stesso parte di un destino universale e ad annullarsi nello scorrere del tempo.
    Lunga è stata la vita di Carmine Manzi, e con la sua attività di poeta, scrittore, saggista e creatore di eventi culturali ha attraversato buona parte del Novecento e l’inizio del Nuovo millennio: Parve faville, la sua prima raccolta di poesie, è del 1938; l’ultima edizione del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa, nella splendida cornice del Palazzo Vanvitelliano, è stata da lui presenziata il 30 ottobre 2011.
    Come tutti i poeti, Carmine Manzi, pur sentendosi ogni giorno più debole, non ha smesso mai di lavorare, e con ogni respiro ha trasferito la sua vita nei suoi versi, dove rimarrà per sempre custodita. Era un uomo sempre sereno e la sua persona infondeva tanta serenità in chi gli stava di fronte. L’ho trovato così anche alla vigilia di un intervento agli occhi, quando quasi non vedeva più, come Omero.
    Mi sentirei di affermare che Carmine Manzi, amando così tanto la sua gente, sia andato via felice pensando all’opera e all’eredità che aveva lasciato, se non fosse per i suoi cari – per l’amore che aveva per loro, per la speranza che sentiva per loro, per il rammarico che gli causava saperli addolorati perché lui non c’era più.

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  • vincenzo d'alessio

    Carmine Manzi è scomparso dalla scena terrena il 3 aprile di quest’anno. Ha segnato con la sua vita, lunga per quanto è umano, un percorso letterario colmo di energia. Energia che ha condiviso con tutti gli uomini che avessero in comune, con lui, l’amore per le Arti: poesia, scrittura, pittura, musica, cucina, archeologia, Fede, pensiero. Bene ha fatto l’Università degli Studi di Salerno a conferirgli il Primo Sigillo Accademico, riconoscendogli l’Onorificenza di Docente Universitario. In verità, a differenza di molti di questi, il Nostro non si è mai chiuso nella torre d’avorio della propria conoscenza, piuttosto si è fatto continuamente umile ascoltatore attento di ogni voce che provenisse dal territorio, e dalla nostra penisola. Torna alla mente la sua sincera amicizia familiare con il poeta e musicista E. A. Mario (al secolo Ermete Giovanni Gaeta) autore dell’inno nazionale italiano dal 1943 al 1946 “La canzone del Piave”, ricordata in una intervista recente anche dall’attore che interpreta il commissario Montalbano, quando fa riferimento alla sua infanzia. Oggi l’inno è quasi dimenticato. Non vorrei accadesse la stessa cosa dopo la scomparsa di Carmine Manzi: è bene che ci sia un busto in bronzo a ricordarlo nel luogo che più ha amato: la sua Mercato San Severino (SA). Così si adempirà il suo impegno : “monumentum aere perennius”

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  • Giuseppe Pinto

    Ebbi la fortuna di conoscere Carmine Manzi molti anni fa e la mia stima per lui è aumentata sempre di più, perché ne ho apprezzato la profonda umanità di cui era ricca la sua cultura, la quale partiva dal mondo greco (anche per questo a me tanto caro, perché estimatore della civiltà della mia terra di Lucania, figlia degli antichi greci). Il ricordo di un uomo così semplice e nello stesso tempo così complesso mi esalta e mi commuove. Ricordo i suoi interventi a carattere critico-interpretativo su scrittori non solo italiani ma rappresentanti della cultura europea dell’ultimo Ottocento e del Novecento: egli con umiltà, ma con obiettività, ha dato tanti giudizi, che rimangono per noi tutti come testamento di vera cultura e soprattutto come monito a chi ha la presunzione di possedere il Verbo. Conservo tante sue pubblicazioni poetiche, testimoni della sua schiettezza e spontaneità, che non mancano di far sentire l’eco del suo amore per la conoscenza di uomini e cose, semplici ma nello stesso tempo sublimi. Ricordiamo tutti Carmine Manzi!
    L’amico Giuseppe Pinto

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  • Enrico Marco Cipollini

    Da molti anni ho collaborato a “Fiorisce un Cenacolo” ma oltre la collaborazione prettamente professionale(recensioni ai suoi libri, articoli e saggi), era nata una corrispondenza, non solamente epistolare vertente sulla cultura (non usava il computer ma la sua vecchia Olivetti) ma sui problemi umani, sugli interrogativi essenziali dell’uomo e delle nostre esperienze vissute, sebbene lo scarto generazionale ci fosse…; Ho perduto non solo un abile direttore ma un amico, un padre saggio che sapeva comprenderti e parlare chiaramente. Ci sono persone che passano e non lasciano che una scia, il cavaliere Carmine Manzi, integerrimo, lascia un vuoto… de hoc satis!La retorica del dolore svilisce!
    enrico marco cipollini

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  • MENITA MANZI

    Potrebbe sembrare un commento di parte ma non è cosi’.Mio padre ci ha lasciati una grossa testimonianza di umanità,sensibilità ed equilibrio.E’ riuscito, sempre, attraverso la Poesia,sua linfa vitale, a trasformare anche gli eventi negativi in un anelito di speranza. Il suo esempio, spero, non vada dimenticato ma possa essere un costante riferimento per noi tutti.

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    • Argentina Napoli

      Che belle parole, Menita! Belle perchè vere! La tua speranza è anche un augurio che voglio condividere di cuore, per noi tutti e per i nostri figli!

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  • Assostampa Campania Valle del Sarno

    Un uomo di grande levatura culturale, oltre che morale, umana e professionale. Fu questo uno dei tanti motivi che ci spinse nel 2011 a consegnargli un riconoscimento nell’ambito della prima edizione del Premio di giornalismo “Mimmo Castellano”.
    Prezioso anche il contributo che volle offrirci con un suo struggente ricordo di un amico scomparso quando – con una pubblicazione – decidemmo di ricordare il collega e amico Giuseppe Di Florio.
    La recente dipartita del poeta, maestro ed amico Carmine Manzi, al di fuori di ogni retorica di circostanza, lascia un vuoto incolmabile.
    Ci ripromettiamo, nel nostro piccolo, in futuro, di onorarne degnamente il ricordo.

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  • Enrico Siniscalchi

    Ho conosciuto il prof. Carmine Manzi, un uomo profondamente retto e colto, animato da un fervore spirituale e umano ineguagliabile. Era un punto di riferimento per molti giovani, soprattutto per chi aveva smarrito la strada. Mi auguro che il suo ricordo sia adeguatamente celebrato dalle pubbliche autorità.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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