Una buona notizia per l’uomo smarrito

Una buona notizia per l’uomo smarrito
di Michele Santangelo

Battista1Oggi, II domenica di Avvento, il brano di vangelo proposto nella liturgia eucaristica, è costituito dai primi versetti del vangelo di Marco, quello, tra i quattro, che ci accompagnerà durante tutto quest’anno liturgico. Già domenica scorsa, sempre attraverso un brano dello stesso evangelista erano state fissate, le coordinate spirituali all’interno delle quali il cristiano dovrebbe vivere questo tempo di grazia in attesa nel Natale del Redentore. Vi si diceva, infatti: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”. Una vigilanza operosa per cogliere e contemporaneamente fare nostri i segni del suo instancabile venire. Stabilita questa base ideale cade più che a proposito l’annuncio del vangelo di Marco: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Cioè una “buona notizia”, per il mondo. È questo, infatti, il significato della parola “vangelo”. Anzi, la “buona notizia” è Lui in persona, essendo Egli la Parola di  Dio che si fa carne per essere Uomo in mezzo agli uomini, ma con il volto del “consacrato” che è il Figlio di Dio. Gesù Cristo è l’inizio di una nuova umanità, il punto di partenza di una nuova storia. E pensi ciascuno se, a oltre duemila anni dal Suo ingresso nella storia, l’umanità tutta, anche – se non addirittura soprattutto – quella fetta di essa che sembra essere la più fortunata per progresso materiale, civile, per ricchezza di opportunità, e che invece ha sostituito la religione con le ideologie, relativizza il valore della vita asservendolo ad utilità contingenti, non abbia veramente bisogno di rinnovamento, di ritrovare la via della giustizia, di imparare a percorrere le vie della fratellanza, della condivisione, dell’amore  insomma. Fa proprio bene la Chiesa ad invitare ancora ogni anno, attraverso la Parola di Dio ed anche con la testimonianza di tante persone di buona volontà, animate da fede sincera  e da amore per il prossimo, a preparare le vie del Signore che, nonostante tutto, continua  a  venire, a bussare al cuore degli uomini per entrarvi ed apportarvi la vera felicità, gioia, serenità, tutti beni che – ormai l’esperienza quotidiana lo dimostra – non sono assicurati dal desiderio smodato di ricchezza, dalla disonestà imperante, dalla corruzione nelle istituzioni e nelle persone ecc. Nuove schiavitù attanagliano l’uomo: la mancanza di speranza, la labilità dei legami familiari, la desertificazione degli affetti, dei sentimenti. Viviamo nelle nostre case , ma se solo pensiamo a ciò che avviene fuori e tante volte anche all’interno delle mura domestiche – le cronache di questi giorni lo dimostrano – siamo presi dallo sgomento per le tante violenze perpetrate a danno dei più deboli, degli indifesi e allora  la solitudine, la paura , l’angoscia, ci fanno sentire come in un deserto, in barba al chiasso, al frastuono, al luccichio delle vetrine e allo sfavillare delle tante luci d’artista . Ma se ci mettiamo in ascolto, anche a noi giungerà la voce del Battista che, nel deserto appunto, gridava “…Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri…” “Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione”. Bisogna rimettere al centro Dio nella società e allora, come dice il salmista, “Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”, “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”. Il Messia, l’Atteso fece il suo ingresso nella storia per mezzo di una donna, la Vergine Maria, la Piena di Grazia, cioè prediletta, privilegiata da Dio, preservata dal peccato e salvata fin dal suo concepimento per poter essere degna dimora del Suo Figlio, “….colei che l’umana natura (nobilitò) sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Lei, quindi, la “ianua coeli”, non solo nel senso che attraverso Lei il cielo è arrivato a noi, ma soprattutto perché attraverso Lei i fedeli possono raggiungere il cielo. Non si poteva tralasciare questo riferimento vista la felice contiguità temporale, quest’anno, della solennità dell’Immacolata Concezione che si celebra il lunedì seguente alla II domenica d’Avvento ed è una delle feste più sentite dall’intero popolo cristiano. Anche Lei, la Fanciulla di Nazareth, trascorse il suo periodo d’avvento e quindi appare quanto mai opportuno che venga proposta ai cristiani come modello di fede; il suo “sì” all’ Angelo ha consentito a noi di prepararci ad accogliere la presenza di Dio. Il sentircela accanto nel nostro cammino di fede, ci conforta nei momenti di smarrimento, di difficoltà, rafforza in noi la speranza.  Lei rinnovò il suo “Sì” nel momento più tremendo della sua vita terrena, quando ai piedi della croce, sulla quale stava morendo il suo Figlio, da Lui accettò anche il ruolo di essere la Madre di tutti quelli che avrebbero creduto in Lui, diventandone fratelli col battesimo.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *