Un paese nella melassa

Un paese nella melassa
di Beatrice Benocci

Libro Clima Caso3Siamo talmente immersi nel marciume italiano – una sorta di melassa in cui affoghiamo costantemente – da non avere il tempo di accorgerci che il mondo cambia, progredisce, a volte regredisce. In questi giorni due sono stati gli appuntamenti di grande rilievo, il primo la conferenza di Lima sui cambiamenti climatici, ponte verso l’auspicabile accordo di Parigi del 2015 chiamato a sostituire il Protocollo di Kyoto; il secondo la consegna del Nobel a Malala Yousafzai che, dall’alto dei suoi sedici anni, ha lanciato l’ennesima sfida ai fondamentalisti islamici. Ebbene questi due eventi sono rimasti sullo sfondo di un’Italietta che si scopre ancora una volta merce, nemmeno poi tanto pregiata, di politici corrotti, collusi, mafiosi. Mentre l’Europa si interroga sul suo futuro economico e politico (rimarrà ancora ed esclusivamente una potenza civile?), noi scopriamo di essere rimasti ancorati nelle pratiche quotidiane di gestione del potere a metodi ormai anacronistici, ma ben piantati nel nostro patrimonio culturale.

Ci meravigliamo poi della fuga di cervelli, o semplicemente dei giovani che scelgono altre mete. Ma come non lasciarsi affascinare da inviti a emigrare australiani o tedeschi o inglesi, lanciati via twitter o in generale sui social. Questi paesi non offrono solo lavoro, offrono un’opportunità di vita completamente diversa da quella italiana. Il punto è proprio questo, non si tratta solo ed esclusivamente di lavoro, il punto è la qualità della vita, la qualità dell’esistenza di un individuo che non può essere ancora oggi determinata dal “a chi appartieni” o dalla ventura o sventura di essere nato in un determinato paese, regione o città italiana. È pesante continuare a vivere in un paese che costringe i suoi cittadini a perpetuare nel tempo pratiche clientelari o servili. Occorre, e lo diciamo da tempo, una svolta, un cambiamento che non può che essere culturale; ma ancora una volta ci troviamo di fronte a un limite: il nostro paese non investe in cultura, non crede nell’istruzione, non aiuta, attraverso la consapevolezza che viene dalla conoscenza, chi dovrebbe essere aiutato a uscire da schemi di potere malavitoso. Cito Malala. Un bambino, un insegnante, un libro euna penna possono cambiare il mondo, ma in Italia ci dobbiamo preoccupare di comprendere in primis da chi arrivano la penna e il libro.

redazioneIconfronti

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