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Un nuovo corso per l’alternativa a Salerno

Un nuovo corso per l’alternativa a Salerno
di Pietro Ravallese
Pietro Ravallese

Pietro Ravallese

Dalle divisioni alla coesione, dalle grandi opere ai servizi. Corre su queste due coordinate il corso politico di quanti a Salerno vogliono lavorare per un modo di vivere la città che sia collettivo, partecipato, comunitario.

Iniziamo dalla prima.

Troppe inutili contrapposizioni hanno alimentato gli ultimi anni della vita politica e sociale di Salerno tra quanti hanno posto sul tavolo del dibattito proposte nuove.

Probabilmente sono pesati personalismi, la voglia di affermare una primazia che potesse guidare la fronda delle opposizioni e persino la sindrome di Stoccolma.

Dal risultato elettorale emerge la netta vittoria a Salerno della coalizione di Enzo Napoli,  la sconfitta delle destre ma anche che circa 8.000 salernitani hanno voluto dare un segnale di discontinuità netta dalla politica di palazzo sostenendo la sinistra unità ed il civismo militante.

A questi numeri vanno aggiunti i 36.000 astenuti, di cui 10.000 nuovi non votanti, orfani probabilmente di una rappresentanza alternativa che altre militanze e movimenti non hanno saputo tradurre in proposte elettorali.

Al di là dei numeri le urne a Salerno hanno decretato l’esigenza di superare sterili ed inutili divisioni e di lavorare tutti insieme per una città smart, sostenibile , solidale e partecipata.

Una prospettiva non facile da costruire se ci si ferma alla politica rancorosa ed alle ultime battaglie intestine che hanno spaccato certi ambienti della cittadinanza attiva salernitana,   possibile invece se si passa alle pratiche sociali comuni, alle esigenze concrete ed al superamento dei personalismi.

Ci vuole l’umiltà di non sentirsi autosufficienti ed il coraggio di sapersi confrontare senza pregiudizi avendo a cuore il bene comune, individuando gli obiettivi che in concreto possono creare un fronte politico alternativo, coerente e vincente.

Molte voci, molte idee, molte personalità, molte esperienze possono sicuramente contribuire a strutturare un tale percorso. Oggi insieme alle divisioni pesano anche tante assenze sulla scena politica e cittadina salernitana. Tra queste ne segnalo due: donne ed uomini di fede adulta, cristiani, cattolici e non che devono riavvertire l’urgenza di uscire fuori dalle proprie esperienze interiori e spirituali, fuori dalle sagrestie e dalle sali parrocchiali per portare il proprio contributo e la propria tensione a vivere la politica come servizio, se davvero conservano nel cuore tale prospettiva, a favore di tutta la città; quei volontari che, fuori dalle logiche di mercato sociale, hanno preservato in questi anni in città la cultura e la pratica del dono e della gratuità a cui occorre chiedere di tradurre in azione politica il senso di tali esperienze sociali e di carità.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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