Un solo pane per un corpo solo

Un solo pane per un corpo solo
di Michele Santangelo

20110625-infiorata-corinaldo-1-gCertamente, per celebrare degnamente una festa come questa che la Chiesa propone ai suoi fedeli con la solennità del Corpo e Sangue di Cristo, forse più comunemente denominata con l’espressione latina dl “Corpus Domini”, del “corpo del Signore”, c’è bisogno di un contesto di fede già consolidata, specialmente se con essa si intende ricordare “la presenza reale del Corpo e del Sangue di Gesù sotto le specie del pane e dl vino”. Tale aspetto del sacramento dell’Eucaristia, del resto, storicamente, fu quello che maggiormente influì nel suggerire a papa Urbano IV, nel 1264, ancor più sensibilizzato dal miracolo di Bolsena dell’anno prima, la decisione di estendere a tutta la chiesa la celebrazione dell’Eucaristia con una “più onorata e solenne memoria”, almeno una volta all’anno proprio per sottolineare che “in questa sacramentale commemorazione del Cristo (la Santa Messa), anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza” (Bolla papale Transiturus de hoc mundo, 8 settembre 1264). Definito così il sacramento dell’Eucaristia potrebbe sembrare far riferimento solo all’aspetto, certamente fondamentale, perché questo è base poi per tutti gli altri aspetti teologici ed ecclesiali, quello cioè di essere sacramento cioè segno della presenza reale di Cristo in qualunque luogo viene celebrata una Santa Messa. Invece, il suo significato è senza alcun dubbio ricchissimo e molto ampio tanto da essere definito nel Catechismo della Chiesa Cattolica “fonte e culmine della vita ecclesiale”. Tale ricchezza è compiutamente espressa, è sempre il Catechismo che l’afferma, “attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari”. Ricordiamo: Cena del Signore, Frazione del pane, Memoriale, Assemblea eucaristica, Santo sacrificio, santo sacrificio della Messa, «sacrificio di lode» sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, Santa e divina liturgia, Comunione, ed altri. Ciascuno di essi potrebbe essere illustrato, e chiarito nel merito e nel significato diretto. Uno di essi però appare particolarmente suggestivo e coinvolgente ed è “Frazione del pane”. L’espressione fa riferimento ad un rito tipico che avveniva nella cena ebraica, spesso utilizzato da Gesù che, da capo della mensa, benediceva, spezzava e distribuiva il pane e da questo gesto i discepoli lo riconoscevano quando appariva loro dopo la risurrezione. Era anche l’espressione che i primi cristiani usavano per indicare le loro assemblee eucaristiche. Spesso, nella Chiesa la preoccupazione ma anche il fervore, di sottolineare la presenza reale di Cristo con il suo corpo e il suo sangue nel pane e nel vino, ha portato a far passare in secondo ordine il gesto cardine operato da Gesù stesso nell’ultima cena prima di invitare gli apostoli a ripeterlo in sua memoria: aveva preso il pane lo aveva spezzato e lo aveva distribuito. Ed è lecito pensare che Gesù nell’affidare ai suoi discepoli quell’incarico non si riferiva solo alle parole ma anche al gesto. A pensarci bene è un gesto altamente significativo e umanamente e cristianamente ricco. Semplicissimo nel suo svolgersi, ma anche carico di una solennità tutta sua. Avviene tutti in giorni, su tutte le tavole imbandite e con una famiglia riunita insieme per condividere il cibo che sostenta la vita. Lo spezzare il pane designava il rito dell’Eucaristia nelle prime comunità cristiane, quando ancora non aveva assunto il nome che usiamo oggi. Gesù lo compì subito prima di spezzare la sua vita nella passione per donarla agli uomini dall’alto di una croce e perché questo dono fosse sempre sotto gli occhi degli uomini di tutti i tempi affidò ai suoi discepoli il compito di perpetuarlo raccomandando loro di continuare a spezzare il pane. In questo gesto, S. Paolo, che aveva avuto modo di osservarlo nelle prime comunità, vi scopre un valore aggiunto che presenta ai suoi cristiani di Corinto, quello della reciprocità del dono che crea comunione ed unità: “il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.

In copertina, la processione del Corpus Domini a Senigallia

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *