Una generazione di precari dimenticata

Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Con una molto pubblicizzata conferenza stampa il cosiddetto ‘governatore’ Caldoro ha annunciato che la Regione Campania ha stanziato un bel pacchetto di milioni in borse di studio e di ricerca per giovani laureati. Una ottima notizia. Se ne sentiva il bisogno. Per evitare di continuare a perdere i nostri migliori ragazzi. Solo che non servirà a far rientrare i giovani cervelli che già hanno abbandonato il nostro Paese. Solo che non riuscirà a recuperare i disastri della ‘pessima-Gelmini’ che nel 2009 aveva definito i meccanismi di accesso all’Università e alla ricerca. Con quei provvedimenti la ‘pessima-Gelmini’ aveva stabilito un tetto massimo di anni di rinnovo dei contratti e degli assegni di ricerca. Senza garantire a coloro che da anni operavano da precari nella Università, alcuna forma di accesso ai ruoli. Si trattava di precari alle soglie dei quarant’anni -se non oltre- che avevano letteralmente retto la ricerca e la docenza nei nostri Atenei e Centri di ricerca. Questa generazione di giovani intelligenze, del tutto formata e nel pieno della sua capacità produttiva, si è trovata fuori da ogni meccanismo di stabilizzazione. E anche ora i bandi della Regione si rivolgono ai laureati che non abbiano superato 34 anni di età. E quelli che i loro trenta anni li hanno passati nel precariato? Una intera generazione tagliata fuori. La Regione, col suo ineffabile ‘governatore’, aveva la possibilità di sanare una terribile ingiustizia, ma non lo ha fatto. Come la ‘pessima-Gelmini’, anche la Regione Campania ha semplicemente ‘dimenticato’ una generazione di intelligenze precarie.

redazioneIconfronti

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