Una grande bellezza colma di rimpianto

Una grande bellezza colma di rimpianto
di Luigi Zampoli

La-grande-bellezza-the-great-beauty-oscar-2014-41Paolo Sorrentino ed il suo film “La Grande Bellezza” ce l’hanno fatta. L’Academy ha insignito il cineasta napoletano del premio Oscar come miglior film in lingua straniera, a quindici anni di distanza dal trionfo di Roberto Benigni con il suo “La vita è bella”.
La produzione artistica italiana, almeno quella cinematografica, ritorna così ad ottenere i massimi riconoscimenti internazionali, proprio con un ‘opera che in qualche modo ne “celebra”, in modo raffinato e melanconico, il declino e la decadenza, attraverso la vicenda del protagonista del film, Jep Gambardella e della sua “tribù”, con Roma, bellissima nonostante la “scompostezza” di chi la popola, a far da sfondo.
Una metafora lucida e senza retorica di un tracollo, di un esito infausto di aspirazioni personali e collettive, ma soprattutto un film che descrive la difficoltà e le conseguenze dell’esser sinceri con se stessi e con gli altri, quando giunge il momento di mettere le carte in tavola e tirare le somme.
La critica straniera ha indugiato particolarmente su due aspetti: l’affresco di uno spaccato di società italiana che emerge nell’opera di Sorrentino ed il richiamo alle atmosfere de “La dolce vita “di Fellini.
Due titoli “positivi”: “La Dolce Vita e la “Grande Bellezza” fanno da contraltare a due personaggi disincantati , disillusi, cinici: Marcello e Jep, il primo è un aspirante scrittore, il secondo è uno scrittore che ha scritto un solo libro, quarant’anni prima……Marcello è Jep, al netto dell’amarezza, dello sguardo su tutto ciò che è passato.
In fondo è velleitario attardarsi in paragoni e comparazioni tra due opere stilisticamente così diverse, più che altro è un esercizio narcisistico per i critici che possono lanciarsi in disquisizioni che, peraltro, un film come quello di Sorrentino consente in molteplici direzioni.
Tra gli “effetti desiderati“ de “La Grande Bellezza” questo è il più evidente. La riscoperta del gusto di discutere su di un film profondo e complesso, intrecciando il conscio e l’inconscio: il personaggio di Toni Servillo e la nostra condizione di vita personale, non tanto quella attuale, ma , in particolare, quella futura, prefigurata; la paura malcelata di ritrovarsi un giorno a dire a noi stessi “…..cercavo la grande bellezza e non l’ho trovata..”.
la-grande-bellezza-14041È un film “stratificato” che richiede almeno un paio di visioni e tracima in lunghe discussioni sul titolo, sulla storia, su Roma, sulla religione e, soprattutto, su Jep e la sua corte di amici annoiati, istrionici, inquieti, di donne insoddisfatte e rassegnate e di donne rimpiante.
E parlandone si corre un rischio, quello di ritrovare un po’ di Jep Gambardella in tutti noi, nel misurare l’ampiezza del dissidio tra ciò che siamo diventati e ciò che pensavamo di poter diventare.

redazioneIconfronti

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