Gio. Giu 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Un paradiso possibile per Eva la curda

2 min read
di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

donne-kurde-2L’anno appena trascorso ci ha lasciato eventi tragici che sono patrimonio della memoria collettiva e altri, eroici, ancora poco conosciuti o almeno non quanto dovrebbero.
La cronaca può essere fatta di avvenimenti che della cronaca non hanno niente, vicende che hanno da subito gli stilemi di una storia che si realizza nel presente e, con la stessa rapidità, consegna sé stessa e le gesta dei suoi personaggi all’epica assoluta.
Ci sono lotte di resistenza alla barbarie e alla tirannide che si combattono in più parti del mondo i cui protagonisti sono uomini e donne dalla tempra mitologica; eppure esistono, vivono e lottano non lontanissimo da noi.
Conosciamo le ataviche sofferenze e la strenua battaglia per la sopravvivenza del popolo curdo, stretto in uno spazio vitale montuoso tra i confini di Turchia, Iraq e Siria. I curdi vivono in una sorta di riserva, come gli indiani, e la difendono con le unghie con i denti da chiunque metta a repentaglio la loro stessa esistenza come popolo con le proprie tradizioni, i propri usi e la propria lingua.
Sono abili e tenaci combattenti perché la loro stessa vita è fatta essenzialmente di quello; tra di loro, nel Rojava, il Kurdistan siriano, vi sono le donne combattenti, riunite sotto la sigla “YPJ” che sta per unità di protezione delle donne. Non sono guerriere, non sono amazzoni, sono partigiane.
Le partigiane curde hanno molto in comune con le loro antenate italiane di settant’anni fa in Italia, impegnate nella lotta di resistenza contro l’oppressione nazi-fascista. Sono state decisive nella vittoriosa avanzata dei partigiani curdi nei territori controllati dal Daesh (la denominazione statuale dell’Isis), combattendo in prima linea non solo da un punto di vista strettamente militare, ma anche culturale. Le unità combattenti costituite da donne curde hanno, infatti, avviato una profonda iniziativa di trasformazione della cultura tribale di quei luoghi, capovolgendo concezioni arcaiche, secolari improntate al dogma della superiorità maschile nell’ambito della ripartizione di compiti e ruoli tra i sessi. Oggi, accanto ai peshmerga curdi che combattono, unici a farlo sul terreno, casa per casa, la ferocia jihadista, le donne curde in armi stanno favorendo un nuovo assetto democratico basato sul riconoscimento della piena uguaglianza di diritti e opportunità tra uomini e donne, nell’auspicio complessivo che si arrivi al riconoscimento dell’entità politica e amministrativa del Kurdistan, territorio compreso tra Siria, Turchia e confine nord dell’Iraq.
L’esercito femminile curdo è una forza militare e socio-culturale che sta vincendo una battaglia immane contro nemici di oggi e di ieri e lo sta facendo con il sorriso e l’entusiasmo della giovane età dei suoi membri, come testimoniano le foto che girano sui giornali, i social e le televisioni che si sono occupate della loro impresa. Sorrisi giovani e fieri, divise mimetiche, e un mitra tra le dita smaltate. Come sulle montagne italiane durante la Resistenza. Belle, ciao.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *